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L'ho duro!

Miss Marple era delle Langhe. Aveva un corpo morbido da mamma con grandi occhi azzurri da pesce buono e capelli biondo paglia a cui mancava solo uno chignon. Riordinava il suo armadietto con cura, come chi governa una casa da decenni, piegando e riponendo ogni cosa con amore. Il bergamasco non diceva una parola, se ne stava in silenzio con le mani giunte dietro, come un vecchio che in disparte guarda cosa combinano gli altri. Di notte ci svegliavano le urla di chi gli dormiva sotto e scoprivamo così che, per altri versi, era assai loquace. I vicentini erano due primi della classe, spigolosi e petulanti, che si ostinavano a credere di saper guidare il plotone meglio del sergente. Con un cenno convenuto si davano l’ok e ci lanciavano in curve stonate che indignavano il maggiore. Il bresciano mi introduceva al turpiloquio valligiano, prodigo di esempi e di richiami puntuali agli altri usi dialettali: “come voi milanesi che dite sempre minchia”. Di marziale ricordo soprattutto il freddo di gennaio. Eravamo destinati agli uffici e per noi grandi esercitazioni non erano previste. C’era però un manuale che andava rispettato e, in particolare, un capitolo bomba a mano che metteva in imbarazzo gli istruttori. Mancavano gli ordigni, ma almeno la tecnica del lancio doveva essere spiegata. Si andava allora nel piazzale con qualche sasso dal peso similare e venivano mostrate le varie fasi dell’azione. Il tutto poteva anche avere una sua rarefatta dignità, se non fosse che qualche recluta maldestra finiva per centrare le auto parcheggiate, mettendo fine bruscamente alla lezione. Un certo sentore di battaglia lo provavamo al poligono di tiro, dove il fumo acre e il violento crepitare ci svelavano l’odore e il suono della guerra. Si trattava in realtà di sparare al mare, ma il ferro che vibrava sulla pancia e l’acqua colpita che si alzava bastavano a farci provare il potere e l’orrore in un istante. L’addestramento terminava con il giuramento. Una cerimonia che trovava il suo culmine quando, davanti alle famiglie orgogliose e trepidanti, i lo giuro mescolati ai l’ho duro salivano al cielo con “un boato impressionante”, come commentava in estasi qualche fidanzata.

 

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