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Proteggere e Servire Parte 2

CAPITOLO 9 : LA BARACCA SUL MOLO.

Il risveglio è brusco. Il respiro affannato ed il cuore batte all’impazzata come se dovesse prepararsi ad esplodere. Non è una cosa insolita, nelle ultime notti. Tanti incubi lo hanno assillato da quando ha ucciso quel ragazzo. Non avrebbe mai immaginato di sentirsi così; credeva di essere un uomo forte, fino ad ora. Pensava che i suoi bicipiti scolpiti ed i suoi pettorali ben sporgenti rispecchiassero la sua anima d’acciaio... ora deve fare i conti con la delusione di conoscere davvero ciò che è e che è sempre stato. Quel ragazzino terrorizzato, deriso dai compagni di scuola per essere povero e spaventato dal quartiere in cui viveva, è ancora ben presente dentro di lui, rannicchiato in un angolo della sua testa ed ancora impaurito di ciò che è accaduto e di ciò che ancora deve accadere. Qualche volta pensa alle scelte che ha fatto e che lo hanno portato dove si trova. A volte ci pensa anche se non dovrebbe... la testa si riempie di domande e di ipotesi: ha preso davvero le decisioni giuste? Ha fatto davvero quello che voleva della sua vita? impossibile rispondere e forse non vuole sforzarsi nemmeno di trovare una risposta... perchè in cuor suo è certo che, se dovesse riuscire a trovarne una forse non gli piacerebbe... forse scoprirebbe di essere un fallito adesso più di quanto potesse immaginare... ed avrebbe ancora più paura. Si affretta a scacciare quelle domande che ronzano attorno ma non vuole tornare a dormire anche se è ancora notte.
Alzatosi pigramente dalla sudicia branda che ultimamente gli regala soltanto incubi, Julio si trascina all’esterno e si ferma davanti al molo, fissando intensamente la tranquillità della baia di fronte a lui ed il riflesso dei fari delle chiatte che solcano lentamente la superficie dell’acqua e le luci lontane di palazzi troppo belli che non lo vedranno mai come inquilino o semplice ospite.
“Ancora incubi, Julio? ”
La voce lo fa voltare di scatto. Vicino a lui, il capo indiscusso dei Mexican Skulls gli sorride e gli poggia il braccio sulle spalle, picchiettando leggermente la schiena in segno di conforto.
“Ormai sono quattro giorni. Non vi sarò di molto aiuto se dovessi continuare così. Mi sento veramente a pezzi. ”
“Ti sottovaluti, ragazzo. Se ti ho accettato nel nostro gruppo, vuol dire che eri degno di farne parte e credimi che non è cosa da poco. Stai passando un periodo di forte stress, è normale... l’ho passato anch’io quando uccisi la prima volta. Fu una settimana infernale e me la ricordo bene. Non è mai facile uccidere una persona. Ti cambia dentro. ”
“Io non voglio avere paura Miguel. ”
“È normale avere paura, Julio. Non saresti un essere umano se ne fossi privo. Tutti abbiamo paura... ma dobbiamo imparare da essa e nutrircene per dominarla ed essere ancora più forti. Sono sicuro che ci riuscirai anche tu. Devi solo darti un po’ di tempo. La prossima volta sarà più facile, te lo garantisco. ”
Davanti a quelle parole, Julio deglutisce amaro e risponde con timore:
“Io... non lo so se voglio uccidere ancora, Miguel. Non sono sicuro che sa questa la mia strada. E potrei mettere tutti voi in pericolo con i miei dubbi. Sarebbe l’ultima cosa che voglio. So che un uomo non dovrebbe parlare così ma mi sento... come vuoto in questo momento. Come se fluttuassi fuori dal mio corpo in una specie di limbo senza uscita... e vorrei tanto che fosse l’effetto di una qualche droga a rendermi così. So che passerebbe. Invece non riesco a liberarmene e questo mi tortura ancora di più! ”

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