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I RICORDI NON VANNO VIA

Quella pistola guardava dritto te.
Quella pistola …
-Ti ricordi di me?-
Nello stesso sparo: due pallottole una contro il cuore l’altra nei pensieri.
-ti ricordi di me? Tu mi hai ucciso e io ucciderò te. La vendetta è la mia unica ragione di vita, fratello.-
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Marco stava seduto al tavolo della sua cucina con gli occhi assonnati, fissando un tazza di caffé che, silente, sembrava ridere di lui che continuava a lottare per tenere aperti i suoi occhi.
La mattina era sempre stato un momento critico per lui.
Il sole, quel giorno, sembrava quasi violentare le ombre che ancora si stagliavano su quella piccola cittadina di mare. Bugiarda.
Ma per Marco la vita scorreva tranquilla.
Almeno fino a quel momento era stato così.
Decise che quella tazza di caffé, che si ostinava ancora a fissare come se davvero dovesse dire qualcosa da un momento all’altro, non gli avrebbe rivelato quel giorno i misteri dell’universo, così si alzò, indossò dei vecchi jeans strappati, una camicia e una giacca e andò via.
Si diresse a lavoro. Prima di uscire di casa diede un ultimo sguardo alla foto nella cornice d’argento che ritraeva la sua famiglia felice: un uomo dalla corporatura robusta stringeva a sé una figura gracile che sorrideva tenendo per mano due bambini. La sua famiglia: da quando si erano trasferiti non l’aveva più vista.
La guardò ma era come se nel farlo l’avesse ignorata.
Aveva trovato posto come impiegato in una banca e questo gli andava bene, non chiedeva troppo dalla vita, si accontentava. Marco mentiva.
Come sempre la giornata noiosamente trascorse.

A fine lavoro si diresse verso la sua auto. Mise in moto.
Finalmente avrebbe potuto smetterla di sorridere come un ipocrita cretino che finge che tutto vada bene per evitare la pietà della gente.
Marco mentiva.
Giunse a casa, aprì la porta e … una figura gli puntò contro una pistola.
Marco osservò prima la canna della pistola: lucida, spietata, attraente. Poi il suo sguardo si spostò incuriosito sul volto di quella persona che impugnava l’arma.
Due piccoli occhi di un azzurro intenso sotto sopraciglia aggrottate lo fissavano con rabbia. Quegli occhi … gli ricordavano quelli di suo padre, vagamente.
- ti ricordi di me?-
Quella pistola guardava dritto te.
Quella pistola …
-Ti ricordi di me?-
Nello stesso sparo: due pallottole una contro il cuore l’altra nei pensieri.

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4 commenti:

  • ayumi il 02/06/2010 10:31
    grazie guido... ho ripreso a scrivere da poco dopo una pausa di un annetto direi ma non so se sono migliorata... comunque grazie mille per i tuoi commenti che mi danno una nuova forza per scrivere^.^
  • Guido Ingenito il 01/06/2010 19:10
    ti ho dato cinque stelle perchè te lo meriti e perchè vedere questo racconto con una sola è una presa in giro che non fa ridere (vederne tre adesso non p conforme alla realtà. appena ho tempo leggerò anche i tuoi altri racconti, ma già adesso ho capito che dentro di te c'è una grossa energia. sono molto curioso di leggere gli ultimi, per vedere i progressi stilistici che hai fatto.

    Guido
  • Ivan Bui il 24/07/2008 14:29
    ... qualche passaggio ho dovuto rileggerlo, forse andrebbe un po' alleggerito (... come forma...), molto bello il racconto, tu hai davvero una qualità innata. Continua a scrivere, non farti fuorviare...

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