È cominciato tutto durante il pranzo del 20 febbraio scorso; avverto uno strano ronzio proveniente dal frigo, per esperienza so che, se una macchina qualsiasi genera rumori insoliti, ci dobbiamo aspettare solo grane. Dato che, per un’iniqua convenzione familiare, il compito di risolvere queste grane, spetta sempre a me, evito di farlo notare a Mirella.
Nei giorni successivi il rumore aumenta ma ancora mi astengo da enunciarne l’esistenza, devo però aggiungere che l’elettrodomestico non svolge più la sua funzione primaria, la temperatura all’interno è più o meno identica a quella esterna, per fortuna è praticamente vuoto, solo qualche bottiglia, un mezzo limone su un piattino, alcune uova, un caspo di insalata ingiallito. Non è sempre così, anzi di solito il nostro frigo è stracolmo di ogni ben di dio, ma un paio di settimane fa abbiamo litigato ed una delle tante vendette di Mirella consiste nel promuovere l’”Embargo” nei miei confronti, sì , avete capito bene, più o meno la stessa azione ostruzionistica che gli USA attuano da decenni nei confronti di Cuba, quindi niente manicaretti e leccornie né a pranzo né a cena, ma solo scatolette.
Il dilemma sulla opportunità di rendere pubblico l’inconveniente del “refrigerator” o continuare a tacere è risolto da Mirella, che dopo lunghi giorni di silenzio si rivolge a me con questa affettuosa osservazione:
“Non senti uno strano rumore? ”
“No, francamente non sento niente” la mia ipocrita risposta.
“Ma se dobbiamo urlare per riuscire a sentire le nostre voci! ”
“Sì effettivamente il frigorifero è diventato un po’ rumoroso ma raffredda ancora, no? ”
Esprimo questa considerazione con così poca convinzione da invitare Mirella ad una pronta replica:
“Mio Dio, speriamo che il freezer funzioni ancora? ”
Ora sono io a sobbalzare. Come ho fatto a non pensarci prima, il freezer è lo scrigno in cui conservo i miei tesori, se si fosse guastato potrei precipitare nel dramma. Appena apro lo sportello vengo colto dalla disperazione più nera, un soffio caldo dall’odore di diossina avvolge il mio volto, è come se l’alito della morte mi avvolgesse nel suo cupo sudario, penso alla perdita dei 50 uova di tortellini fatti con sfoglia tirata a mano e con il ripieno la cui ricetta segreta si tramanda da generazioni nella mia famiglia, penso ai filetti e controfiletti di bovini selezionati della razza Fassone, ai porcini raccolti personalmente e faticosamente in Val Sangone e Val Chisone. Sconsolato libero i 200 litri del freezer pensando alla sorpresa degli operatori ecologici che al posto del solito secchiello si troveranno a dovere caricare decine di kg di materiali organici.
Superata l’angoscia dell’evento dobbiamo prendere la grande decisione.
Per una volta (caso unico che ricordi) io e Mirella ci troviamo d’accordo nell’accantonare l’idea della riparazione; l’ultima volta che ci siamo imbarcati in questo tipo di avventura siamo rimasti senza elettrodomestico per più di un mese pagando l’intervento esattamente come se l’avessimo comprato nuovo.
Quindi decidiamo per l’acquisto.
Scopro per l’ennesima volta come il mondo sia diviso in due, non solo destra e sinistra, buoni e cattivi, belli e brutti. Vi sono due categorie assolutamente in antitesi La prima è quella di chi acquista sempre il primo oggetto presentato dal commesso nel primo negozio visitato. La seconda è quella di chi vive ogni acquisto come un momento strategico dell’esistenza, quindi ogni volta, prima della decisione, deve svolgere ricerca di mercato, o benchmarking come va di moda oggi, salvo poi alla fine accettare i consigli dell’amico del cuore che, generalmente, non capisce un cazzo.
Naturalmente io appartengo alla prima categoria, non vi sarà difficile scoprire a quale appartiene Mirella.
Il frigo rotto era del tipo ad incasso e la mia idea sarebbe quella di sostituirlo con un modello identico.
