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Il prato verdesmeraldo

Un giorno un corvo dopo aver giocato a rincorrere le nubi, si era sentito molto stanco ed era andato a riposarsi su un quarto di luna. Siccome era bene educato, per sdebitarsi del fastidio che dava, aveva cominciato a raccogliere i raggi di luna in lunghe trecce argentee.
-Sei molto gentile- gli disse la luna " e per ricambiare la tua gentilezza voglio raccontarti una storia.
-Grazie- rispose il corvo e, sempre intrecciando i sottili fili luminosi, si mise ad ascoltare.
-Oltre la fine del tempo e dello spazio- inziò a raccontare la luna "viveva felice una piccola topolina di nome Topina. Era venuta al mondo da poco e conosceva solo il posto dove era nata. Quel luogo le piaceva: lo annusava, lo tastava col musetto; credeva che quello fosse tutto ciò che esisteva. Poi Topina diventò un po' più grande e si accorse che quel suo mondo non era tutto il mondo e che viveva in una gabbia. A dir la verità era una gabbia molto buona e comprensiva: le procurava il cibo, le faceva tanti bei regali, accontentando ogni suo desiderio; ma ad ogni pezzettino di formaggio, ad ogni nuovo dono le inferriate della gabbia diventavano sempre più grosse e numerose.
La piccola topolina si sentì soffocare, si disperò e desiderò fuggire da quel luogo; ma l'impresa era impossibile: non solo le sbarre erano robuste e fittissime, ma lei, che pure voleva andarsene, non aveva mai potuto guardare oltre le inferriate.
La gabbia si accorse della sua pena e le disse "Non disperarti piccola Topina, mangia e godi di quel che qui ti viene dato. Arriverà il tempo in cui la porta si aprirà, fino ad allora devi premettere che non tenterai di uscire. Solo così, poi, potrai essere felice".
Topina ubbidì a malincuore: pensava a cosa avrebbe potuto esserci fuori dalla gabbia; anche se non aveva mai visto niente oltre le sbarre che la imprigionavano, il vento, che era suo amico, le aveva portato notizie di prati, boschi, ruscelli, farfalle, fiori e di tutte quelle cose che fanno felice una topolina.
Ogni giorno guardava la porta, sperando con tutto il cuore di trovarla aperta.
Nel frattempo era diventata più grande, proprio una bella topolina, coi suoi bei dentini aguzzi, la coda lunga e sottile e due occhietti vivaci in un musetto affilato.
Un giorno i suoi desideri si realizzarono e Topina vide che la porta era aperta. Fu tanta la sua felicità che per un po' non ebbe il coraggio di varcare quella soglia, per timore che il mondo, al di là della gabbia, fosse meno bello di come lo aveva immaginato. Poi si decise e uscì piano piano, senza fare rumore, per paura che la porta si chiudesse di nuovo. Si ritrovò fuori dalla gabbia.
Un prato verdesmeraldo si stendeva a perdita d'occhio, attraversato da un torrentello con acque limpidissime e così lucenti che il sole vi rispecchiava i suoi bagliori come fossero cristalli. Nel mezzo del prato le acque si allargavano in un piccolo lago, dove nuotava un bellissimo candido cigno: Cignobianco che veleggiava sull'acqua con portamento regale, circondato da decine di pesci argentei con riflessi dorati. Tutto intorno perle, rubini, lapislazzuli e ogni altra preziosità formavano una corona di fiori dai delicati colori. Era tutto così meraviglioso e Topina così emozionata che era rimasta attonita, senza una parola, senza un pensiero, quasi spaventata da tanta bellezza.

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3 commenti:

  • Bianca Moretti il 07/03/2012 20:07
    Ho provato a votare questo racconto e l'altro (quello fantasy) ma non succede nulla. Il conto rimane sempre a zero. Va beh, a volte capita: i "bachetti" del sistema si divertono Comunque quel che conta è il pensiero, no?
  • Ivano Boceda il 07/03/2012 20:00
    grazie Bianca
  • Bianca Moretti il 07/03/2012 19:49
    Ma che bella favola. Sono rimasta incantata e quasi senza accorgermene sono arrivata alla fine, trasportata sulle ali del sogno... o dai fili argentati della luna. Chi l'ha detto che le favole piacciono solo ai bambini? E poi c'è anche una bella morale! È proprio vero che non ci si accontenta mai di quel che si ha, e si finisce quasi sempre col non godere di quel che si ha. Dovremmo imparare ad apprezzare di più quel che abbiamo e credere che l'erba del nostro giardino sia più verde e brillante di quello del vicino... Complimenti

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