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Legame Apparente

Where are Elmer, Herman, Bert, Tom and Charley,
The weak of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the fighter
All, all, are sleeping on the hill.
(E. L. Masters)


La palestra della scuola era illuminata solo in parte, la luce cadeva perpendicolare
sulle sette sedie disposte in circolo.
Il locale sapeva di lucido da parquet, le tribune erano vuote e il segnapunti elettronico spento.
Le finestre, arrampicate sulle alte pareti, erano bersagliate da una fitta e insistente nevicata. Bert occupava una delle sedie, calzava un berretto di lana, era avvolto in uno sporco giubbotto e teneva le gambe accavallate. Aveva le mani una dentro l'altra e il suo sguardo era fermo in direzione dell'uomo grasso, con il mento flaccido e due grosse guance rosse. Herman era il suo nome e sedeva silenzioso di fronte a lui.
La comunità parrocchiale aveva ottenuto i fondi per istituire un gruppo di lavoro: una psicologa dava supporto morale a chi si era salvato da atti autolesivi, a chi era scampato al suicidio.
Nicole terminò di parlare. Bert si ritrasse sulla sedia il più possibile. Era basso di statura e i suoi piedi persero aderenza con il terreno. Si accorse che era il prossimo a dover intervenire. Strinse forte i denti, poi li lasciò andare e deglutì; ispirò senza avvertire la soddisfazione di sentire pieni i polmoni.
- Bert, - intervenne la psicologa - lo sai che non c'è alcuna fretta e che puoi parlare di quello che vuoi.
L'uomo sbuffò via l'aria che disegnò una piccola nuvola davanti al naso.
- Questa mattina sono stato sulla tomba di mia madre. Ho portato dei fiori, viole.
Avvertì la bocca inaridire e dovette attendere un poco di saliva prima di continuare.
- Mia madre adorava le viole.
Il suo viso si contorse in una smorfia di dolore.

La seduta terminò alle ventuno. La psicologa, Sophie, era da poco laureata e prestava servizio come volontaria. Quella sera mostrava un'inconsueta fretta.
- Ragazzi, sono molto soddisfatta dei vostri progressi, - rovistava nella borsa che aveva tra i piedi - abbiamo molta strada da fare ma, - s'interruppe, trovò il cellulare e lo accese - con questi presupposti otterremo ottimi risultati. - Una luce brillò nei suo occhi quando una voce metallica scandì: hai un nuovo messaggio.
Bert osservò i movimenti della donna, capì che avrebbe voluto essere altrove. Non la biasimò, anche i partecipanti al corso erano già oltre l'uscita della palestra. Si alzò, lanciò uno sguardo d'intesa alla psicologa che cadde nel vuoto, si avvolse una sciarpa di lana e uscì. La nevicata non aveva diminuito la sua forza. Bert superò la piazza centrale di Brighton Rock City in completa solitudine. Procedeva a testa bassa, con un passo lungo ma senza correre. Senza correre ripeteva a bassa voce strusciando le labbra contro il tessuto acrilico della sciarpa. Attraversò la statale che portava a Providence senza aspettare il verde del semaforo pedonale. Quando alzò gli occhi, trovò davanti a sé il Golden Market con la sua accecante insegna rossa.

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5 commenti:

  • Anonimo il 04/01/2009 12:11
    Ottimo lavoro, attento ai personaggi, ai particolari ed alle sensazioni che affiorano via via nei pensieri dei protagonisti. Il finale, poi è giusto giusto, qualcosa di diverso sarebbe stato retorico o scontato. R.
  • Alessandro Napolitano il 23/12/2008 14:44
    Grazie Mirka per il tempo che hai dedicato al mio lavoro e per le belle parole spese.
    Hai detto bene, il racconto lascia uno spiraglio aperto, concede una possibilità di riscatto a chi si sente escluso dalla vita.
    Grazie ancora.
  • Mirka Naldi il 23/12/2008 14:28
    Tornando al racconto, mi è piaciuto davvero tanto. Chissà cos'avrà scritto Bert, magari potrebbe anche essersi ricreduto, e sentirsi accettato da qualcuno, come Anne o Sophie. È questo il bello dei racconti, che lasciano sempre uno spiraglio aperto.. spero di leggerne presto altri..
  • Mirka Naldi il 23/12/2008 13:58
    È stupendo. Coinvolgente. Mi ha però lasciato la curiosità di sapere quale frase abbia aggiunto Bert al suo epitaffio.. Spero in un seguito =) Complimenti!

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