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Storia di una notte di metà primavera

Era una notte dei primi di Maggio. Ore 0;49. Io ero lì, nella mia camera nel mezzo di quello che desideravo, dormire, e quello che ero, sveglio e assonnato. La mia testa si perdeva tra pensieri strani e talvolta senza un senso logico, una miriade di pensieri, idee e paure che s'intrecciavano in spirali e mi lasciavano frastornato. Sì, ripensando a quello che era la mia mente quella notte, la forma che meglio la descrive è sicuramente una spirale, così misteriosa e ipnotica. Pensavo persino a cose, situazioni e persone di cui sapevo ben poco e, sinceramente, di cui non me ne fregava un cazzo. Io d'un tratto uscii da quello stato di trans causato da mille seghe mentali e forse un po' anche dal sonno. 0;57. “Cazzo, devo dormire! Ma sono troppo agitato. Fumerò una sigaretta. ” Presi il pacchetto di Diana Rosse, che era rimasto nelle tasche dei miei jeans, e presi una “paia”. La osservai e rimasi in contemplazione per qualche minuto. La sigaretta, nella sua semplicità, nella quotidianità che esprime, mi fa pensare alla perfezione. Così perfetta che da tantissimo tempo è così, e non si sente la necessità di un cambio. Niente come la forma di una sigaretta mi dà l'idea di stile, ma anche di sensualità e sicurezza. Un brutto vizio, non c'è dubbio, ma, come dice il mio amico Jack, “dobbiamo pur morire di qualcosa”. Jack, il più grande figlio di puttana che abbia mai conosciuto. Con tutto il rispetto per sua madre, è ovvio. Era da così tanto tempo che lo conoscevo, che ormai non mi ricordo più quando l'ho conosciuto. Ma in fondo che importanza ha? Sì che il destino è strano:se quel giorno, di cui non mi ricordo niente, non avessi conosciuto Jack, ora non starei qui a pensarci. Penserei ad altro comunque. Ma in fondo cos'è la vita? Un susseguirsi di giorni così insignificanti che non ci ricorderemo più con il passare del tempo. Un alternarsi di noia e ricerca del piacere, quel piacere che, appena raggiunto, fa scaturire subito altra noia. E sempre così fino alla fine. Una fine che, presto o tardi, arriva per tutti. Ho provato più di una volta ad immaginare il giorno della mia morte, e sinceramente la consapevolezza di morire, presto o tardi, non mi turba. Quello che mi turba è semmai la consapevolezza che il mondo andrà avanti senza di me. Chissà quanti progressi farà l'umanità dopo la mia morte, scoperte e invenzioni che io non vedrò. Tanti dubbi, domande e misteri insoluti ai quali verranno date delle risposte. 1;10. Uscii sul terrazzo che dà sulla mia camera, misi in bocca la sigaretta, l'accesi. Il cielo, in quella bella nottata di primavera, era sereno. Le stelle illuminavano la volta celeste come milioni di candeline su una grossa torta. Una torta ai mirtilli. Io adoro le torte, soprattutto quelle ai mirtilli, mangerei torte ai mirtilli ad ogni pasto. Avvicinai la sigaretta alle labbra e tirai. Sentii il fumo scendere giù verso i polmoni, stuzzicandomi la gola. Trattenni per molti secondi il fumo dentro il mio corpo con l'intento di protrarre il più possibile quella sensazione, poi lo soffiai fuori. Rimasi a contemplare il silenzio della notte: fa uno strano effetto pensare che tutti dormano, tutti tranne me. Mi piacque pensare di essere l'unica persona sveglia quella notte, magari in tutto il mondo, cosa alquanto improbabile, pensando che dall'altra parte del pianeta era pieno giorno. Miliardi di persone delle quali non conosco l'esistenza e le quali non sanno della mia, come a dimostrare che come singoli siamo inutili, insignificanti per l'economia del mondo e dell'universo. Del resto la Terra stessa, che ci sembra così grande, è un punto insignificante nell'immensità del tutto; noi siamo quasi costretti, soffocati sul nostro pianeta. Una prigione sulla quale di solito rimaniamo in un solo luogo per la maggior parte della nostra esistenza. La sigaretta tra il mio indice ed il mio medio si era ormai spenta. Guardai l'ora: 1;41. Era tardi, e il giorno seguente mi aspettava una giornata molto lunga, come se esistessero giornate di 24 ore ed altre di 50. La differenza la fa la percezione che abbiamo noi del tempo, questo ente così misterioso. Uno sbadiglio mi colse. “'Fanculo il tempo, ora si dorme. ” Entrai nel letto e mi rimboccai le coperte: era maggio, sì, ma la temperatura non era caldissima. Appoggiai la testa sul cuscino e chiusi gli occhi.

 

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2 commenti:

  • Donato Delfin8 il 12/05/2009 20:22
    piaciuto!
    Scorrevole
  • Anonimo il 12/05/2009 20:19
    Complimenti... riflessioni ben scritte e profonde in una notte insonne... mi ha attratto fino all'ultimo. Bravo

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