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La banda

Mi chiamo Simone. Avevo superato l'esame di maturità da pochi giorni e mi preparavo ad andare in vacanza con i miei genitori. Dover seguire sempre i genitori in vacanza era una cosa alla quale avrei preferito rinunciare da tempo. Purtroppo come ogni anno, anche se il mio desiderio era quello di riuscire a partire con i miei amici, non mi era permesso.
I miei genitori sono persone all'antica e temevano che per colpa dei miei compagni avrei potuto assumere comportamenti disdicevoli e perdere quei sani valori che fin da piccolo mi avevano insegnato con impegno.
A detta di molti ero un bel ragazzo, alto circa un metro e ottanta per settantacinque chili di peso. Anche se le ragazze non mi mancavano, devo ammettere però (usando un’ espressione tipicamente femminile) che ero ancora “vergine”. Non perché non avessi avuto delle occasioni, quelle non mi erano di certo mancate, ma, forse per gli insegnamenti che mi erano stati inculcati, mi ero prefissato di arrivare integro al matrimonio (ammesso che ci sarei mai arrivato…), per poter dare tutto il mio amore alla donna che un giorno sarebbe diventata la mia compagna di tutta la vita.
Dall’ultima vacanza trascorsa con i miei genitori erano trascorsi alcuni anni. Non mi sembra vero di essere qui a ricordare con tristezza infinita quel periodo della mia esistenza.
Sono le nove di sera e sono seduto sul divano. La mia mente ritorna come ogni sera ai ricordi di quel tempo, quando avevo tanta voglia di vivere, quella che purtroppo oggi mi manca.
Così trascorro quasi sempre le mie serate: in silenzio. Ma questa sera, per ricordarmi di quei giorni felici e per non cadere in tentazioni più pericolose, ho deciso di raccontare la mia storia, cominciando dai giorni in cui ero pieno di entusiasmo perché ancora non sapevo che dopo pochi anni la mia vita sarebbe cambiata così radicalmente.
Ora ho trentacinque anni, mi sembra quasi impossibile che ne siano trascorsi solo dieci dall'incontro con la ragazza che avrebbe cambiato il corso della mia vita.
Davanti al caminetto guardo il fuoco che si sprigiona da alcuni piccoli tronchetti di legno, per poi svanire lungo il camino che porta al tetto. Solo in questi pochi istanti i miei pensieri sembrano lasciarmi tranquillo.
Anche se vorrei andare a dormire ho paura di ricominciare a piangere. Mi succede sempre quando mi sdraio sul letto dove insieme alla mia adorata Daniela ho trascorso lunghe notti d’amore e passione.
Questa sera il ricordo mi riporta ai giorni felici in cui per la prima volta incontrai la ragazza che mi avrebbe rubato il cuore.
Avevo quasi ventiquattro anni e in quel periodo sentivo la mancanza di una donna che mi potesse fare compagnia.
Anche se mi affannavo nella ricerca ero certo che
tra le molte ragazze conosciute in quegli anni, non avevo ancora incontrato la donna del mio destino.
Ma di questo non mi preoccupavo, ero ancora giovane.
In quel periodo avevo interrotto gli studi per ragioni economiche, ed ero entrato in una fabbrica come collaudatore. Quel lavoro mi piaceva abbastanza, anche se non era esattamente quello che avrei desiderato, ma il destino aveva scelto così e io mi ero mio malgrado adattato.

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