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RISVEGLIO

Sono stanco, ho bevuto troppo, esco dal bar con le ginocchia che tremano: "Ecco" penso "L'ho fatto di nuovo!".
Saranno ormai quasi due anni che va avanti: la mattina mi alzo, mi preparo e prendo il treno delle sei e un quarto. Seguo le lezioni, torno a casa. Studio tutto il pomeriggio, poi mi vedo alle dieci con i miei vecchi amici al solito bar con la birra davanti, spariamo cazzate Mario racconta della brunetta che si è fatto la sera prima, Giorgio fantastica su quella incontrata oggi, Luca si dispera dell'ennesimo fiasco e io guardo e ascolto da lontano, come di fronte ad un programma che quasi so a memoria; e bevo e chiedo un'altra bionda e poi un'altra, finché qualcuno si ricorda di me e mi chiede: "Non hai niente da raccontarci, Riccardo?" Faccio cenno al barista ed ecco un altro boccale brillare sul bancone. Mi giro e vedo i loro occhi curiosi e sento che la vita è vuota e insensata: "Che volete che vi dica non vedo una donna da quasi un anno!" così rispondo, sentendo l'amaro in bocca, il vuoto dentro. Quando usciamo so già che Giorgio ci riaccompagnerà a casa perché è il meno brillo e che per infilare la chiave nella serratura dovrò sprecare una buona mezzora. Poi senza neanche spogliarmi mi sdraio sul letto e cado in un atroce dormiveglia, in cui incubi e ricordi si mescolano. Mi vedo ancora al liceo in mezzo ai miei compagni, mentre suona la campanella, ci sediamo e tutti tirano fuori i quaderni dai loro zaini, ma lo zaino, il mio zaino dov'è? Non c' è, non lo trovo. Allora quasi meccanicamente mi giro e, come al solito, c'è lei che è già pronta con foglio e penna in mano: me li passa e in quel gesto trovo un calore e una sicurezza da tempo dimenticati Mi trovo fuori scuola, sono già andati tutti via. Mi sento solo, abbandonato di nuovo. Mi appoggio al muro e do un'occhiata alla strada: mio padre non si vede. Sento allora gli occhi di qualcuno posarsi su di me, mi giro e la vedo, ancora lei, silenziosa e solitaria, mi sorride dolcemente e quel sorriso me ne ricorda un altro È come un lampo! Ecco il sorriso di mia madre, mia madre? Pensavo di non ricordare più il suo volto. Mia madre, che la sera mi raccontava storie e mi rimboccava le coperte e mio padre sulla porta ad aspettarla sorridendo, le loro mani sempre più vicine, quasi toccarsi, quasi Sento le lacrime amare e calde scendermi sul viso, bagnarmi il collo, bruciarmi dentro e mi sveglio. Sto piangendo davvero e quasi mi spavento: è tornato quel dolore. Che ore sono? La sveglia sono le otto! "Cazzo, ho perso il treno!" esclamo, mentre dentro sono felice. Mi sento fresco, riposato, neanche i postumi della sbornia, e vestendomi sento l'odore di caffè. Mio padre è sveglio e quasi sorpreso di vedermi, sembra contento. Aggiunge un'altra tazza sulla tavola e le riempie. È come tornare indietro nel tempo. Quando sono al binario torno col pensiero alla strana notte appena passata e sento che dentro di me sta succedendo qualcosa. Arriva il treno, salgo, entro nello scompartimento, mi spingo con lo sguardo alla ricerca di un posto "Riccardo?" quella voce, ho un tuffo al cuore, mia madre?... No, è solo lei. La riconosco dagli occhiali, la saluto, sembra diversa: è quasi più magra, ma lo sguardo è lo stesso di due anni fa. Per la prima volta è lei a rompere il ghiaccio, il suo tono è tranquillo, pacato, dolce. Quelle che mi fa sono solo domande alle quali, però, non riesco a rispondere. Me la cavo con una frase fatta: "Dopo due anni ne sono cambiate di cose " Poi, per rimediare: "Dove vai di bello?" Lei sorride scuotendo la testa (quanto sono cretino!), poi mi risponde: "Vado in Toscana" allunga la mano sinistra verso di me, è pallida come al solito, ma all'anulare spicca una fede sottile "a raggiungere mio marito" prosegue "adesso lavora lì!". E solo allora mi accorgo che vicino a lei oltre ad un grande borsone c'è un fagotto: un bambino, avrà si e no sei mesi, coperto per bene, che dorme a bocca aperta nel suo seggiolino. Lei segue il mio sguardo con un sorriso: "È mio figlio" lo accarezza "si chiama Riccardo". Riccardo. Riccardo è come un martello quel nome pronunciato teneramente! Riccardo Riccardo quel bambino sono io! Io che cerco di liberarmi dalle braccia di mio padre, io che grido con quanto fiato ho in gola: "Mamma, mamma!"

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1 commenti:

  • michele marra il 21/01/2007 08:46
    La verità è un bene di tutti, la bugia un vizio solo di alcuni ( Michele Marra )

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