PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Rital

Aigues Mortes, 15 Gennaio 1893
Cara Anna,
la mamma mi scrive che sei molto preoccupata. Non esserlo, te ne prego, non ce n’è alcuna ragione. Sto bene, e anche Luca sta bene. Forse non ritornerà dopo le feste di Pasqua, ma questo lo sai già. Ho provato a dissuaderlo, ma Luca è orgoglioso, tu lo sai, e certe cose non le manda giù facilmente.
Io ho altri progetti. Sto lavorando molto, ma sto anche guadagnando molto, sicuramente molto di più di quanto non guadagnassi a Monferrato.
………
Un abbraccio,
Raffaele

Milano, 4 maggio 2003
- Pronto, chi parla?
- Ciao mamma, sono Manuel.
- Manuel, figlio mio. Come stai? Perché non mi hai chiamato ieri?
- Stavo lavorando, mamma. Enrique ha avuto l’influenza e l’ho sostituito.
- Ti hanno dato il permesso di soggiorno?
- Non ancora, ma ieri sono andato in questura per farmi prendere le impronte digitali.
- Allora lavori ancora in nero? E quando te lo daranno?
- Tra un mese, ormai manca poco. Presto potrò cercare un altro lavoro, un lavoro regolare. Senti mamma, sono arrivati i soldi per la retta di Maria?
- Si, sono arrivati proprio ieri.  Lo sai che ha vinto una borsa di studio?
- Davvero? È bellissimo. Fammi parlare con la mia sorellina, voglio farle gli auguri.

Aigues Mortes, 3 Giugno 1893
Cara Anna,
Grazie per quello che mi scrivi. Le tue lettere mi fanno sentire l’aria di casa. Ti prego di non prendere troppo sul serio i racconti di Luca e di tranquillizzare la mamma. Tuo marito è un bravo ragazzo e sai che gli sono affezionato, ma certe volte esagera un po’. È vero che alcuni Francesi non vedono di buon occhio gli Italiani, che alcuni di loro dicono che siamo venuti a rubargli il lavoro e che dobbiamo tornare in Italia, ma c’è anche tanta brava gente che la pensa diversamente. Ti vorrei far conoscere Bernard e Isabel. Bernard lavora alla miniera di Peccais insieme a me. Alcuni suoi connazionali non vedono di buon occhio la sua amicizia con noi Rital, ma lui se ne infischia. È veramente una gran brava persona.
………
Un abbraccio,
Raffaele

123

0
8 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

8 commenti:

  • Anonimo il 06/06/2013 20:48
    Molto originale il gioco delle date che evidenzia l'alternarsi dei flussi migratori da una paese-nazione all'altro/a.
    Ma rimane pur sempre la mia nausea quando considero che l'emigrato è stato e continua ad essere oggetto di razzismo da quella parte che si sente unta dal signore. Molto bravo.
  • Dora Forino il 25/06/2011 12:15
    Sono molto interessanti le tue lettere tra Raffael e famiglia, dai racconti narrati anche dai nostri avi, erano storie, molto tristi ed umilianti, quando partivano sui famosi bastimenti per andare oltre oceano, per far fortuna e poi dopo un numero di anni far ritorno alle loro case e famiglie. E certamente gli italiani all'estero, non se la passavano bene, al punto che li confinavano in baracche senza servizi igienici, e trattati come bestie. Quindi il razzismo c'era allora, c'è oggi. Il razzismo nasce dalla paura, dall'ingnoranza, e fintanto, ognuno di noi, riesce a guardare l'altro come suo simili, al di là del colore, razza, cultura, farà sempre guerra a chi è diverso.
  • bute 76 il 15/11/2009 17:20
    Molto bene il tema e realizzazione credibile (cosa difficile, mostri una buona capacità di entrare in parte).
    Detto questo, dissento dalle analisi di Fulvio.
    Per i greci i "barbari" erano "bar-bar-oi" perché non riuscivano a parlare bene in greco e a loro volta parlavano lingue che sembravano balbettare. Ma non era così. I barbari sono in noi. Le nostre orecchie sono barbare.
    Saluti
    L'apicoltore
  • Monica d il 07/08/2008 10:05
    Bella l'idea di raccontarlo tramite le lettere. Colpisce nell'intimo.
  • Raffaele Giugliano il 06/08/2008 19:32
    Sono d'accordo sul fatto che l'Italia cambierà molto e che alcuni elementi delle culture degli immegrati diverranno parte della cultura Italiana. Se progrediremo non lo so. Roma e' caduta e il medio evo e' stato un periodo di decadenza, ma dopo c'e' stato il rinascimento, l'illuminismo e ai giorni nostri forse c'e' più democrazia.
    In un racconto di un paio di pagine ho messo in luce un aspetto del razzismo. Di più mi sarebbe stato difficile. Pero' ne scrivero' uno su altri aspetti, come il razzismo degli immigrati nei confronti della propria madre patria, o del paese che li ospita, chissa'. Non sono certo di aver capito a cosa ti riferisci, ma sono curioso di leggere racconti o saggi in merito.
    Ciao,
    Raffaele
  • Anonimo il 06/08/2008 18:43
    Giusta la tua precisazione. A Roma, non i barbari, ma gli ex barbari si presero l'Impero e in modo non cruento.
    Fu, come dici tu, quasi un alternarsi di vecchi e nuovi romani.

