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La fogna della citta'

Presi il treno per arrivare a Sollotek. Volevo proprio divertirmi. La serata era partita abbastanza bene grazie alle solite cose che si fanno per poter stare un po' su di giri. Sapete alla fine quei tre o quattro litri di Ronterm giusto per ciondolare un po' la testa. Il gruppo era al massimo. Si proprio al massimo. C'erano tutti: Ron, Noise, Dean, Jones... la cosa più particolare fu vedere Jones. Aveva uno strano taglio di capelli, infatti erano tutti sparati di colore blu-viola. Sembrava un pazzo psicopatico.
Sul treno, obbligatoriamente senza biglietto, ce la spassavamo a prendere per il culo la gente che passava... Una vecchia di merda tra un po' ci infilava l'ombrello nel culo. Si poi abbiamo visto in rassegna i soliti casi umani-ferroviari tipo la coppietta innamorata, il matto, il tossico sdentato. Noi avevamo il ruolo della brutta gente. Arrivati in citta' corriamo nella tube per andare nel posto. I colori di Sollotek di notte sono incredibili. Noi vedavamo tutto incandescente, ci sembrava di camminare in una strada di lava. Arriviamo al posto. Bella musica, bella gente tranne qualche scassacazzo. Ci buttammo subito in pista a ballare. La musica faceva rintronare ogni singola parte del nostro corpo, era incredibile. Sicuramente l'effetto non era dovuto solo ed esclusivamente alla musica, ma è qui che si nascondono i misteri. Personalmente quella sera io dovevo fottere. Ma non fottere, FOTTERE, tutto in maiuscolo. Mi avvicino alla prima ragazza... La chiedo se voleva da bere, e lei mi risponde di si. Prendo due Bronnikor ed iniziamo a ballare un po'. Dopo qualche minuto ci appartiamo, anche perche' comunicare non era molto facile a causa del volume. Lei era stupenda. Alta, occhi azzurri, capelli neri corti, fisico incredibile, in più aveva delle mani fantastiche, piccole e affusolate. Parliamo un po', ci conosciamo un po' e poi ci dirigiamo verso il bagno. Una scopata eccezionale, avevo quasi paura che i gemiti si sentissero dentro il locale. Incredibile. Dopo torniamo a ballare un po', e verso le cinque mi avvio verso la stazione con gli altri, per tornare. Per la strada la solita caciara classica e adeguata a perdi-tempo come noi. Tra una cosa e l'altra Ron cade in un tombino aperto. All'inizio lo prendiamo per il culo, poi questo ci chiede di entrare nel tombino con lui. All' inizio nessuno vuole, ma poi Noise ci convince a tutti. Entriamo e ci innoltriamo in questa fogna. Tutta questa curiosita' era dovuta a degli strani rumori che si sentivano in fondo al canale della fogna. Proseguiamo al buio, facendoci strada con gli accendini, e quando giriamo l'angolo del cunicolo ci troviamo di fronte l'impossibile. Uomini alti piu di tre metri con capelli e occhi fluorecenti, che tenevano al guinzaglio topi giganteschi, della taglia di un cane. Questi inizialmente ci guardarono con sospetto, ma poi ci dissero di seguirli. Noi eravamo terrorizzati, ma la curiosita' era troppa. Camminammo a lungo, fino ad arrivare ad un agglomerato di case sotteranee. Non parlammo mai con le nostre "guide" e quando fummo arrivati lo scenario che ci si presento' davanti fu agghiacciante. Poliziotti robot mezzo uomo mezzo donne torturavano con elettrodi barboni mutilati, giganteschi cani azzannavano donne incinte con il grembo squarciato, uomini con schermi al posto del cervello comandavano altri uomini attaccati l'uno all'altro. Iniziammo a correre ma non trovavamo la via d'uscita. Fummo catturati e da li non vidi più i miei compagni di sventura.
Mi legarono ad un palo e comincarono a torturarmi. Mi tagliarono il naso, diedero fuoco ai miei piedi e mi squarciarono la gola. La soffrenza era fortissima, il sangue colava sul mio corpo come se fosse una cascata impetuosa. Continuavo a pensare che prima o poi avrei raggiunto la morte. Ma non riuscivo a morire. Durante la mia agonia, vidi passare uno dei poliziotti trasgender con in mano la testa di Jones. Riuscii subito a riconoscere la sua testa proprio per la strana acconciatura. Questo non era morto, continuava ad avera gli occhi aperti, a parlare. Mi guardo' e mi chiese: "Ma cosa sta succedendo?" provai a rispondergli ma non riuscii. Avevano appena iniziato a tagliarmi la lingua. Il supplizio continuo' senza fine, senza tempo, per sempre.

 

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