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SE AVESSI LA BACCHETTA MAGICA...

Qualcuno, commentandomi, mi ha definito uno scrittore jazz, non ci avevo mai pensato, confesso, però, scrivendo questo racconto ho lasciato andare la … tastiera senza preoccuparmi del risultato.


* * *


“Stanotte ho sognato Capraia, un ritorno alla natura, luoghi selvaggi, lunghe camminate, le mucche sulla spiaggia di Barcaggio …. magnifica vacanza. Ricordi?”
Mia moglie mi guarda con aria di rimprovero per un’altra promessa non mantenuta.
“Freud sosteneva che nel sogno sia possibile raggiungere l’appagamento di un desiderio.”.
Mio figlio scoppia a ridere: “Papà, ma sei proprio tu? Stai bene? Non ricordo nemmeno l’ultima volta che ti ho sentito parlare di qualcosa che non fossero numeri, percentuali, profitti. Addirittura Freud, il vecchio Sigmund sarà stato anche pazzo, ma almeno un miracolo lo ha fatto.”.
Vorrei ribattere, ma non so da dove cominciare, ripiego nel solito sorriso, superfluo probabilmente, ognuno di noi é già rientrato nella propria dimensione. Un cenno di saluto mentre la porta si chiude alle mie spalle.

La mia giornata ha inizio.

Tutti i giorni da venticinque anni percorro questo tratto di strada. Non ho mai preso in seria considerazione l’idea di trasferirmi in città, questi trenta chilometri, col tempo, sono diventati quasi una necessità. Non ho bisogno di concentrarmi le forme degli alberi, le costruzioni abbandonate, le macchie dei paesi che s’intravedono in lontananza sono riferimenti più che sufficienti. Entro in un tunnel e mi lascio trasportare.
Radio spenta, meglio non avere troppa fretta di calarsi nella realtà, ho imparato ad amare il silenzio, soprattutto al mattino mentre il ritorno é diverso, impossibile evadere, é il momento del riepilogo, ripercorro gli eventi della giornata, ricostruendoli con grande precisione; guidare non mi disturba, anzi, mi concentro con più facilità. Rielaboro mentalmente il programma, se necessario appena metto un piede in casa telefono ai miei collaboratori, aggiorno l’agenda e verifico il contenuto della borsa. Tutto perfettamente organizzato. I miei figli mi sfottono per queste che loro definiscono manie, figuriamoci se ne conoscessero i particolari.

Ma che male c’è nel voler iniziare la giornata dedicando un po’ di tempo a se stessi? C’è chi fa yoga, chi tapis roulant, chi …..

Liberare la mente e sognare, devo ricordarmi di verificare se Freud abbia sviluppato una teoria anche per i sogni a occhi aperti. Ripenso a mio figlio, il sorriso si fa più amaro, ma scaccio subito il pensiero, non voglio rovinare anche questo momento. Attimi quasi intimi, poche scaglie di tempo, che non dedico agli altri. Adoro i miei figli, mia moglie, i miei genitori, spesso, però, sempre più spesso, mi sento prigioniero. Una sensazione forte, consapevole, niente a che vedere con la psicologia spicciola di quei settimanali che ti forniscono tutte le risposte in tre righe. Non sono infelice, non sono depresso, non mi sento soffocare, semplicemente, vorrei di più, vorrei vivere più vite contemporaneamente, entrare e uscire da una porta virtuale. Non mi rassegno all’idea di dover rinunciare a tutto quello che ho costruito (… detta così sembra una stronzata, ma il pensiero è più nobile ….). Non ne faccio una questione di giustizia, semplicemente mi sembra uno spreco che rende l’esistenza insulsa, vuota, inutile. Non credo in una vita divina, ma sono affascinato dal mistero anche se i fenomeni paranormali non mi convincono granché. Amo pensare che quella di Verne non fosse solo fantasia, ma il racconto, la cronaca, di realtà vissute in un altro tempo, in un'altra dimensione. Una fuga di notizie.