    Anche i nuovi "barbari" si prenderanno l'Italia in modo non cruento e sarà quasi un alternarsi di vecchi e nuovi italiani.

    Le loro motivazioni, forti perchè primarie, hanno il sopravvento sulle nostre.

    La domanda è: il progresso (non lo sviluppo) ci guadagnerà?
    Mi riferisco ai diritti civili, alla laicità dello Stato, alla politica ecc.
    Purtroppo la Storia risponde di no. Essa è piena di continui reset e ripartenze. O quanto meno di sobbalzi e scossoni.

    In quanto a discriminazione e razzismo di cui ci si riempie la bocca spesso a sproposito, vorrei evidenziareare un aspetto che TUTTI tacciono.
    È risaputo che il razzismo nasce dal basso per cui le sue vittime sono, a loro volta, più razziste dei loro detrattori.
    L'esortazione a non essere razzisti va dunque rivolta a noi quanto, e più ancora, alle "povere" vittime. Cosa che non fa nessuno. Ciao
  • Raffaele Giugliano il 06/08/2008 17:23
    Si Fulvio. La storia spesso si ripete, sia quando si tratta di discriminazione degli immigrati, sia quando si tratta di invasioni. Ho scelto di parlare del primo fenomeno quando ho letto che in Italia ci sono 60 milioni di Italiani, ma altri 60 milioni sono sparsi per il mondo.
    Sull'invasione dei barbari ho una perplessità, dovuta alla mia esperienza personale. Da quello che ho visto i figli degli immigrati, al massimo i nipoti degli immigrati, perdono il contatto con i paesi di provenienza e diventano a tutti gli effetti Italiani, Inglesi, Americani. Spesso non sanno parlare la lingua dei loro genitori o dei loro nonni. Sospetto che 2000 anni fa i barbari che hanno invaso l'impero hanno combattuto e ucciso molti figli e nipoti di uomini delle loro tribu, e che queste vittime si sentissero cittadini romani.
  • Anonimo il 06/08/2008 16:29
    Occhio alle date! È il caso di dirlo.
    110 anni e non è cambiato nulla a parte le provenienze geoografiche.
    La Storia si ripete. Sempre.
    Si potrebbe andare indietro di altri 2000 anni, quando Roma spalancò le porte ai Barbari. L'Impero aveva bisogno di braccia per l'esercito e per l'agricoltura. Ma, ahimè, attaccati alle braccia, c'erano pure i corpi e relative teste che si presero l'Impero.
    Impostazione originale.

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0