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Una mattina

La sveglia suonava forse già da parecchi minuti, nonostante fosse quel suono terribile delle sveglie elettroniche io restavo addormentato come un sasso. Marco, fù lui con il suo bussare alla porta quasi buttandola giù a svegliarmi, il rumore dei colpi erano diversi dal tintinnio della sveglia che oramai mi aveva abituato le orecchie, Marco usava pure un ferro che batteva con forza sul battente dove mancava la manina di brozo rubata dai soliti ignoti che si aggirano nella zona specialmente nei fine settimana. Avevo deciso di dormire nel capanno che era stato dei miei nonni e ancora prima dei loro genitori, un camerone molto grande , dove avevamo ricavato un bagno un ingresso con angolo cucina e una stanza dove si poteva dormire tranquillamente, anche se il capanno era sempre in disordine mi ricordava la mia infanzia, staccata la sveglia andai ad aprire, il viso di Marco era paonazzo, pensavo che l'alzataccia lo avesse disturbato tantissimo, poi entrato dentro la casa, si sedette e prese il bicchiere lasciato da mè la notte prima durante il frugale pasto si versò del vino e lo buttò giù tutto di un colpo. Fù allora che la bocca si spalancò e cominciò a parlare, senza salutarmi mi fissò negli ochhi facendomi segno di sedermi, cominciò a farmi delle strane domande, primo mi chiese se nel sentiero per arrivare a casa si erano mai fermate delle persone a parlare, al mattino presto, risposi che la strada era pubblica e potevano anche stare a parlare senza problemi, lui aggiunse, ma a parlare non erano loro, la voce arrivava da un'altra parte, li guardavo e la vocxe arrivavva da fuori dal corpo.
Questo mi trattenne un attimo, volevo ridere ma per fortuna mi trattenni, presi i vestiti e comincia a vestirmi, appena finito legai gli stivali e misi la giacca pesante a quadri, era di mio padre, la usava sempre per andare per funghi, come quella mattina ci eravamo dati appuntamento al casale con Marco per andar per funghi così io facevo con mio padre quando ero piccolo, i ricordi mi ritornarono lucidi, avevo già sentito questa storia, così, per tranquillizzarlo gli preparai il caffè, lui guardava fuori dalla finestra, era mattino presto l'alba era ancora da venire ma un filo di luce cominciava a far intravedere i prato fuori casa e li a poco i boschi, poi cominciai a parlare con Marco per scrollarsi quel poco di tensione che aveva accumulato nell'arrivare e trovarsi il gruppo di persona "strane", comincia a raccontare che è una cosa normale, al mattino le voci sono diverse, a volte sembrano distanti anche se a parlare stanno di fronte a noi, lui aggiunse che non muovevano le labbra, ma poteva sentirli, poi aggiunse pure che uno di loro lo salutò, e gli augurò una buona giornata, si sarebbero rivisti la sera prima di rientrare a casa, poi terminò con una frase che aveva del misterioso, questa sera non rientrerò, lo tranquillizzai e bevuto il caffè lo invitai ad uscire per dirigergi verso il bosco perla raccolta dei funghi, avevo sempre i miei ricordi da bambino, una storia già sentita, già vissuta, sapevo che lui avrebbe avuto una giornata molto difficile, aveva ancora la tensione a firo di pelle, ma gli avevo dato un po' di coraggio con il mio modo di fare, molto distaccato dal suo racconto, e poi ormai immersi nel bosco mi feci coraggio e gli raccontai la storia che io sapevo fin da piccolo. Si trattava di un gruppo di buontemponi che aspettano le persone che vanno per funghi, molto abili nell'arte del ventriloquo, incutono paura, i malcapitati non fanno certo funghi, lasciandoli nel bosco a disposizione degli allegri amici, quel giorno io e Marco dpo essersi tranquillizzato e dopo una sana risata, avevamo raccolto cinque chili di funghi, la sera organizzammo una cena squisita a base del prelibato frutto di sotobosco, insieme al gruppo dei ventriloqui. A volte la paur fa brutti scherzi-

 

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