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La mia amica Chiara

-Perché non mi risponde?- pensavo mentre chiamavo la mia amica Chiara: ci saremmo finalmente dovute vedere dopo tante settimane –Forse non è in casa. Meglio provare sul cellulare- mi dissi mentre componevo il numero. Squillava: avevo già in programma di sgridare la mia amica per aver dimenticato di farsi sentire.
<Pronto?> mi disse una voce abbattuta, quasi in lacrime
<Ehm.. pronto? Sono Cristina c’è Chiara..?> dissi imbarazzata
<Cristina... sono la madre di Chiara...> disse facendo una pausa
<Ah salve, mi può passare Chiara?> continuai
<Cristina... Chiara è in ospedale... adesso dorme...> mi disse la madre della mia amica singhiozzando
<C-cosa...? Ospedale..? Cos’è successo..?> dissi scovolta, mentre la parole uscivano a fatica dalla mia bocca.

<La ragazza ha preso un brutto colpo ed è in condizioni gravi adesso. Stiamo facendo il possibile per rimarginare, oltre al resto, l’ emorragia cerebrale> spiegava il medico ai genitori e al fratello di Chiara e a me <Come medico non dovrei dare un parere personale, ma non vorrei creare in voi troppe speranze di una ripresa da parte della ragazza...> continuò il medico che, appena finita la frase, andò via.
“È stato un brutto colpo”: aveva detto: un ragazzino in motorino; uno stupidissimo ragazzino in motorino aveva messo la mia amica in quelle condizioni penose;un ragazzino che non si rendeva conto di mettere in pericolo vite altrui.
Ero in quel corridoio freddo, dove tutto era normale;quelle persone vedevano ragazzi della mia età probabilmente ogni giorno in quello stato, perché si sarebbero dovuti sentire come me o come la famiglia di Chiara?
Vedevo lei attraverso quel vetro della stanza, ferma, immobile e in silenzio come non era stata mai; la madre piangeva, il padre le stava vicino e Nicola, il fratello, camminava nervoso per l’ospedale.
I medici avevano detto di non entrare nella sua stanza per lasciarla riposare, ma forse non avrei avuto il coraggio di entrare: vedere l’unica persona che ai miei occhi è sempre stata invicibile in quelle condizioni... non avrei retto.

Erano passate alcune ore, io avevo avvertito i miei di dove mi trovavo, mentre i familiari di Chiara erano nella stanza con lei, con il permesso dei medici.
Pochi minuti dopo erano usciti tutti e tre e la madre si era rivolta a me
<Cristina... perchè non entri? Si è svegliata, forse sapere che le sei vicina la aiuta> mi disse.
Tremavo, ero indecisa, ma non potevo non stare con lei in quel momento.
Mentre continuavo a fissarla da quel vetro che sembrava un muro di mille mattoni, mi decisi ad entrare.
<Chiederti come stai non credo sia il caso... ma è giusto per parlare...> le dissi mentre mi sedevo accanto al suo letto

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2 commenti:

  • Anonimo il 21/01/2010 15:17
    bel racconto, complimenti
  • Anonimo il 29/04/2009 16:53
    Struggente ma ben raccontato.