username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

La campanara di Anson

Probabilmente ogni persona è legata a un tempo e a un luogo; e può esistere solamente in quel tempo e in quel luogo.
Nella vita a volte si incontrano persone simpatiche, con le quali starei volentieri insieme. Le incontro in viaggio, alle sagre. Sono incontri fuggevoli che durano solo il tempo di un viaggio in treno o le ore della festa. Poi ognuno va per la sua strada e non le rivedo mai più.
Dopo 30 anni ritorno ad Anson sperando di rivedere la ragazza vestita di bianco, con i capelli rossi, gli occhi verdi e i seni appuntiti, che sfilava in processione. Naturalmente adesso lei non c’è più.
Sulla piazza ci sono solamente i vecchi e gli anziani. Ma non è stata una giornata sprecata...
Quest’anno, alla fiera di Anson, la terza domenica di Ottobre, incontro una sagrestana. È una bella signora bionda che ama le case vecchie, proprio come me. Mi racconta che quando era ragazza tirava le funi per suonare le campane nel piccolo campanile. A quel tempo abitava vicino alla chiesa, in una casetta ora abbattuta. Mi ricordo come era quell’edificio che allora ho fotografato.
Poi la signora aggiunge: “Rivedo ancora quella casetta, nei miei sogni...”
Ci spostiamo in sagrestia dove la signora mi mostra un vecchio armonium che suonava quando era giovane. È uno strumento nero e impolverato, abbandonato in un angolo. La signora si avvicina, alza il coperchio e incomincia a suonare qualcosa sulla tastiera. Nella luce dorata della sagrestia risuonano le note dolci e tristi di una musica religiosa. Il volto della signora evoca ricordi di un tempo ormai lontano.
Finita la messa andiamo in processione per le vie del paese. Davanti cammina il vecchio prete col crocifisso in mano; poi gli uomini che sorreggono la statua di un Santo; poi il corteo degli uomini, delle ragazze, delle donne con i vecchi in fondo.
È un pomeriggio di sole e fa caldo. Ma i vecchi si ricordano che negli anni passati, durante la processione c’era la nebbia e i partecipanti si vedevano appena. La signora bionda cammina vicino a me e prega come le altre.
A pomeriggio inoltrato, quando il sole rosseggia oltre i campi ingialliti, c’è il bacio della reliquia.
Alla fine ci sediamo sulle panche per il rinfresco. Ci sono pasticcini, amaretti, cioccolato e vino caldo. La signora bionda è di fronte a me e con un bel sorriso alza il bicchiere brindando a qualcosa; ma non riesco a capire quello che dice. C’è molta gente intorno a noi e i bambini gridano e fanno molto rumore.
Restiamo in compagnia fino a sera. Poi la sagra è finita e vedo la signora allontanarsi insieme alle sue amiche.
Adesso so che non la rivedrò mai più. Anche questa è una delle tante ingiustizie della vita.
Ottobre 2008

 

0
1 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

1 commenti:

  • Anonimo il 16/03/2009 15:05
    Ero incuriosito. Volevo unicamente vedere la qualità chi si dice scrittore di professione ed ha letteralmente inondato questo sito di racconti senza mai commentarne alcuno altrui... o quasi.
    Ovviamente, nessun commento nemmeno da parte mia, com'è giusto che sia.

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0