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Uno strano caso

Da un po’ di tempo a questa parte stavo conducendo una vita grama. Passavo le giornate seduto su una panchina a leggere il giornale. Vestivo sempre più trasandato, avevo gli abiti sempre maltrattati e pieni di macchie di ogni genere. In ufficio le cose non andavano bene, la mia segretaria se ne era andata perché da molto tempo non la pagavo … e come potevo se il lavoro non c’era.
Le dicevo di avere un po’ di pazienza, che prima o poi qualche cliente sarebbe arrivato. Ma dopo solo sei mesi che non percepiva lo stipendio, mi dice che si è scocciata e mi manda al diavolo. Mi ero ridotto proprio male, a stento riuscivo a comprare un panino e del vino … rosso naturalmente. Il cibo per me non era importante, quello che contava veramente era il vino, l’unico che riuscisse a tirarmi un po’ su.
La sera la passavo in ufficio, se si può ancora chiamare così, era diventato pieno di polvere e ragnatele con gli schedari tutti in disordine. Ah dimenticavo io faccio il detective, e ogni tanto mi piace andare con la memoria e le mie documentazioni indietro nel tempo. Rivivo tutti i miei casi quelli risolti e quelli no, sempre con un bicchiere di vino in mano naturalmente.
La mattina mi ritrovavo disteso per terra sotto la scrivania e riuscivo a svegliarmi solo quando il sole che entrava dalla finestra mi illuminava il viso. La finestra rimaneva sempre aperta per tutta la notte così oltre a prendermi qualche malanno avevo anche una discreta abbronzatura sul lato sinistro del viso. Ma quella mattina mi sarei alzato lo stesso anche se c’era mal tempo.
Infatti da un po’ di tempo sentivo un gran rumore, come se volessero buttare giù la porta dell’ufficio. Mi alzai dal pavimento e vidi dalla porta-vetro che c’era qualcuno. Andai ad aprire per dire il fatto suo al tizio che faceva tutto quel baccano. Appena aprii la porta rimasi a bocca aperta, era la visione di una splendida donna, con tanto di borsetta e cappellino, che se non avesse parlato avrei creduto che stessi ancora sognando.
– Lei è il detective Sanders.
– Si sono io, prego entri pure – mi spostai di lato per farla entrare. Lei entrò, e io speravo che quella graziosa fanciulla non fosse un sogno. Dopo che ebbe attraversato la soglia della porta e fatto qualche passo si fermò e diede un’occhiata in giro.
– Cosa le prende perché si è fermata, c’è qualche cosa che non va?
– No stavo ammirando il suo ufficio, soprattutto la pulizia e l’ordine.
– Mi scusi ma sa com’è … mi dica in cosa posso esserle utile?
– Posso sedermi, poi le spiegherò in cosa mi può aiutare.
– Prego si accomodi – liberai una sedia dai numerosi giornali che vi erano sopra, presi il fazzoletto dalla tasca e spolverai un po’ la sedia. Lei ringraziò e si sedette, io feci il giro della scrivania e mi sedetti anch’io. Presi le sigarette e ne offrii alla signorina, che ne prese una senza tanti complimenti. Dopo averla accesa e fatto qualche tiro iniziò a raccontarmi che era fidanzata con un giovanotto da circa dieci mesi e che da qualche giorno le aveva chiesto di sposarla.

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3 commenti:

  • Anonimo il 06/05/2009 21:26
    bello... denota grande sensibilità... complimenti
  • rainalda torresini il 03/05/2009 13:59
    Carino il racconto... mi ricorda un detective americano...
  • Anonimo il 03/05/2009 09:40
    Bello!
    Forse quest'uomo ha fatto bene! è preferibile la serenità dell'animo ai soldi.

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