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Chiunque io sia stato, chiunque io sarò

“Senti e se facessimo finta che non sia successo niente, eh?”
Mi guarda pensierosa. Non sa che dire. Cazzo. Dì qualcosa.
“Non mi sembra giusto. Perchè dovrei fingere?”. Mi guarda. Intensamente.
Distologo per un attimo lo sguardo, poi, guardandola negli occhi "Perchè la realtà è un’altra" esclamo. "E sappiamo entrambi quale sia" mi verrebbe da dire.
L’abbiamo avuta davanti a noi fino a dieci minuti fa, quando il tempo sembrava scorrere su uno spazio ben delineato, un lungo rettilineo in fondo al quale c’è una casa. Siamo stati distratti, dal paesaggio, dalle curve morbide che una stradina, più stretta e dal fondo sconnesso, ci ha proposto. All’ombra di alti alberi che coprivano il cielo, abbiamo percorso un sentiero diverso. Relativamente nuovo.
E adesso? Sospira. Con un’aria preoccupata che la rende ancor più bella.
Guarda a terra. Non so che dire.
Ritornano le immagini del sentiero. All’inizio c’era una leggera salita. È diventata via via più ripida, come se la strada ci volesse sfidare. In realtà ci stava offrendo l’opportunità di cambiare ritmo, dopo giorni mesi anni a solcare la solita pianura. Ad un certo punto il suolo riemergeva sovrano, lo sterrato amplificava ogni passo. Un sottofondo insolito, fatto anche di foglie sfregate, rami spezzati che urlano se calpestati, sassi timidi. Mi perdo tra quei colori che ci hanno accompagnato fin qua.
Quando ritorno al presente mi sta sondando, con dolcezza, cerca una risposta. Io la cerco dentro di me. Forse la trovo, ma mi pare strana. È una risposta, ma non è la migliore. Proseguo ma il mio sguardo si immerge di nuovo nell’aria del bosco, degli arbusti che pian piano si diradano, facendo filtrare un sole caldo che però non scalda. Sembro non sentire più niente. I miei sensi, da cinque son diventati quattro, poi tre, due uno... l’ultimo è l’olfatto, il quale percepisce sapori dimenticati, gusta l’inconsistenza di ciò che mi circonda e di come essa renda il circostante più fascinoso. Un mistero che un tempo non era tale e la gioia di riscoprirlo nel mio incedere. Lei mi è fianco, e non so quanto questo influisca. Troppo facile darle il merito. Mi è vicina. Ma ciò che splende è qualcos’altro. È un leggero passare di ciò che non ti aspetti, un frivolo battito che puoi sfiorare.
“Credo non sia il caso... “ finalmente la mia voce risuona. Aspetto le altre parole, che non arrivano. Arriva la luce. Quella luce che ci ha accolto dopo una selva di rami, in fondo al sentiero. Accecante, così limpida da poterla respirare. Nuotiamo senza vedere, come nel buio, prendendoci per mano quasi per paura di non ritrovarci una volta svegli. Siamo in cima. Prima del sorriso, arriva la meraviglia del paesaggio, ovunque intorno a noi. Ogni prospettiva è annullata, la geometria abolita, la fisica un semplice esercizio intellettuale. C’è musica, quella sì. Nella testa, densa, poi fluida fino a sciogliersi con piccoli brividi nelle vene, per arrivare dappertutto nel mio universo di cellule. Un ritmo senza tempo, un tempo senza misura. Perdiamo il senso delle distanze. Ora siamo uno di fronte all’altra. Gli orologi delle nostre vite si fermano e rimaniamo noi, due soli, sincronizzati su un’altra frequenza. Sappiamo entrambi di quale si tratti. Quella dove il segnale arriva sempre nitido, diretto in un punto tra il torace e lo stomaco. Una fitta che ti assorbe. Ti sembra di scomparire in quei momenti. E invece stai rinascendo. Eravamo solo due amici, da ora non siamo più nemmeno conoscenti. Chi è lei? Chi è lui? se fin ad ora non ci eravamo accorti di nulla. Dovevamo arrivare fin quassù per capirlo, per assistere all’estasi più grande. La luce mi dà energia e parole.

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