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seduzione

La volevo per me.

Scarpe basse e abbigliamento semplice, quasi casto. Mai desiderato una donna, non mi sono mai data ai piaceri saffici. Dovrei affermare che non so cosa sia scattato in me, ma mentirei. Ho sufficiente consapevolezza di me stessa da riconoscere il puro desiderio di dominazione, l’istinto che mi rende predatrice, la sottile crudeltà che si sfuma nel mio sguardo.

La desideravo.

La voce sottile, l’ovale puro del viso, le labbra rosee e gli occhi smarriti.
Mi domandavo cosa ci facesse in quel locale, fra corpi rivestiti di lattice e pelle, fra stivali dai tacchi altissimi, fra schiavi in catene e donne al guinzaglio. Stonava. Non capivo perché l’avessero fatta entrare con un abbigliamento così poco adatto.

Doveva appartenermi

Stava seduta, quasi ripiegata su se stessa vicino a una ragazza in minigonna e corsetto di pelle. Mi chiedevo se fosse sua, ma l’atteggiamento di quest’ultima non suggeriva dominio, piuttosto complicità. Sembrava illustrarle quello che accadeva nella sala. A uno sguardo circolare potevo vedere situazioni che ai più apparirebbero sconcertanti: un uomo aveva appeso una ragazza ad una struttura tramite un abilissimo intreccio di corde e lei così sospesa sembrava volare. In un angolo una donna matura truccata come un’orchessa teneva sulle ginocchia un giovane e lo batteva con una paletta. Appoggiata con le braccia tese alla parete una giovane donna subiva il morso della frusta del suo Master.

L’avrei conquistata

Il suo sguardo si spostava da una scena all’altra, gli occhi colmi di stupore e di malcelato interesse. Faceva domande alla sua amica che le rispondeva pazientemente sorseggiando una bibita.
Dallo sgabello vicino al banco la osservavo, ne valutavo le movenze, il peso, lo spessore del collo e dei polsi sottili, la piega un po’ imbronciata delle labbra, la lucentezza dei capelli.
Finalmente il mio sguardo la intercettò. Sapevo i miei occhi penetranti, magnetici, sapevo che sarebbe tornata a cercarli e lo fece, lo fece più volte. La vidi chinarsi verso la compagna che si voltò verso di me. Potevo immaginare le stesse riferendo le voci che mi volevano una fra le Mistress più severe ed esigenti, potevo quasi sentirla bisbigliare di starmi lontana.

Avrebbe capitolato.

Lasciai che mi guardasse a lungo, che mi soppesasse, che congetturasse, la lasciai fare pregustando la giusta punizione per quello sguardo sfacciato. Mi battevo il frustino sulla coscia fissandola con intenzione immaginando la resa.

Sarebbe stata la mia schiava

La gonna di tulle nero frusciava mentre mi avvicinavo al tavolo, col cuore in gola e il sorriso sicuro. La presi per mano e lei mi seguì.

 

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