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Un Omaggio a tutte le donne

Poeti, cantautori, ignoranti, stupidi e bigotti hanno tentato di dare una traduzione alla vostra forma, alla vostra essenza, alla vostra anima... tra questi anch'io, forse il più stolto tra tutti. Uno stolto... certo non v'è altro termine per definire colui che, in questo goffo tentativo, cerca di tradurre e di tradire ciò che siete, in semplici simboli e in banali fraseggi che, di vero, hanno solo il ricordo di quanto ho da dirvi. Mi propongo di scrivere qualcosa che è nella sua natura non essere scritta ne pronunciata, che non può essere nemmeno tentata nella sua impresa. Mi propongo di descrivere qualcosa che non riesco a capire, ma che sento vero quanto l'essere qui, in questo istante, nel cercare di farlo. Vorrei foste qui... vorrei foste presenti per saggiare la mia frustrazione nel cercare, invano, parole che vi sfiorino, vi accarezzino l'anima come solo il vento sa fare, così semplicemente, attraversando gli steli di un prato in risveglio. Immagino una collina, dipinta da una lieve brezza che riscalda il verde pastello di un prato, viziando, nel frattempo, il rosa di un fiore di pesco. Questo, libero nell'aria, danza ingenuamente, come se niente potesse distrarlo dal suo gioco. Immagino che quel fresco sospiro, nel suo vagare, abbia ospitato nel suo letto tanti oggetti, un numero tale da fargli perdere interesse nel conoscere ciascuno; ma questa volta è diverso... non si tratta del solito ramo secco, non è il comune frammento di roccia piccolo e spaventato perchè troppo distante dal suo masso... questa volta c'è qualcosa di insolitamente inspiegabile in quel fiore, qualcosa che val la pena di sospingere, di far librare... forse di amare.
Immagino che quel sospiro siano le mie parole, che quel fiore siate voi... voi... ingenue, belle, sconsiderate, affascinanti, sfuggevoli, meschine, ingannatrici, svenevoli, impossibili, irriconoscenti, sognatrici, dolci, amorevoli, affettuose, deliziose donne, che sole riuscite a dannare un'anima che tenta invano di trovare in vuoi una ragione diversa da semplici parole.
Questi simboli con cui pretendo di comprendere il mondo, così soli nel loro ingrato ruolo, volano alto ma mancano della di una certezza che non è presente in se stessi. Dove posso trovare questa certezza, come posso descrivere voi donne senza trovare un legame tra me e ciò attraverso cui tento di esprimermi?

Forse... in ciò che sento, non sembra esserci altro modo.

Vi chiedo perdono per l'arroganza e l'impudenza di quanto sto per fare.

Vi chiedo di lasciarvi descrivervi per quello che sento, per quello che provo attraverso di voi.

Lasciate, per un attimo, che la mia immaginazione si azzardi d'essere li con ciascuna di voi, immerso come un neonato partorito e disperso nell'oceano dei vostri occhi. Osservo il vostro sguardo, mi perdo nelle sue profondità. La mia mente, addestrata a dar nome ad ogni cosa, non trova sincerità nelle parole, non trova modo di nominare ciò che vede, sa che se lo facesse l'incanto cesserebbe... non vuole farlo cessare... preferisce lasciarsi trasportare, in silenzio, raminga nei vasti spazi di quell'anima in cui sè persa.

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