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Il treno

La testa appoggiata alla poltrona del treno, osservo fuori e vedo il mondo correre forte. Persone e cose scorrono velocissime di fronte a me, il rumore del treno coccola in me sensazioni tiepide, ricordi ingialliti, attimi di quando ero bambino e viaggiavo con la mia famiglia. Le piccole scosse che ricevo dalle rotaie vecchie e non proprio in perfetta asse mi cullano in una nenia ripetitiva che assopisce per attimi la mia mente, un leggero e soffice sonno vuole impossessarsi di me ma io continuo a pensare e vedere fuori dal freddo vetro. Fuori è ancora luce ma il cielo grigio e la fitta pioggia fa calare un sipario di tristezza su tutto il paesaggio che fuori continua a correre velocissimo. La cabina e semi vuota, un vecchio che legge un quotidiano, una bimba che gioca con una bambolina e una ragazza di fronte a me che scrive senza mai alzare la testa lasciando che i suoi lunghi capelli neri nascondano il suo viso, come se cercasse un po di intimità per poter scrivere senza essere disturbata da nessuno. Guardo fuori e vedo tra le gocce della pioggia tante casette in pietra con il camino che fuma, le piccole finestre da cui si intravede una luce stanca, stanca come i proprietari consumati dalla fatica di un’ altra giornata passata nei campi, campi sparsi intorno alla casa e ben curati e pronti a partorire il frutto del duro lavoro dei padroni. Siamo in quattro in questa cabina e sembra vuota, nessuno dice nulla, la bimba gioca, il vecchio legge la ragazza scrive. In questa cabina potrebbe esserci il riassunto della vita. La piccola rappresenta l’ infanzia di un essere umano. Il gioco e spensieratezza fanno da padroni, nessun problema, nessuna delusione, nulla deve turbare il loro mondo magico fato di colori, giochi, dolci e tanto tempo libero. La ragazza invece rappresenta la giovinezza, l’ età dove si inizia a capire che ci si sta scomodi in quelle calze bianche in cotone ricamato, che le codette hanno perso la loro bellezza di fronte allo specchio, che il viso inizia ad avere sette di trucco, che il profumo ha la sua importanza, che le calze velate e la gonna un po più corta potrebbero essere una soluzione al disaggio quotidiano che si avverte quando si cammina per strada, e quant’ altro sia incluso in un mondo fatto su misura tra l’ infanzia e la vecchiaia dove prende forma questa nuova e strana sensazione chiamata amore, che da quel momento ci accompagnerà per sempre, dove ruberà notti intere, non ci sarà più tempo per altro, dove tutto inizierà a ruotare intorno all’ amore di questa dolce ragazza che cerca di placare l’ impeto della sua penna scrivendo poesie dedicate a chissà quale giovane e chissà in quale posto di questo mondo. Osservando il vecchio sembra di tornare indietro, la vecchiaia toglie alle persone tutto o quasi. L’ infanzia dona tanto tempo che potrebbe essere usato in mille modi, ma l’ inesperienza dell’ età produce un alibi. La giovinezza è un fiume in piena dove i giovani sanno tutto, non accettano consigli, diventano invincibili, intoccabili, i migliori, i più forti, i più belli, più abili in tutto e a questi non basta mai il tempo per il troppo da fare. La vecchiaia affievolisce la strafottenza, placca le pene d’ amore, toglie l’ energia, rende saggi, l’ esperienza fa da padrona, si ragiona su tutto quello che gli occhi hanno visto, le orecchie hanno sentito e la bocca ha detto. La vecchiaia restituisce il tempo tolto. L’ infanzia ha tanto tempo ma non sa come usarlo, la vecchiaia riceve il tempo rubato dalla giovinezza e adesso che la saggezza e l’ esperienza farebbero fruttare al meglio quel tempo non c’è più l’ energia e la voglia. Osservo il vecchio che da qualche colpo di tosse, una tosse stanca e bruciata dal fumo, si tira su il capotto e continua a leggere il giornale. Osservo fuori e vedo che il mondo corre sempre, la pioggia cade ancora, la luce sembra calare. Il mondo fuori corre come le nostre vite, talmente prese dal vortice della quotidianità che non ci si accorge che il tempo va talmente veloce che ci si rende conto di questo quando ci ritroveremo a leggere un giornale sulla carrozza di un treno che tra la pioggia e il calar della sera viaggia su di una vecchia ferrovia fredda e stanca di coccolare anime pendolari, vittime di un lavoro cronicizzato sulla pelle, gente illusa che il domani sarà migliore, giovani bruciati da un benessere di cartone, poeti che vendono sogni usati e vite affaticate da una solitudine travestita da amore.

 

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1 commenti:

  • Angel Bruna il 11/02/2013 16:29
    belloo, mi è piaciuto molto!