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Un capriccio senile

Notte. La città si spegne in un rantolo di suoni lontani.
Morte del paesaggio che sparisce dallo sguardo senile di Arthur. Sguardo triste, come il desiderio di aggrapparsi all'età dell'incoscienza per un’ultima notte.

Ma a 67 anni non si hanno più desideri ma solo voglie. Capricci infantili agitano il labile sonno sino a quando non li accontenti. Ecco perché Arthur questa sera invece di ritornare a casa dopo le solite quattro chiacchiere con gli amici al bar, si era portato in periferia dove lucciole dell'est vendono sogni a buon prezzo. Sono giovani e sorridenti, ti salutano gentili. Arthur sceglie la più carina, e la più giovane.
Insieme raggiungono un vicino motel e dopo una dozzina di drinks al bar nella hall, si ritirano in una camera tristemente arredata.

In piedi, davanti alla finestra, Arthur guarda la luna che proietta il suo corpo curvo dagli anni su una parete spoglia. Sembra un punto interrogativo: l’incerto divenire che lo tormenta più del disastroso attimo di presente. Il capriccio è passato come il lampo che è entrato dalla finestra ; adesso arriverà l'inevitabile tuono. Intorno polvere bianca aleggia nell’aria.

La ragazza, appena giunta in camera si era messa a saltellare nuda sul letto, ridendo senza motivo. Arthur sapeva che nulla di ciò che stavano facendo aveva un motivo, e partecipò all'ilarità del momento e ingoiò una compressa blu.
La ragazza ancora affannata, aprì una bustina trasparente presa dalla borsetta e ne versò il contenuto sul comodino con un gesto lineare e preciso. Con una cannuccia inspirò la polvere bianca col naso. Arthur si portò in bagno e temporeggiava sotto la doccia mentre attendeva il virile effetto della pillola. Poi, si avvolse in un asciugamano e fece la sua apparizione nella stanza da fiero imperatore romano.
La ragazza aveva smesso di ridere e di sniffare, adesso era intenta a fissare il soffitto. La sua pella perlacea sotto la luce della luna gli conferiva un'aspetto statuario. Arthur restò affascinato a guardarla per qualche minuto prima che il terrore si impossessasse di lui.
In quel momento preciso, il tuono.

Nuvole basse e ghiotte ingoiano la grassa luna.
Un salvifico buio nasconde il corpo inerme della giovane, riverso sul letto. Pochi attimi, poi un nuovo lampo.
Il corpo riappare fugace. L’immagine attraversa gli occhi ancora increduli di Arthur stampandosi nella mente; lo percuotono, lui non sa cosa fare, capisce che qualsiasi azione è superflua ormai, è davanti un muro; un muro con una finestra: l'unica fuga possibile. La apre, un’aria fredda lo avvolge. Pensa allo sguardo glaciale della moglie che lo giudicherà senza comprensione, la confusione della figlia che incerta si chiuderà in un più rassicurante silenzio, - L'avvocato Rosetti trovato a letto con una prostituta!- già immagina i titoli rapaci dei giornali. Per lui nessuna pietà, solo gogna. Allora oltrepassa la finestra e si ferma sull’incerto cornicione. La pioggia si accanisce su di lui come la sfortuna questa notte.
Di nuovo l'immancabile tuono.
Arthur si spaventa, scivola nel vuoto, e tutta la tristezza svanisce in un soffio.

 

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3 commenti:

  • luigi pagano il 14/05/2010 17:47
    Grazie a tutti e due.
    Per Giacomo: un aiuto per acquistare capacità di sintesi è quello di studiarti testi di canzoni e poesie che narrano storie (de André e Vecchioni, in primis) e provare a replicare.
  • Anonimo il 14/05/2010 14:26
    In poche righe il dramma di una vita... il senso di vuoto e di apatia, di paura e di incoscienza... tante cose ben trasmesse in un breve racconto. Una capacità di sintesi che io non ho, anche sforzandomi. Bravo.
  • Alberto Veronese il 21/04/2009 08:26
    bel racconto. letto con vero piacere... il finale, come dire... scivola un po' via. complimenti e a rileggerti.

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