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23 commenti:

  • Anonimo il 27/09/2010 12:03
    Ti leggo sempre con piacere Ivan! Complimenti
  • Ugo Mastrogiovanni il 28/03/2009 14:25
    Non sono molto bravo a giudicare i racconti e i lavori in prosa, ma quando sono meritevoli come questo posso dire con certezza che sono eccellenti.
  • Marcello De Tullio il 08/01/2009 13:03
    Anche io come te vorrei avere una bacchetta magica per cambiare tante cose, vorrei levare la solitudine, il dolore, la paura di perdere chi si ama, le guerre, quello che tu hai scritto, e molte volte ci consoliamo a queste brutture immergendoci nei sogni, e se noi siamo dei sognatori e questa categoria in questa era moderna non esiste quasi più noi viviamo felici perchè il nostro mondo è l'amore, la fratellanza nei popoli, abbiamo in noi la voglia di amare ed essere amati. Bravo è bellissimo il tuo racconto. perdere chi si ama,
  • sergio scaffidi il 07/01/2009 20:15
    Finalmente qualcosa che vale la pena di essere letta nella sospetta marea dei "bravo bravo". Complimenti.
  • Umberto Briacco il 23/10/2008 13:43
    Come al solito bravissimo. Il libero rincorrersi di pensieri, sogni, sensazioni che la mente produce quando non è costretta a concentrare le sue forze in qualcosa è descritto molto bene nel tuo racconto. Molto bella l'immagine del bambino che decide di sognare ad occhia aperti per far passare il tempo del pisolino.
    Ancora bravo. Saluti
  • Wester Auxano il 19/09/2008 12:28
    Concordo sull'analisi introspettiva, una tendenza soprattutto di molti romanzi di ultimo decennio 900... L'incipit mi ricorda molto Pavese... Comunque, la scrittura cattura.. piacevolissima la lettura... un saluto...
  • Aedo il 16/09/2008 00:52
    Un racconto, che è un'analisi introspettiva sul senso dell'esistere, sulle proprie scelte. A volte fa bene raccogliersi in se stessi, ritrovare i ricordi, i sogni, le memorie strappate dall'oblio. Mi è piaciuta tantissimo questa tua creazione, mi sono immerso nei vari momenti, che un po' sono i miei, perché anch'io a volte mi ripiego in me stesso, per ritrovarmi. Bravissimo!!
    Ciao
    Ignazio
  • Ethel Vicard il 12/09/2008 18:19
    I colpi di scena non sono necessari. I colpi di scena servono per dare vita a un racconto che avanza un po' flacido e controvoglia. Questo non ne ha bisogno.
    I sogni... tutti i grandi artisti hanno dedicato a loro almeno un'opera. E tutti gli uomini dedicano ai sogni un'intera vita. Certe volte i sogni non si realizzano, non si possono realizzare perchè... perchè? qualcuno dice che è destino, altri dicono che "è così e basta", c'è chi parla di sfortuna, chi di volontà... e poi c'è chi come me ancora non sa se crederci.
    C'è chi come me si alza la mattina presto con il pensiero di dover andare a fare qualcosa controvoglia. C'è chi si alza e vuole credere che domani sarà tutto migliore mentre il presente toglie attimi alla vita... ma questo è un altro, complesso e intimo, discorso.
    Penso che ora basti dire che senza i sogni l'uomo sarebbe più morto che vivo. In fondo anche chi non ci crede alla fine si ritrova a sognare perchè... Perchè... non lo so perchè. Forse fa parte della vita...

