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Angelo

Il computer sulla scrivania era acceso, sullo schermo campeggiava l’immagine di una foresta di betulle sporcata da un lato dalle icone dei file più usati; un apparecchio telefonico con vivavoce completavano la suppellettile. La mano destra di Angelo opprimeva alcuni fogli bianchi sparpagliati sul piano di lavoro, mentre la sinistra rigirava una matita intonsa. La brezza che entrava dalla finestra semiaperta gli procurava un’impercettibile sensazione di fastidio, non sufficiente per distrarlo dai suoi pensieri.
- Messaggio per il dottor Rossi- dalla scrivania vocesuadente si diffuse in tutta la stanza chiedendo ripetutamente al dottor Rossi di recarsi prima possibile e cioè immediatamente nell’ufficio del Presidente. Angelo continuò a guardare lo schermo acceso come si guarda un punto immaginario all’orizzonte. Dopo una leggera pausa suadentevivavoce parlò di nuovo: -Dottor Rossi ha sentito? Dia il segnale di ricevuto, prego… -.
La voce continuò a ripetere la stessa sequenza di parole, ma Angelo Rossi in quel momento stava dolcemente pensando a Mara, la ragazza del quarto piano.
Angelo guardò amorevolmente nella direzione della voce.
-Ti amo Mara, è molto bello. Non ho mai avuto il coraggio di dirtelo, ma tu lo avevi capito, vero? Sono pazzo di te e sono felice di averlo detto-.
La voce risuonò più veloce, allarmata -Dottor Rossi! Non si muova, la prego. Le mando immediatamente la squadra psicotecnica di pronto intervento. C’è una riunione di tutti i capi settore nell’ufficio del Presidente ma in queste condizioni lei non può, è evidente. Lei ora deve rilassarsi, svuoti la mente. Dovrò avvisare il Presidente-
-Mara, ieri sera sono salito sul tetto della mia casa. Ho visto il tramonto: sapessi come erano belli quei colori. Ho pensato che ti amavo. Mi ascolti, Mara?- Angelo si era alzato e ora stava appoggiato con tutte e due le mani sull’apparecchio la cui voce continuava a diffondersi nella stanza: - Si calmi, cerchi di non pensare, si rilassi. La squadra degli psicotennici è in arrivo, sarà da lei a momenti-
Angelo Rossi prese l’apparecchio nelle mani e se lo strinse al petto – poi, ti vengo a prendere. Sul tetto della mia casa ci sono ancora le tegole rosse dei disegni infantili e i comignoli. Aspetteremo insieme che il sole compia ancora il suo meraviglioso miracolo, poi attenderemo la notte stringendoci la mano e, all’alba, vedremo la luce riversarsi discretamente sui tetti della caseeeee- .
Quattro uomini vestiti di bianco irruppero nella stanza spalancando la porta dell’ufficio, si lanciarono su di lui e lo immobilizzarono. Uno dei quattro estrasse una grossa siringa da una borsa che teneva tracolla e gli fece una iniezione: un liquido arancione penetrò il suo corpo.
Angelo cercò di resistere –Mara, aiutami! Sono troppo forti, non vogliono che io ti ami, aiut…-. Era svenuto. I quattro lo spogliarono, adagiandolo momentaneamente sulla scrivania e parlottando tra di loro.
-Sulla sua scheda è scritto che è stato assunto da poco- disse uno.

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4 commenti:

  • Ivano Boceda il 07/03/2012 20:39
    ... mi è rimasto il "fa" nella tastiera... Quando qualche anno fa, non Quando qualche anno.
  • Ivano Boceda il 07/03/2012 20:36
    Questo racconto lo scritto agli inizi degli anni '70. Quando qualche anno, riordinando vecchi carte, mi è ricapitato per le mani, ho deciso di trasferire il testo dattiloscritto (con una M40 della Olivetti) su PC. Con l'occasione l'ho aggiornato un po', soprattutto l'incipit e l'episodio della segretaria. Ma il tema e la struttura sono rimasti quelli pensati allora...
  • Bianca Moretti il 07/03/2012 20:14
    Una nota sul titolo. È perfetto, rispetto al contenuto, perchè ha una valenza molto significativa: infatti è con il nome che si comincia ad affermare la propria identità e individualità...
  • Bianca Moretti il 07/03/2012 20:02
    Ho letto anche questo ma benchè mi piaccia il genere fantasy ho fatto più fatica a leggerlo, non perchè non sia scritto bene, solo che forse dovresti sfrondarlo o alleggerirlo un pò. Magari la parte sugli psicotecnici è un po' troppo... tecnica e perde in scorrevolezza. Per il resto l'idea è molto carina, anche se non molto originale. In un mondo che ci vuole sempre più efficienti e robotizzati, il soffio vitale dell'umanità è tutto quel che resta e che ancora ci contraddistingue per non disintegrarci e scomparire del tutto, perdendosi nelle nebbie del tempo e dell'oblio... Tre racconti, finora letti, uno diverso dall'altro. Questo è un punto a tuo favore. Si vede che, come me, ti piace sperimentare un po' di tutto. Sicuramente sei più poeta, se i numeri valgono qualcosa Al prossimo racconto.

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