Naturalmente Mirella dissente perché adora i frigo moderni, di inox, grandi, con i maniglioni, con l’apertura a libro, distributore di ghiaccio e di acqua fresca, qualità “AAA” relativamente alle norme CEE sui consumi e rumore.
Vi è un piccolo problema, il vano frigo nella nostra cucina ha una larghezza di 50cm mentre il tipo desiderato da Mirella non deve essere inferiore ai 100 cm. È evidente che questa seconda soluzione comporterebbe pesanti interventi su tutti i mobili della cucina esistente.
Se si decidesse come molto probabile, anzi certo per la 2° soluzione, pongo solo due condizioni :
1) Che il venditore provveda all’adattamento del frigo, eliminando gli elementi non compatibili col nuovo elettrodomestico.
2) Che il venditore si porti via l’apparecchio rotto.
Le mie condizioni vengono accolte con un sorriso beffardo da Mirella che per lo meno evita di dirmi quanto le ritiene importanti al fine dell’acquisto.
Cominciamo naturalmente dalla grande distribuzione, Mediaword e Trony che, ovviamente, si trovano dall’altra parte della città .
Sembrerà incredibile ma dei circa 200 oggetti esaminati nessuno supera l’esame Mirella, inutile ricordare che a me sembrano tutti, ma proprio tutti, bellissimi ed adattissimi alle nostre esigenze.
Resta l’ultima spiaggia l’UniEuro, appena aperto tra l’altro molto vicino a casa nostra.
È una sala immensa, al cui soffitto sono appesi enormi cartelli in ognuno dei quali è scritta una parola, tipo : Lavatrici, Televisori, P. C. .
Io trovo all’istante il reparto cercato dirigendomi senza esitazione sotto il cartello “Frigoriferi”. Non mi sento gratificato del commento di Mirella :
“Ma come sei stato bravo, come hai fatto ad arrivare qui così presto e senza chiedere niente a nessuno? ”
Illuminato da una luce celestiale mi appare lui, l’oggetto desiderato, ha tutte le caratteristiche richieste, è in inox, ha i maniglioni, è grande (circa 800 lt. complessivi di capacità), ha l’apertura a libro, ha il distributore di ghiaccio e quello dell’acqua, è di qualità “AAA” relativamente a consumi e rumore. Con una certa trepidazione provvedo alla misura e con esultanza comunico
“ Magnifico, è 98 cm. ”
“Magnifico un accidente, la risposta raggelante di Mirella, sai che deve essere almeno 100 cm”
Si dice che la differenza tra la vita e la morte è spesso legata ad una frazione di secondo, smentisco categoricamente, tale differenza è legata a due miseri, insignificanti centimetri.
Inizia infatti un serrato dibattito, una lotta senza esclusione di colpi, c’è un fondato rischio di arrivare allo spargimento di sangue.
Per scaricare la tensione al fine di evitare soluzioni cruente, comincio ad aprire e chiudere tutti gli sportelli degli elettrodomestici che mi passano a tiro, probabilmente i miei gesti sono interpretati come atti di vandalismo in quanto mi s’avvicina un addetto della sorveglianza che con tono arrogante mi chiede:
“Qualcosa non va signore? ”
Io quando sono arrabbiato acquisto la temerarietà dell’incosciente per cui il bellimbusto che mi sta di fronte, sicuramente palestrato ed esperto di arti marziali, non mi incute nessun timore e gli rispondo a muso duro:
“Non va nulla in questo cazzo di negozio e men che meno il tuo modo di fare. Sono venuto per acquistare un frigorifero ma sembra che nessuno qui abbia voglia di vendermelo. Da un’ora cerco un commesso e vorrei trovarlo primo di commettere un uxoricidio”.
“Vado a cercarglielo io il commesso”
l’enfasi con cui pronuncia “io” fa capire che lui è intelligente e manderà all’istante il commesso a me (che sono scemo). Girandomi le spalle conclude:
“Sappia che, comunque, dovrà provvedere di persona a liberarsi del vecchio frigo”.
