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Il fotografo

Si appostò, fissò la macchina fotografica sul cavalletto e aspettò. Faceva il fotografo da venti anni e le sue immagini erano su tutti i giornali del mondo. Realizzava fotografie nelle città; i suoi temi preferiti erano i monumenti e le cattedrali famose. Aspettava che la luce del giorno o della notte facessero il loro lavoro. Lui si limitava a fare il suo; quello di aspettare e premere il bottone dell’otturatore al momento giusto.

“Quanto costa?,” chiese una bimba sul marciapiede.
“È molto cara, è una macchina fotografica,” disse Jorge.
“Che fai con la macchina fofofrafica?”
“Fotografo quel palazzo lì.”
“Il mio papi è saltato da quella finestra.”
“Oh, deve essersi fatto male.”
“È morto sul colpo.”
“Mi dispiace.”
“Se c’eri tu, potevi fargli una foto.”
“La prossima volta.”
“La mia mami si è risposata.”
“Bene, aspetterò.”

“Una bella chiesa, vero?”
“Sì.”
“C’è entrato?”
“Sì, certo.”
“Perché non fotografa l’interno?”
“Adesso sono fuori.”
“Io adesso entro; prego tutti i giorni.”
“Fa bene.”
“Dentro c’è San Giuseppe.”
“Sì, sì.”
“Accendo un cero e gli parlo, e lui esaudisce le mie preghiere.”
“È fortunata.”
“Dovrebbe farlo anche lei.”
“Quando ho finito qui, grazie.”

“Non vorrebbe fotografarmi?”
“Fotografo solo edifici.”
“Ma che cosa noiosa, mi guardi, sono bella?”
“Lei è molto bella.”

Poi, fecero all’amore.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 12/12/2012 07:12
    lo trovo molto fresco, giovanile ed originale, buoni i dialoghi
  • rainalda torresini il 09/04/2009 15:11
    Mi piacerebbe che qualche volta non ci lasciassi con l'animo sospeso...

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