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IL GELATO

Non credevo che la plastica potesse darmi la sensazione del velluto, le mie mani stringono questa coppa trasparente e sono deliziato dalla piacevole frescura che la bianca nuvola spigiona alle pareti.
Non riesco a staccare gli occhi dalla scia rossa che cola … deve essere dolcissima.
Chiudo gli occhi e con la punta della lingua rapisco un’amarena; non voglio perdere il contatto vellutato per un cucchiaino. Mi sento un animale, ma siamo anche istintivi, primordiali nei sensi e sì dai adesso lo uso.
Ecco prima cucchiaiata: un po’ gelato, un po’ frutta..
mmm che fusione perfetta, peccato sia poca, troppo poca. Adesso riprovo: che ingordo, è talmente tanto che fatico a ingoiarlo, mi sembra d’essere tornato bambino con il gelato che mi cola agli angoli della bocca..
Ok, ora va meglio, ho trovato il mix perfetto, il giusto equilibrio, la mia essenza adulta.
Nooo sta finendo: dov’è il freddo velluto delle pareti, dov’è il fiume rosso, dolce, che scorreva? Dove le rotonde asprezze rubizze del ribes, diplomaticamente acidule con la mielosità della meringa ….
E guardo sconfitto la pozza sciolta ai miei piedi.
Perso nella contemplazione d’estatica meraviglia non ho visto la crepa, beffarda, che lasciò fuggire il divino nettare a me riservato.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 26/05/2015 16:38
    Deliziosa e gustosa rappresentazione d'un istante di... smarrimento. Meglio il cono. Ciao
  • rainalda torresini il 07/02/2009 19:41
    veramente carino il tuo racconto. Che gelato era?

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