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A sinistra, vicino al cuore

Una grande folla andava e veniva attorno al suo letto, medici, avvocati, consiglieri, dame, ma Elisabetta, con la nebbia davanti agli occhi, riusciva a vedere solo quella donna in piedi dinanzi alla finestra, con l’abito color della notte e qualche ciuffo biondo che le sfuggiva dal grande cappuccio ornato di perle…


- Ma insomma!- sbottò il re – Cosa avete ora? Non vi basta diventare regina di Spagna? Ve ne tornerete là, nel luogo dal quale siete venuta!
Maria, inginocchiata sul pavimento, teneva gli occhi bassi e non osava rispondere.
- O, forse, non è abbastanza per voi? Volete anche l’Inghilterra? È vostra madre che ve lo sussurra all’orecchio dalla tomba? È lei che vi spinge a non arrendervi? Per quanto ne so, potreste anche non essere mia figlia.
- Sapete benissimo che…- intervenne la ragazza, ma il padre la interruppe subito.
- Cosa? Che mi amava? Che mi era fedele? Che era una santa donna? – il re esplose in una sonora risata e, con un gesto della mano, invitò lady Maria a lasciare la stanza. La giovane uscì in silenzio, con il viso rosso e gli occhi gonfi di pianto.
Nessuno si era accorto della piccola Elisabetta, che origliava da un’altra porta, senza capire cosa stesse accadendo…


Due medici mescevano degli intrugli, confabulando circa l’efficacia di ciascuno di essi, mentre un sacerdote leggeva dei brani del Vangelo e tutti annuivano alle sue parole.
Tutti tranne la donna con l’abito color della notte, che accarezzava le coperte con la mano appesantita dagli anelli colorati…


Lady Maria si fece coraggio e, dopo aver riflettuto a lungo, decise di tornare dal re per riversargli addosso tutte le parole che, qualche ora prima, le erano morte in gola.
Entrò nello studio di suo padre come un tornado, facendo cadere tutto ciò che intralciava il suo cammino.
Le guardie si alzarono, ma il re le bloccò con un gesto della mano e, infine, esclamò: - Alla buon’ora, Maria! Possibile che non riusciate ad agire quando dovete? Possibile che vi rendiate conto delle cose sempre in ritardo?
La ragazza, con gli occhi iniettati di sangue ( così, almeno, era sembrato alla piccola Elisabetta, che osservava da lontano, senza essere vista), prese un tagliacarte di metallo e lo puntò contro il padre.
- Basta ora! – iniziò – Sono stufa di sopportavi in silenzio!
- Non avete imparato nulla da vostra madre? – commentò il re, ironico.

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6 commenti:

  • Rita Cancedda il 19/03/2011 13:49
    Grazie, Laura e Grazia! Devo ammettere che il finale è totalmente inventato, dal momento che non è stata una scelta di Elisabetta stare accanto a Maria, ma le due sorelle sono state "costrette" a stare nella stssa tomba da Giacomo I Stuart, però mi piaceva l'idea di un riavvicinamento finale. Grazie ancora!
  • grazia savonelli il 19/02/2011 05:52
    anch'io ho sempre ammirato i personaggi storici femminili di elisabetta, anna bolena e
    la loro famiglia, cosi tristemente coinvolta in intrighi e giochi di potere. complimenti
    per il significato del racconto dove il bene vince su tutto complimenti ancora
  • Laura cuoricino il 06/07/2010 19:56
    Ottima opera! Sei veramente brava,è così coinvolgente!!! Ciao. Cuoricino.
  • Rita Cancedda il 29/04/2009 16:57
    grazie mille! lo spero tanto, mi piacerebbe davvero diventare una "vera" scrittrice un giorno.
  • Micaela Marangone il 28/04/2009 21:28
    hai un futuro, davvero. I tuoi racconti sono coinvolgenti, mai banali, e la caratterizzazione dei personaggi è eccellente.
  • Alberto Veronese il 09/04/2009 18:59
    hai un bel scrivere... ciao.

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