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Lì il tempo si poteva comprare

Li il tempo si poteva comprare. Era forse una cosa strana per le persone che ci capitavano, e al primo impatto qualcuno credeva di essere capitato in un paese di pazzi sconclusionati e visionari, ma poi, provandolo in prima persona, ci si doveva rendere conto che in fondo qualcosa di vero doveva esserci nelle folli parole di quella folle gente.
Una mattina d’estate, si fa per dire, naturalmente, pioveva. La gente si muoveva lentamente per le stradine strette e lungo il litorale il vento era forte pungente crudele. Più che mare, una latra di ghiaccio. Freddo.
La gente si muoveva lentamente, irrigidita da un freddo che gelava le menti e ancora di più le ossa i muscoli delle gambe e dei piedi, del collo. Si diceva che venisse da lontano, che venisse dal caldo, e a quel clima non era certo abituato, poiché li, mi sembra evidente, il caldo esisteva solo nei sogni della gente.
Il suo nome era Piero.
Scandiva il rumore dei suoi passi con la precisione delle rotaie e di un treno, rideva poco, parlava poco, e non ci credeva al fatto che in quella città il tempo, già, il tempo, quell’insieme di attimi istanti immediati di vita che scorre dentro e fuori di noi, lì si poteva comprare.
Qualcuno glielo aveva detto, anche se nella città la regola era di non farlo sapere a nessuno. Certo erano facilitati nel mantenere il loro segreto del semplice fatto che quella città non esisteva per niente, o meglio, esisteva solo per chi ci viveva.
Forse voi non potete capire, ma quella piccola fredda città gelidamente ventosa non era segnata sulle cartine, non si vedeva con i satelliti e la gente non ci capitava mai, la gente di fuori, la gente che non la conosceva.
Chi ci nasce, ci muore. E chi ci muore, inevitabilmente, finisce per rinascerci, Ve l’ho detto, lì la vita si poteva comprare.
Mah. In tutta sincerità tutto questo potrebbe suonare un po’ strano a uno che, come me, vive in un mondo normale. Eppure a lui non è che facesse tanta impressione sentire la gente parlare sottovoce, e camminare lentamente come una mucca grassa con l’artrite, e anche quando venne a sapere i segreti della città, del paese, di quel villaggio che non ha né nome né luogo, la prese come una cosa normale.
Normale follia di gente che non sa di esistere, o se lo sa, lo nega a se stessa.
Gente normale, in fondo, mangiava e bevevo come tutta la gente del mondo, ma c’è qualcuno che dice che Loro non dormissero mai. In effetti i letti non c’erano, si, i divani, le panche di legno davanti ai camini, a materassi niente, Niente cuscini, niente comodino con la lampada il libro e la buonanotte e il caffè la mattina niente di niente. Credeteci o no, lui non ci credeva.
Ma lì il tempo si poteva comprare. La gente lavorava una vita intera, per comprarsene un’altra. Si dice che un vecchio avesse conosciuto di persona Napoleone, era stato al suo fianco dopo la campagna di Russia, si dice che fossero amici, che Napoleone l’avesse condannato a morte per tradimento. Ma lui riuscì a fuggire, grazie al tempo. La ghigliottina era caduta su di lui, sulla sua umile testa, ma la testa non c’era più e il corpo nemmeno, volatilizzati con il loro proprietario.
Ma queste sono leggende, il vecchio stesso o nega perché, è evidente, lo negherebbe chiunque.
Ma Piero un giorno morì. E non credette al sogno dei folli, alla gente malsana di quella città inesistente, morì e basta, in una stanza d’albergo con degli spiccioli in mano, infarto, dissero, forse veleno. Certo è, che lì il tempo, si poteva comprare.
Bastava averne abbastanza da riuscire a comprarlo.

 

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1 commenti:

  • giovanni amore il 05/04/2010 19:02
    bello davvero significante ed pieno di parole

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