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Uomo senza vita, uomo senza futuro...

Le macerie del terremoto d’Abruzzo raccontano storie di vita e di morte. Quelle immagini televisive di volti segnati dal dolore e dal pianto e il desiderio di aiutare quelle persone la cui vita è stata distrutta e che hanno perso tutto ciò che avevano mi spinsero a recarmi sul posto per cogliere più profondamente la sofferenza che provavano. Partii il 30 aprile 2008 e cominciai a guardare fuori dal finestrino: a Scafati la gente sorrideva felice e i ragazzi, troppo contenti per non essere andati a scuola, erano incuranti di ciò che a pochi chilometri di distanza da loro stava accadendo. Procedendo i volti delle persone erano sempre più cupi, io ero stanca, chiusi gli occhi e sognai … ”Ero distesa sul mio letto in un sonno profondo quando ad un tratto la terra aveva cominciato a tremare, i miei occhi si erano aperti, terrorizzati, le lacrime riflettendosi parevano mare, il respiro lento e affannato … profondo … le urla di mia mamma che correva per salvarmi, era come se la terra si stesse aprendo sotto i nostri piedi. Stavo per afferrare la sua mano quando una forte scossa mi ha portata dal lato opposto della stanza: lontana da lei, lontana dall’unica persona accanto alla quale avrei preferito morire. La paura mi ha assalita. Ho cominciato a pensare a tutti i miei amici e al fatto che forse non avrei mai potuto rivederli; alle frasi mai dette, alle cose mai dimostrate, ai sentimenti mai rivelati … “ Mi svegliai di soprassalto respirando a tratti. Ci fermammo perché per mia mamma non era il caso di portarmi a vedere gli orrori del terremoto: ma io volevo andare, io dovevo sapere e dentro di me ero sicura che lì fosse la risposta a tutte le mie domande, a tutti i miei “perché”. Riprendemmo il viaggio e giunti sul posto osservai attentamente il mondo attorno a me: le case crollate avevano distrutto vite e ricordi e ogni oggetto nascondeva una sua storia; sentii il forte pianto di un uomo e mentre i miei genitori aiutavano dei ragazzini io seguii quel lamento leggero come una musica intonata sulle alte note del violino. Vidi un uomo seduto su una sedia con in braccio una donna senza vita, lei dagli occhi chiusi e il cuore che ormai aveva smesso di battere era la sofferenza più grande di quell’uomo che non aveva mai smesso di piangere, il suo volto era rigato eppure il suo sguardo-sofferto emanava un fascino irresistibile. Mi avvicinai con timore, lui mi guardò, uomo senza futuro, ma non ebbe neppure la forza di parlare. Mi inginocchiai accanto alle macerie e cominciai a spostare i calcinacci e il cemento a terra: dovevo stare attenta o rischiavo di far crollare tutto. Dietro l’uomo, un tavolo, l’unica cosa che era rimasta intatta di tutta la casa e sopra, una lettera, non sapevo se potevo aprirla ma la curiosità era troppa quindi la presi e cominciai a leggere …
“All’unica donna per la quale avrei rinunciato a tutto,
grazie a te ho smesso di spacciare, ho rischiato di morire per il mio tradimento a “Cosa Nostra”, ma solo ora ho capito che la mia morte sei tu, tu hai indagato sul mio passato e hai scoperto la brutta vita che facevo e la gente che frequentavo e per non essere denunciato ti ho fatta innamorare di me. I miei compagni avevano proposto di ucciderti, ma io gli avevo promesso che tu non avresti detto niente, sono uscito fuori dai miei schemi: un uomo d’onore muore quando s’innamora. Io ti amo alla follia, ti amo sopra ogni cosa dalla prima volta che ti ho vista, ti amo senza poterlo negare e tu, ormai spenta, hai spento l’anima mia che solo per te viveva. Tu sei la mia droga e ora che non posso più averti mi sembra di impazzire: l’amore è il fuoco che il più delle volte brucia davvero, vivo solo per il ricordo del nostro amore impossibile e per il sogno di veder nascere quel bambino mai nato e morto assieme a te. Ma la tua morte non cancellerà l’amore che ho per te: ci rivedremo un giorno, ma non ancora …

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