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Requiem per i defunti

Primo movimento_ Angelique, assolo: Mondi riflessi

Camminava sempre con la testa abbassata, un’abitudine che derivava in parti uguali dallo scarsissimo interesse che il mondo reale suscitava in lei e dal desiderio di farsi notare il meno possibile.
Non aveva bisogno di guardarsi intorno per trovare la strada, in realtà non era nemmeno consapevole degli edifici che le scorrevano accanto: da molto tempo il suo corpo aveva imparato a muoversi e ad evitare gli ostacoli autonomamente, senza disturbare la parte conscia della sua mente. In quel momento, infatti, i suoi occhi non vedevano i gruppi di persone accalcate sul marciapiede
(anche se il suo corpo le evitò agilmente, infilandosi nello stretto spazio tra un furgone e il muro di una vecchia casa abbandonata); quello che vedeva erano streghe dalle lunghe vesti multicolori intente a compiere oscuri rituali sotto la luce della luna.
Quell’immagine la tormentava ormai da due giorni, ed era il motivo della sua passeggiata.
Il volto le si illuminò di un sorriso quando vide davanti a sé le luci calde e invitanti della libreria: era arrivata.
Lentamente aprì il cappotto e sciolse la sciarpa che le copriva il viso; gli occhiali dalle lenti di una tenue sfumatura viola le davano un piacevole senso di protezione, di anonimato.
Con calma cominciò ad aggirarsi tra gli scaffali, sfiorando lievemente le copertine e sfogliando le pagine con reverenza: nulla le dava più piacere dei libri. Passarono diverse ore, o forse solo pochi minuti, prima che trovasse quello che cercava. Non aveva
importanza: il tempo si fermava quando si trattava di libri, e il mondo poteva pure aspettare o sparire, come preferiva. Non ne avrebbe sentito la mancanza.
Mentre attendeva di pagare i suoi acquisti, la sua attenzione venne attirata da alcuni ragazzi alle sue
spalle: “Davvero non hai mai letto nulla di Angelique?! ”
“Ma dove sei vissuto?! I libri di Angelique sono magnifici: sono pieni di fantasia, avventure e…vita. È così che il mondo dovrebbe essere”.
Non dirlo a me. Pensò mentre si rimetteva la sciarpa. Ho già abbastanza problemi a cui pensare senza soffermarmi su quanto fa schifo questo mondo.
Sopirò tristemente mentre usciva dalla libreria: più passava il tempo, più diventava insofferente nei confronti di ciò che la circondava. La frustrazione per il modo in cui ogni cosa non sembrava che il pallido riflesso di ciò che anni di lettura avevano instillato nella sua mente la spingeva a scrivere opere sempre più ricche di passione e fantasia, ma la continua frustrazione dei
suoi desideri la portava verso un fatale senso di rassegnazione, che la faceva sentire impotente e minacciava di soffocarla.
Perfino il suo ultimo libro, l’attesissimo finale di una trilogia, era fermo a un punto di non ritorno: i personaggi rifiutavano di muoversi, erano come statue intente a compiere quel rituale all’infinito.

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1 commenti:

  • anna gerace il 13/07/2009 15:39
    Davvero superlativo... complimenti

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