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una storia

IL FANTASMA DEL DOMANI (primo capitolo)

“Vorrei poter avere abbastanza fiato e parole per urlare al mondo ciò che da sempre resta celato sotto veli leggeri, per gioire in modo adeguato davanti alla grandezza di un sorriso che esplode nell’infinità di un cielo che solo due persone possono creare. Vorrei essere capace di camminare con le punte delle dita tra le pagine soffici di quel libro tiepido e accogliente, vorrei saper cantare quelle avvolgenti note viola senza dovermi preoccupare del domani. ”
Passarono circa una ventina di minuti da quando iniziò ad incidere le sue parole su quella pietra, ormai completamente levigata dal vento.
Lo trovai accanto al grande masso, assorto nei suoi pensieri, ma sempre presente e consapevole di tutto ciò che accadeva intorno a lui, un autentico lupo solitario con un pesante fardello da trasportare qua e là, dove tira il vento. Mi fu sufficiente avvicinarmi al complesso roccioso perché cominciasse a cospargermi di sé.
“A volte apro la finestra e resto immobile davanti al tramonto, come un bambino che per la prima volta scorge il volto di sua madre. Un po’ stranito da tutta quella bellezza e allo stesso tempo imbarazzato e impotente, al cospetto di una manifestazione così preziosa. Sono quelle le volte in cui realizzo che vale davvero la pena vivere, quando capisco che all’interno di un’anima posso trovare tutto ciò di cui ho bisogno, tutto quello che ho sempre sognato.
Le storie che meritano di essere raccontate sono infinite, come infiniti sono anche i sospiri che sfumano l’aria densa di ogni giorno, ma il tempo impone puntualmente a noi uomini di fare delle scelte, così, racchiusi e rapiti dalle profondità del nostro mondo, ci ritroviamo sempre lì, seduti al caldo delle nostre emozioni, a raccontare di noi e di quello che ci permette di dire “ho vissuto”. È una storia vecchia come il mondo… la più antica, e la più affascinante…credo. ”
A quel punto rimise il cappello e svanì nella nebbia.
Furono rare le volte in cui riuscii a rivedere i suoi occhi scuri e i suoi capelli ondulati: quel volto vissuto che mi incuriosiva e attraeva a sé è una delle poche ragioni per cui io, oggi, scrivo e parlo al mondo di quanto amara è una vita vissuta senza amore. Come il vento che si alza senza sapere in che direzione andare, come le ali di un airone che non riescono a sorreggerlo, come un foglio senza una penna, come il sole senza il suo calore… inutile. Come sarebbe anche inutile che io rivelassi il nome di questo mio amico immaginario: un uomo qualunque, o meglio, un essere del quale non ho mai constatato la vera natura. Si dice solitamente “uomo” di chiunque abbia sembianze antropomorfe, ma non esiste convenzione più stupida di questa: chi è in grado di uccidere un suo simile, torturandolo fino alla morte, di renderlo succube di sé e dei propri vizi, di porre fine al suo respiro con la presunzione di ricoprire un ruolo che, fino a prova contraria, non gli appartiene…beh, quello non è un uomo.

 

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3 commenti:

  • Anonimo il 23/02/2012 16:11
    ho letto sia il primo che il secondo capitolo e devo dire che hai un modo di scrivere e descrivere straordinario. I miei complimenti.
  • eleonora davoli il 20/01/2009 12:09
    io credo che un uomo sia un essere che riesca a racchiudere in se non solo la parola stessa (uomo) ma anche ciò che deriva... umano, umanità...
  • Ivano Boceda il 19/01/2009 20:34
    È sempre difficile "precisare" e "definire", ma che cosa è un uomo?

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