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Ieri, Oggi, Domani

Narrò dell’amore su fragili fogli di speranze. La gomma del tempo e dell’indifferenza ogni cosa, amaramente, cancellò.
Tutto si mosse manciate d’anni or sono, allorché Adamo tramontava la sua adolescenza; quando dei suoi nonni non restava che un’immagine incorniciata sopra il camino, quando si preannunciava l’inizio d’una nuova vacanza in compagnia della famiglia, ed il buio striato di San Lorenzo alimentava attesa e desideri annotati a penna sul palmo delle mani.

La monotonia delle onde, il sibilo di spray protettivi, il pianto d’un bambino smarrito, il tormentone dell’anno sulle radio locali… Piru, amico fidato, si stese a fianco del giovane, chiedendo lui quanti desideri avesse già espresso.
Entrambi, infondo, mai dettero brace a tramandanti usanze di tal natura; nonostante ciò, era del tutto palese quanto aver abbandonato Ieri così repentinamente, turbò pensieri ed affetti di Adamo.
Il suo sguardo catturò il suicidio d’una stella, tacque alcuni secondi, trattenne il respiro, poi si concesse all’amico chiedendo lui, con melanconica e retorica ridondanza, dove fosse il vero amore.
Piru, sorridendo, tentò di collocar la sua risposta laddove, forse mai, l’avrebbe ritrovata.

Quella notte Adamo fece e si fece molte altre domande, bestemmiando in faccia alla Luna. Non bestemmiava mai di proposito, era parte di sé, del suo essere Adamo in quanto tale. La bestemmia era anche Adamo, così come Adamo era anche l’Adamo che, turbando amici e parenti, bestemmiava Dio ogni giorno.
Si tormentò per i cambiamenti in atto nella sua vita, nel suo animo, sul suo corpo. Era mai possibile rimpiangere d’esser nati per il timor di ciò che ci può attendere dopo questa vita?
L’ultima cosa vista, prima d’addormentarsi all’alba, la rugiada d’una rosa bianca.

Quella vacanza fu il giusto intramezzo per passare da Ieri ad Oggi: Adamo era molto affezionato al suo paese natale, anche perché, a differenza di quanto poté lui stesso constatare sin ad allora, a Ieri vi erano molti altri ragazzi simili a lui.
Ieri, insomma, era un paese che non lo faceva sentire diverso, escluso. Certo, era molto all’antica: vecchie tradizioni, vecchi macchinari, vecchi ad ogni finestra…
Anche Piru provava le medesime sensazioni, anche lui, come Adamo, come altri, era un ragazzo-cavalletta. Un ragazzo dalle gambe molto più lunghe ed elastiche rispetto a quelle dei suoi coetanei. Discreta differenza fisica, questo è vero, eppur tanto bastava per esser discriminati.
“Spero che ad Oggi ti troverai ugualmente bene, anzi, meglio! ”, disse Piru salutando l’amico.
“Ed io mi auguro ti trasferisca presto anche tu”, ribatté Adamo abbracciandolo.

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4 commenti:

  • Jah Gan & buffy_zeus il 22/09/2011 16:26
    con non poca fatica ho letto il racconto, è interessante anche se il finale non è chiaro ( personalmente credo che Eva sia deceduta e Adamo si sia suicidato). Comunque è un buon manoscritto, mi piace la cadenza che hai dato al testo!
  • Anonimo il 26/03/2011 20:37
    È vero, è un racconto difficile da seguire, forse dal punto di vista logico. Le parole che usi riescono a stordire; sì certo, in effetti è catalogato come "racconto surreale"; ma non sarà forse poesia?
  • Rocco Burtone il 17/07/2009 18:12
    Racconto che mi porta troppi dubbi per poterlo commentare. Non so... comunque lodevole il tuo sforzo. Speriamo un altro lettore mi illumini. Però chi ti ha dato una stella ha esagerato e io non voto perchè odio i voti. Ciao
  • Anonimo il 08/04/2009 16:05
    Non sono riuscita nemmeno a leggere i primi due paragrafi. Mi dispiace ci riproverò un'altro giorno con la mente più lucida. Un saluto.

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