Quindi oltre ai due centimetri debbo affrontare un’altra grana.
Provo a suggerire di cambiare negozio e modello ma non c’è nulla da fare, è esploso vero amore tra Mirella e l’elettrodomestico e nulla e nessuno riuscirà a separarli.
Dopo mezz’ora arriva il commesso, per fortuna l’attesa è trascorsa velocemente anche se non piacevolmente in quanto un dodicenne arrogante alla playstation ha sterminato il mio esercito in una delle tante wargame oggi in commercio.
Il commesso simpatico come l’addetto alla sorveglianza, evidentemente è lo stile aziendale, risponde lapidario a Mirella:
“No signora, la ditta non aveva previsto la sua esigenza dei 100 cm, sarà nostra premura segnalarlo. Naturalmente non ritiriamo l’usato, ma qui accanto c’è una ferramenta in cui lei può comprare una motosega per tagliare il vecchio frigo in piccoli tronconi facilmente trasportabili”.
Il sarcasmo in queste parole mi sembra evidente ma Mirella mi annichilisce con:
“Hai visto che con la calma si sistema tutto? ”
Quale dura prova sto sopportando, mi chiedo di quali atroci colpe mi sono macchiato per meritare tutto questo…. insomma…. forse…. lasciamo perdere.
Finalmente siamo davanti alla cassa, non faccio neppure in tempo ad esprimere la mia richiesta che subito l’addetto mi informa:
“Sappia che non ritiriamo l’usato”
“Questo l’avevo capito, mi dica allora tutte le altre cose che non fate “
“Benissimo, queste sono le nostre condizioni:
1) Non abbiamo un servizio trasporti e preferiamo che sia il cliente a
provvedere al ritiro, eccezionalmente possiamo prestare assistenza per
il carico sull’autoveicolo. Altrimenti dovrà avvalersi di un
servizio esterno che le costerà 50 €. Se il suo appartamento è dislocato
ai piani alti la tariffa aumenta.
2)L‘elettrodomestico sarà depositato sulla soglia d’ingresso dell’appartamento.
La verifica della movimentazione all’interno (vedi porte o corridoi troppo
strette ) sarà di sua competenza
3) Come avrà intuito non eseguiamo alcun intervento sulla sua attuale cucina,
quindi verifichi bene tutti i problemi installativi. ”
Deve avere provato una grande soddisfazione a spiattellarmi in faccia il decalogo del venditore UniEuro, la mia replica è quella di un uomo che non ha più voglia di lottare:
“Come è buono Lei, mi aspettavo che mi desse anche un pugno in bocca ed invece sono ancora tutto intero”
Per il pagamento con la carta di credito mi chiede i documenti che esamina con fare sospettoso, al che intervengo:
“Se controlla vedrà che una mia foto segnaletica è presente in molte questure”.
Nessun commento.
Finalmente usciamo, l’aria fresca mi riempie i polmoni, piove a dirotto, una gomma della mia vettura è a terra, la cambio rifiutando la protezione dell’ombrello di Mirella. La drammaticità della giornata va gustata fino in fondo.
Oggi il bellissimo frigo in inox, con grandi maniglioni, con una capacità refrigerante di 800 lt. , con apertura a libro, con distributore di ghiaccio e quello dell’acqua, di qualità “AAA” relativamente a consumi e rumore, troneggia al centro della nostra cucina praticamente sventrata per riuscire ad alloggiarlo. Attendiamo da giorni che il falegname, dal costo orario di 40€, si degni di farci visita per riuscire a ridare un aspetto decente al locale.
Unica nota positiva, non trascurabile del resto, va identificata nel fatto che il frigo è tornato ad essere pieno di vettovaglie, la drammaticità dell’avventura ha fatto scordare i rancori enunciati all’inizio della storia, ieri a mezzogiorno ho gustato delle splendide lasagne al forno ed a cena delle squisite tagliatelle al ragù.
P. S. Non è un racconto satirico, solo nella prima parte si è ecceduto in qualche spunto ironico gratuito.
L’esperienza UniEuro è vera, completa e documentata.