    bellissimo... scritto molto bene... complimenti...
  • Riccardo Brumana il 07/09/2008 02:18
    ho letto il racconto aspettando il colpo discena... che non è arrivato.
    peccato, sarà per la prossima.
  • VINCENZO ROCCIOLO il 27/08/2008 16:46
    È un racconto in cui ritrovo tanta parte di me, Ivan. I sogni dell'infanzia, la gioia di segnare un goal, la bambina del secondo banco, e poi l'adolescenza, il bar, il cinema di paese, le ragazze viste da lontano o a qualche festa in casa. Hai citato il Tenco di "Un giorno dopo l'altro", sigla del commissario Maigret televisivo, e non sai che io ho una vera e propria predilezione per Tenco: sono un suo grande ammiratore, conosco in pratica tutte le sue canzoni e una ventina le suono e canto; ho fatto anche uno spettacolo tutto su di lui.
    E poi la famiglia, la sensazione di sentirsi prigionieri, l'ansia di voler "vivere più vite" per riuscire a provare quante più emozioni possibili in questo nostro breve passaggio.
    E poi... il brusco richiamo alla realtà, con quello "stronzo" che ti gridano all'improvviso.
    Siamo della stessa generazione, Ivan, e tante cose sono rimaste dentro di noi, rileggerle e riviverle fa sempre piacere.
    Scrivi molto bene: è un grande piacere leggerti.
    Un abbraccio.
  • Maria Lupo il 23/08/2008 01:10
    Che bello, Ivan, e, lo confesso, che invidia per questa tua capacità di parlare liberamente di te e con questo stile accattivante. Lo so che non è tutto autobiografico ma certamente parti da esperienze, anche interiori, e non hai paura di parlarne. Sì, la definizione di scrittore jazz mi sembra adeguata, io di jazz ho sempre capito poco ma ne sono stata sempre affascinata.
    Il seguito forse in privato, altrimenti qui non la finisco più.
    Aggiungo solo che anche per me "La prima notte di quiete" è stato un film magico negli anni Settanta e visto più recentemente mi ha deluso.
  • sara rota il 19/08/2008 07:22
    Bellissimo racconto fatto di emozioni, ricordi più o meno particolareggiati... Sai penso che a tutti piacerebbe possedere una bacchetta magica e realizzare almeno uno dei propri sogni incondizionati, ma come hai detto anche tu tra le righe basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla fantasia, per raggiungere la libertà, breve o lunga essa sia. :bacio:
  • Anonimo il 18/08/2008 16:36
    La mia ora d'aria, rigorosamente a piedi: da piazza Cadorna a piazza Cavour in Milano, attraversando l'area pedonale di Brera coi piano bar e i ristorantini ricavati dalla ristrutturazione dei vecchi casini a buon mercato, il fondo stradale rifatto in ciottoli con le due piste di pietra per le carrozze. Elementi che non riuscivano a ravvivarmi il ricordo di quando ci passavo, vent'anni prima, crudo di peluria sul labbro superiore, per il rito d'iniziazione ottenuto con la carta d'identità prestata dall'amico diciottenne più somigliante, dopo il quale non s'era più gli stessi, ma ci si radeva e ci si curava con blandi antibiotici forniti ancora dal navigato amico diciottenne. Erano i soli farmaci clandestini dei giovani d’allora e, nei casini, la sola droga.
    Ciao Ivan, grazie della lettura e scusa se ho divagato, ma la mia ora d'aria l'hai innescata tu.
  • Anonimo il 18/08/2008 00:13
    Complimenti <Ivan,
    il tuo scrivere con naturalezza, mi ha trascinato in quel mondo... ho percorso insieme a te quell'oretta d'aria, so di cosa parli, perchè a me manca tantissimo quel percosro che facevo tutte le mattine per recarmi a lavoro, mi godevo tutto lo scenario, diverso nelle stagioni, e poi tutto il percorso accanto al mare, e godevo del suo scenario in uttte le situazioni climatiche, che maeraviglia, e quel silenzio irreale che mi faceva sognare ad occhi aperti...
    cavolo e poi quella bacchetta magica, sogno ricorrente fin dall'infanzia... quanti ricordi hai riportato alla mia memoria...
    quante riflessioni che hanno sfiorato anche me...
    grazie per questa bella lettura, mi è sempre piaciuto il tuo stile elegante e senza tanti fronzoli...
    domani provo a prendermi un oretta d'aria, perchè altrimenti impazzisco
    ciao
    Angelica

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