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Unghie

Non avevo più nulla da dividere con il mondo, e lui di certo non aveva mai avuto nulla da dividere con me.
Ciò che non sapevo ancora davvero, a quel tempo, era che è sempre necessario stare attenti a ciò che si chiede, anche e sopratutto al destino:a volte può essere tanto beffardo da accontentarci, nel modo osceno e ributtante che ha il cosmo di compiere i sui atti più crudeli. La città era silenziosa, e non era certo quell'opprimente silenzio che affliggeva ormai da tropo tempo il mio appartamento, e le mie relazioni. Il silenzio che si udiva quella sera sussurrava all'orecchio attento parole che alimentavano, anche se con ben misere pagliuzze, quel piccolo fuoco di speranza che resta sempre, almeno a coloro che non hanno ancora preso in considerazione l'idea di eliminarsi definitivamente da questo mondo. Nel silenzio si mescolava però una nota grave, un sentore che non sapevo definire, ma che inconsciamente mi ordinava a gran voce di allontanarmi da quella strada maledetta. Perso in tali pensieri, che sono sempre stati favoriti dalla mia propensione a fare della mia vita uno spettacolo drammatico, non mi accorsi minimamente della figura che, dall'ombra di un portone mal illuminato, mi si parò davanti. La urtai, accorgendomi immediatamente del fatto che si trattava di una donna, in effetti dall'aria piuttosto anonima, uno di quei volti che, tra tutti quelli che le fluttuavano accanto giorno per giorno, sarebbe stato da chiunque facilmente dimenticato. Le buone maniere, che nulla era mai riuscito a reprimere in me, mi obbligarono a scusarmi, e la aiutai persino ad alzarsi. avessi saputo degli orrori che stavano in agguato dietro quel volto, sarei fuggito a gambe levate, non solo dall'ombra dell'arco che copriva il portone, bensì dalla città stessa. Disse di chiamarsi Chiara. Nonostante la scarsa bellezza mi sentii subito attratto, a un livello quasi morboso, da lei. Per questo davvero non seppi se essere follemente esaltato o del tutto sconcertato quando si avvicinò a me e mi cinse improvvisamente il collo, attirandomi con un gesto spasmodico al suo corpo. Se ci fu un momento che decise definitivamente la mia sorte, fu proprio questo. Qualunque persona ragionevole si sarebbe ritirata da quell'abbraccio che ben poco aveva di umano o amorevole, ma che comunque non sarebbe mai stato abbastanza forte per impedirmi di fuggire. Decisero per me la mia inettitudine sociale e la mia stupida, sconsiderata curiosità. Dopo anni di solitudine, lunghi anni durante i quali raramente avevo persino parlato con qualcuno, mi parve che l'occasione di redimermi e di iniziare una nuova vita fosse finalmente giunta, e che l'unica via d'uscita dal mondo sporco e oscuro che avevo costruito lentamente intorno a me fosse l'abbraccio di quella donna, di cui perfino il nome comunicava serenità. Lasciai dunque che mi abbracciasse, e con un'assurda naturalezza le sfiorai le labbra. Rispose al bacio. Tutto intorno a me aveva finalmente assunto un significato, ero libero dalle catene della depressione che mi aveva tanto a lungo tormentato. Unico, leggero, trascurabile difetto, era quel fastidioso sapore amarognolo, che ora sentivo in bocca, portato dalle sue labbra. Fu questo il mio ultimo pensiero, prima di perdere conoscenza.
Evito sempre di chiedermi quanto a lungo io sia rimasto in quel pietoso stato e, dubbio ben più inquietante, cosa possano avermi fatto durante il mio sonno forzato.

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5 commenti:

  • Anonimo il 07/06/2009 16:01
    In effetti si notava che questo era il tuo primo racconto ,... mi fa molto piacere che stai approfondendo le vicende di chiara e la sorella.
    Se ti capita di leggere i miei racconti, poi fammi sapere quale di quelli è il primo che ho scritto... così noti laa differenza di stile e la sua evoluzione. cIAO.
  • Riccardo Calandra il 07/06/2009 15:47
    Su chiara e sua sorella sto scrivendo un libro. Comunque grazie per il consiglio, questo era il mio primo racconto, adesso ne ho un po' in cantiere da completare
  • Anonimo il 07/06/2009 15:45
    Penso più di tecnica... i periodi sono troppo lunghi e il tono è sempre lo stesso. Per quanto riguarda il genere non sono un appassionato dell'horror però avrei preferito conoscere meglio Chiara...
  • Riccardo Calandra il 07/06/2009 15:27
    Come mai il resto no? È un problema di genere o di tecnica o di cos'altro? Cerco consigli per migliorare
  • Anonimo il 07/06/2009 15:26
    Il finale (solo due righi) mi è piaciuto, il resto( ovvero tutto), no. Comunque spero di rileggerti.

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