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Una folle passegiata.

Amo fare una bella passeggiata dopo cena.
Mi piace camminare.
C’e un uomo però, adagiato sul ciglio della strada a pochi passi da me.
Cammino lentamente. Rallento ancora un poco.
Da una parte le automobili gli passano accanto, quasi sfiorandolo, dall’altra l’indifferenza della gente gli scorre a fianco con assoluta strafottenza.
Le mani sul volto lasciano trasparire una strana sofferenza.
Sembra giovane. Non più di trentacinque anni. Ben vestito.
-Non può essere un barbone – penso.
È sera. Le lampade al risparmio della pubblica illuminazione, cominciano ad emanare fioca luce biancastra che inizia a cadere come minuscola neve sulle spalle dell’uomo.
Non so quale inquietudine mi sospinge, ma decido di fermarmi a osservarlo.
Egli piange.
vedo il suo sguardo penetrare attraverso le dita e osservare il nulla.
Mi fermo. Mi piego sulle ginocchia.
-Qualche problema?- chiedo.
-“chi sei? ” risponde seccato.
-“nessuno” rispondo.
-“ volevo solo sapere se hai qualche problema, amico”
-“cazzi miei! ” risponde scoprendo il viso e puntando gli occhi lucidi verso i miei.
-“volevo solo essere gentile, null’altro.. ” replico dispiaciuto.
-“mia moglie mi ha sbattuto fuori di casa, non è serata amico, lasciami solo”
-“scambiamo due chiacchere? Posso aiutarti, stai male.. ”
-“hey? Ma che cazzo vuoi da me? ” risponde tra le lacrime-

Mi alzo. Sono deluso. Odio l’indifferenza e per questo che vivo solo. L’egoismo indotto è forse l’unica forma esistenziale che mi da protezione.
Decido di non demordere. Voglio Aiutarlo.

-“ Possiamo andare a prendere un caffé. Ti va? ” chiedo accennando un timido sorriso.
“ Basta! ” mi urla in faccia tutta la sua rabbia.
“Lasciami solo! Vattene! ” continua.
Adesso è troppo! Lo afferro per la cravatta.
“hey! Ma chi cazzo sei? ” cerca di colpirmi con un pugno.
Lo schivo.
La luce adesso è più intensa. Le lampade sono ben riscaldate.
Le auto continuano il consueto via vai.
In tasca ho un fottuto coltello.
Lo tiro fuori.
“Ogni santissima sera faccio la mia passeggiata tra l’indifferenza della gente. Sono solo, non ho figli, mia moglie mi ha lasciato da ormai tre anni, stasera invece scopro qualcuno che soffre e cerco di aiutarlo e tu invece che fai? ”
Non vedo più nulla. Un ronzio vibrante quasi mi sfonda il timpano dell’orecchio destro.
Un solo fendente dritto al cuore.
Quel cuore sofferente ha smesso di soffrire.
Il rosso colora la strada tra le luci dei negozi e le serrande che si abbassano.
Stasera tornerò a casa prima.
Almeno credo.

 

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3 commenti:

  • Massimo Zanardi il 16/09/2009 19:53
    mi piace, bravo.
  • Alberto Veronese il 08/04/2009 06:33
    piaciuto. ciaociao.
  • Anonimo il 07/04/2009 16:51
    una sera di ordinaria follia bello! J

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