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Quanto è lungo un istante

Il sangue scorreva lento, inesorabile, un fiumiciattolo rosso si era già formato sul pavimento e continuava allegramente ad espandersi placido, tranquillo, scintillante.
Nel buio della stanza lo poteva vedere, il fronte d’onda del suo sangue cresceva, lucido e tanto più quel cazzo di fluido continuava a uscire tanto meno si sentiva allegro lui, sapeva che stava morendo, immobile, non poteva fare niente per impedirlo, era impotente, succube, inutile, vittima predestinata di una legge biologica elementare, di qualche principio fisico altrettanto elementare, com’era quella stronzata di fisica? Un corpo immerso un un fluido riceve una spinta verso l’ alto pari a.. pari al doppio del suo peso o era la massa? E poi era proprio il doppio? Cazzo gli veniva da ridere..
Dicono che nel momento in cui muori in un istante la tua vita ti passa davanti con tutti gli omaggi belli e brutti che ti ha saputo dare, facce, posti, colori, suoni, sensazioni, già.. in un istante, ma quell’ istante di adrenalina pura, di caos e apnea, di dolore e rabbia era già passato da un pezzo ormai. Non riusciva proprio a ricordare … un corpo immerso in un fluido.. come cazzo era maledizione!
Adesso non provava più né rabbia né dolore, in un certo senso era tranquillo, come non lo era stato mai, quanto avrebbe resistito ancora? Dieci minuti?, Quindici? Forse meno. Era un pezzo che se ne stava lì, riverso su un fianco con un forellino nella pancia che non la smetteva di pisciare sangue, poco ma costante, un bravo forellino, faceva il suo dovere, un lavoratore infaticabile. L’ aveva sempre saputo, mai fidarsi dei lavoratori infaticabili, prima o poi ti inculano, lentamente e con metodo, non c’è niente da fare.. un cazzo di forellino cinese.. , pragmatico, con ascendenti anglosassoni, formatosi in ossequio a secoli di tradizione, nobile, con antenati altrettanto precisi e potenti, quanta gente è morta in questo modo? Quanti? E che stavano pensando, e come sarà stato il loro forellino?.. però.. cominciava a piacergli….
Stava immaginando l’ albero genealogico del suo forellino quando sentì un soffio sulla fronte, il collo disegnò un semicerchio a slanciargli le pupille che nello stesso momento si rigirarono all’ indietro, il buio della stanza si illuminò per un attimo, le palpebre in un ultimo guizzo vitale ballarono un fantastico tango, aprì la bocca quel poco che basta per disegnare sul volto un espressione idiota, l’ ultima cosa chè riusci a pensare fu: me ne vado.

 

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1 commenti:

  • Anonimo il 25/02/2009 12:30
    Se deve essere così il trapasso non è buffo ma vero, avere il tempo di
    pensare a cosa o chi, molto bello grazie.

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