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Storie di vita

“Eccola lì, la mia Ford, l’ ho presa a vent’ anni e non l’ ho lasciata più” Si lasciò andare in un malinconico sorriso, di fronte a lui quell’auto vecchia e dissipata dalle numerose fatiche che aveva affrontato. In origine era nera ma oramai per il pulviscolo di Perrikton, era diventata grigia, il telaio era completamente distrutto, i vetri erano limati dalla rena, e l’interno poteva far trasparire una negligenza di più di trent’ anni nei suoi confronti.
L’odore era nauseante, dentro quella macchina vi era di tutto, si poteva trovare del cibo sotto i sedili e delle sigarette o degli insetti decomposti.
Diceva sempre ai suo figlio che non l’avrebbe cambiata per nulla al mondo, ma in cuor suo mentiva spudoratamente, difatti avrebbe abbandonato volentieri quel rottame se solo avesse avuto un migliaio di dollari per comprarsene una migliore.
Banchi di nebbia si espandevano su tutto l’isolato, un esercito di fantasmi che marciavano senza sosta, luci rimbalzavano sull’asfalto, foglie secche si scorgevano come serpenti nascosti tra i sassi.
Paul, ormai cinquantenne entrò nell’auto, comincio a piangere come un uomo sul braccio della morte.
Probabilmente pensava a ciò che gli era accaduto poco prima.
Nella fabbrica semivuota, le macchine lavoravano incessantemente sotto il carente controllo di una decina di operai.
“Paul a te quanto manca? ”Disse uno degli operai mentre spostava rapidamente scarpe da una macchina all’altra.
“cinque minuti e finisco”Rispose Paul.
“Domani io non vengo”disse l’operaio
“Perché? ”Domandò Paul
“Vado a vedere la partita dei Bokker”Esclamo l’operaio con in mano due biglietti.
“E per chi è l’altro biglietto? ”
“Per Mat”
“Ok”Disse Paul con una trasparente delusione in viso mentre continuava ad arrancare sulla macchina.
Erano ormai le 18, si stavano spegnendo le luci.
“lunedì non vengo a lavoro”Disse l’operaio
“Perché? ”Domandò Paul
“Vado con Lucy e i bambini a sciare, andiamo sul Monte Carben, penso che proverò anche la pista nera questa volta”
”divertiti”Disse Paul, poco interessato al discorso.
L’operaio sembrò quasi volersi scagliare contro di lui quando fermò il suo istinto.
“Lo farò, ma spiegami una cosa, tu perché non ci vieni mai con noi? ”
“Sai non è il mio forte lo scii alpino”
“ah gia il tuo forte sono scacchi”Disse l’operaio con aria ironica
“Non dire idiozie, non è gia giornata per litigare”
“E alla festa a casa di William ci vieni”
“Quand’ è? ”

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2 commenti:

  • Marco Lanciotti il 11/06/2010 20:07
    ti ringrazio per il commento, quando scrivo cerco di fare un racconto che si possa adattare a un film, le storie sono disconnesse, ma volevo esprimere solo dei sentimenti senza badare troppo agli intrecci
  • Anonimo il 10/06/2010 10:39
    Tirare la pallina, dire buona giornata, è un essere sveglio, essere di buon umore e dare calci al pallone, è un essere vivace, il campo di basket è ancora meglio... bello quello che scrivi. Che cosa importa? Un massacro c'è il film per ricordarlo ed è americano.

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