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Il traguardo di una povera ladra

  Mia moglie Miriam è una donna tutta casa, marito e devozione; piccola, magra, che crede fermamente nel principio borghese della monogamia. È coordinatrice del circolo culturale "Donna totale", nel quale afferma che ogni casalinga può trovare la felicità coccolando suo marito e sottomettendosi a lui. Bei progressi, la mia cara Miriam! A me sta bene, ma è presa di mira da tante donne...
  Mia madre ha detto che è "pura e semplice follia" e mia sorella, incazzata, dice che "è un discorso ormai superato, e solamente una cretina spara simili affermazioni". Per rispondere alle dure critiche, Miriam ha esposto un cartello all'ingresso del circolo: "Le mogli siano sottoposte ai propri mariti come al Signore. (Efesini, 5, 22). Comunque la si voglia giudicare, l'enorme successo al suo programma televisivo settimanale a "Tele***" e l'ostilità di tante femministe, fanno di mia moglie un fenomeno significativo che non si può totalmente ignorare. Un cliché di moda?
  Lasciamo stare i progressi di mia moglie... Finalmente, dopo sedici anni di matrimonio, lei ha deciso di trascorrere una invernale vacanza lacustre con due delle sue migliori amiche... "vergini"! La prima è infermiera all'ospedale ***, si chiama Erika, un po' "baffuta"; l'altra è Rosy, commessa di un supermercato. Che ci faranno al gelo del lago iseano le tre donne? Mah,   comunque buon per lei! Così, in questo gennaio freddoloso, mi trovo a trascorrere otto giorni senza lei. La prima volta della mia lunga solitudine. Un dramma? Macchè...
  Nelle prime ore della quarta mattina "solitaria", mentre sogno di un uomo addetto alla pulizia dei vetri che apre una finestra di casa mia, il cigolio della "vera" finestra sui cardini si fa più forte, finchè mi sveglio e mi rendo conto che non lo ho sognato e che proviene dalla stanza accanto. Le due finestre del soggiorno si possono raggiungere dal giardino, anche se con una certa difficoltà, perché sono al primo piano. Ora sono a letto, con solo indosso il boxer, e tendo gli orecchi per cogliere ogni rumore. Un tonfo sordo mi avverte che qualcuno è effettivamente entrato.
  Non so che cosa fare! Chiamare aiuto non sarebbe servito a nulla, perché solo il ladro udirebbe le mie grida. Fuggire è fuori questione: il ladro sta tra me e l'uscio principale. Non ho un'arma a portata di mano, tranne un pesante posacenere che, a parer mio, è difficile da impugnare e usare come corpo contundente. Posseggo una pistola elettrica, ma essa si trova nello sgabuzzino posto quasi all'ingresso della casa.
  Che cavolo di ladro è costui? Passi pesanti e ben udibili; il tonfo di un vaso da fiori rovesciato; altri passi accompagnati dallo scricchiolio del parquet. Arsenio Lupin, per me, è ancora il migliore...
  Una mano si posa sulla maniglia. Si apre la porta della mia camera... Riesco a distinguere la sagoma scura di un uomo piuttosto corpulento che indossa una giacca a vento, pesante, e un paio di calzoni sformati. In testa ha un berretto tipico come quello da sciatore. Viene verso di me. Tossisco per fargli sapere che c'è qualcuno. Si ferma, guardingo. Ritorna nel soggiorno. Fuga precipitosa? Oppure, credendo che dormissi, cerca di svaligiare altre stanze!

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