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storia del cane giallo

Dalla campagna un cane giallo e grosso ogni tanto veniva giù in paese, a Gioiosa. Scendeva dalla strada del fiume, girava l’angolo del Conad e quello dell’officina, tirava dritto sulla Nazionale fino alla doppia fila di alberi davanti al circolo Roma, e lì stava, col posteriore acculato e le zampe ritte e ferme davanti, pure se la pioggia lo colava sano. Dopo un poco – quando gli pareva – se ne tornava indietro.
Ci vollero un po’ di volte, ma alla fine ci fu chi si accorse che col cane, immancabilmente, in paese scrosciava la pioggia e arrivavano burrasca e tempesta.
Così si riunirono gli abitanti in Municipio per decidere il da farsi.
E se c’era chi diceva di lasciar perdere, gli altri urlavano: “Cacciamolo”. Finchè non si alzò uno che di mestiere tirava agli animali – faceva il cacciatore cioè – e disse: “Ci penso io”.
Infatti il giorno appresso con la migliore delle sue doppiette in spalla si mise all’uscita del paese ad aspettare l’arrivo del cane giallo e quando gli fu a tiro lo sparò e l’uccise.
Poi, per il rimorso forse, lo seppellì sotto le pietre del fiume, davanti la Puntura.
Passò del tempo.
La gente del paese sembrava contenta che le giornate di sole non si disturbassero con le piogge e che vento e burrasca non li infastidissero più.
Così l’estate passò – senza le piogge di dopo mezz’agosto – e anche in ottobre e in novembre non stillò dal cielo. A dicembre non cadde neve, né in gennaio né a Carnevale; tanto che qualcuno, i contadini, cominciò a lamentare: “I miei campi… le zolle crepano… i piedi del giardino…”.
In breve, la campagna pareva fatta di rena.
Allora tutti se ne tornarono al Municipio e non c’era chi non si malediva per aver deciso di ammazzare il cane giallo che si portava la pioggia che riviveva la terra.
Anche stavolta mentre ognuno diceva la propria e nessuno sapeva che fare e che pesci pigliare, il cacciatore si alzò e disse “Ci penso io”. E l’indomani di buon’ora e con la doppietta in spalla – tanta l’abitudine – prese via per la campagna e s’abbarbicò per le colline.
Lì chiedeva a chi incontrava di un cane giallo fatto così e così – e diceva com’era fatto – ‘chè in cuor suo pensava che a trovarne uno uguale, quello magari si sarebbe messo a far piovere lo stesso.
Ma non ci fu chi sapesse dargli la buona notizia.
Già stava per girare i tacchi, quando incontrò una bambinetta: gli occhi gli parevano corvi tanto erano neri e i bei capelli coi boccoli; ed anche a lei chiese le stesse domande; solo che quella rispose: “Sì, in un grottarella appresso la mia casa ci stava un cane giallo, ma un cagnolino… a cui, da quando era sparito il cane grosso che prima gli badava, si portava da mangiare. Che già erano mesi che quello s’era fatto nuovo in carne, da secco che era da fare scanto”.

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2 commenti:

  • marco carlino il 28/10/2010 19:00
    ovviamente 5 stelle x questa storiella... il modo come scrivi è bello assai, piacevole e scorrevole nella sua forma particolare... non so come... se scrivi di getto così come ti viene o se la cosa è studiata con cura, fatto stà che è ben riuscita, magari ce ne fossero di più utenti come te, bravissimo
  • Ivan Bui il 04/07/2009 12:17
    Mi hai fatto ricordare le favole di Fedro, scritto bene, originale, ben strutturato. Davvero un bel racconto. Tornerò a trovarti.

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