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L'Eredità del Drago - Parte I

Correre, correre, correre.
Non poteva fermarsi, non doveva voltarsi.
Erano sulle sue tracce e l’avrebbero raggiunta da un momento all’altro.
Il cielo plumbeo sembrava voler affogare la terra sotto una pioggia interminabile: era la giusta punizione divina che la Dea Madre aveva riservato agli uomini.
Case distrutte, campi devastati, fattorie saccheggiate, roghi: era questo lo spettacolo che si presentava davanti agli occhi dei fuggitivi spaventati.
Nessuno di loro si sarebbe salvato. La guerra, quella volta, non li avrebbe risparmiati.
Continuava a correre, inciampando nel lungo abito scuro e largo, su per una salita ripidissima, tra rocce e rovi.
L’unica cosa a cui pensava era la salvezza della creatura che stringeva tra le braccia, la figlia che non avrebbe mai conosciuto il volto di sua madre.
Non sapevano della sua nascita, non le avrebbero mai dato la caccia. Sarebbe cresciuta libera, forse anche felice, mentre lei…Ah, per lei non c’era alcuna speranza.
Era finalmente arrivata in cima alla collina.
Posò la bambina ancora in fasce vicino al portone dell’abbazia, le schioccò un tenero bacio sulla fronte e corse via.



Vent’ anni dopo…

Un grido nella notte.
L’uomo si svegliò di soprassalto, uscì dal suo rifugio e si guardò intorno.
La foresta era cupa, minacciosa, e il vento scuoteva violentemente le fronde degli alberi.
Il gufo chiamava lamentosamente i suoi compagni, ma non otteneva alcuna risposta.
Di nuovo urla, più forti, continue.
L’uomo impugnò la spada e, al buio, corse a vedere che cosa stesse succedendo: una giovane donna giaceva esanime con gli abiti laceri ed una terribile ferita su un braccio.
La coprì con il suo mantello, la prese di peso e la portò nella sua piccola capanna. La adagiò sul materasso che fungeva da letto ed esaminò la ferita. Non c’erano dubbi: si trattava del morso di un fath, un’enorme bestia simile all’incrocio tra un drago e un cavallo, i cui denti aguzzi contenevano un potentissimo veleno.
Notò che il sangue della ragazza iniziava a diventare violaceo e le somministrò l’antidoto.
Passarono ore prima che ella si risvegliasse.
- Mi chiamo Cerrydwen - disse, poi, ancora stanca, aprendo solo un occhio - Mi ha mandata Viviana.

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8 commenti:

  • Rita Cancedda il 02/12/2010 23:15
    Sacro Graal non è sbagliato, si può dire in entrambi i modi, e su Internet non posso pubblicare un racconto molto lungo... Comunque, ti ringrazio, non solo per le belle parole alla fine del tuo commento, ma anche per la critica. Tutto è utile
  • Anonimo il 30/11/2010 15:15
    Io correggerei il refuso Sacro Graal con Santo Graal... Non direi che manchino descrizioni, piuttosto che gli avvenimenti si susseguano con un ritmo troppo forsennato per essere seguito correttamente. Però brava, fantasiosa, e anche coraggiosa, dato il difficile tema trattato.
  • Anonimo il 13/11/2009 15:42
    Io sono ancora qui... sbrigati però
  • Jessica Mastroianni il 10/09/2009 21:43
    Visto che è la prima parte, aspetto il proseguo, nel frattempo, complimentoni!
  • Rita Cancedda il 12/05/2009 19:36
    grazie!
  • Micaela Marangone il 12/05/2009 15:01
    la storia è molto affascinante e anche coinvolgente... continua, sono curiosa!! sei brava nei racconti storici ma anche in quelli fantastici mi sa che fai sul serio, eh?? brava
  • Rita Cancedda il 11/05/2009 18:42
    Beh, in effetti si tratta solo di una breve introduzione. I prossimi "episodi" saranno molto più dettagliati!
  • Anonimo il 10/05/2009 21:04
    Ma è una tua continuazione della leggenda di Artù?
    Comunque è bella, ma le scene potevano essere descritte meglio!

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