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Frantumi di me

Distrattamente accese il computer, gesto ormai meccanico da due settimane. Una mano tra i capelli e una sul mouse. Aspettò di poter aprire la sua cartella di musica, scelse un pezzo di Allevi e incominciò a rilassarsi. Da quanto tempo era lì? Troppo, si disse. Non usciva, non vedeva gente, la sua unica vita sociale si stava sviluppando al pc. Msn, Netlog, Nirvam, You tube, Poesieracconti. I siti in cui parlava con qualcuno. Qualcuno che non la vedeva, che non sapeva delle sue lacrime mentre scriveva. Sapeva essere simpatica, sapeva far ridere uno sconosciuto. Ma a cosa serviva, se poi quella persona l'avrebbe salutata e l'avrebbe lasciata sola? Nessun messaggio sul cellulare, nessuno la stava contattando per chiederle cosa avrebbe fatto quella sera. Completamente sola andò in cucina. Aprì le ante, aveva fame. Cereali, latte, frutta, verdura, yoghurt, non le andava quella roba. Aveva voglia di un gelato, di qualcosa di dolce in cui poter affogare quella tristezza. Ma non c'era nulla. Sua madre vietava categoricamente grassi e zuccheri nella sua dieta. Non per cattiveria o per idolatria dei canoni moderni di bellezza. Era solo prouccupata della sua salute, in fondo era una madre presente nella sua vita. A testa bassa tornò nella piccola stanza, ormai rifugio della sua esistenza. Un rettangolo arancione. Marco. Cliccò sull'icona e lesse: ohi. Rispose con un sorriso virtuale che in fondo non era davvero nato sulle sue labbra. Una conversazione breve, gli argomenti mancavano: cosa ha da dire una persona che non vive?

 

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9 commenti:

  • A. SOFIA il 15/05/2010 23:14
    Ciao,
    io la rincorro la solitudine, magari potessi vivere in un eremo solo con il pc...
    non avere più nessuno intorno... marito.. figli... colleghi... pubblico.. dirigenti..
    non preoccuparti cambierà presto la tua situazione...
    in bocca al lupo...
  • Musa Alienata Inquietante il 24/06/2009 16:58
    Guarda posso assicurarti che purtroppo per ora è tutto vero. _. Spero che la situazione cambi
  • lupoalato maria cannavacciuolo il 24/06/2009 13:36
    su questo racconto ci sarebbe molto su cui discutere. della solitudine della società, ma anche di come internet sia una finestra sul mondo che ti aiuta a vedere o cmq a confrontarsi con milioni di persone e non a gesti ma a parole...
    il testo sembra cmq alla fine far vedere una grande solitudine, ma che forse non e reale, ma la solitudine dell'anima che non trova mai soluzione, ma solo rimpianto..
    un abbraccio
  • Musa Alienata Inquietante il 23/06/2009 11:33
    Ti capisco perfettamente, è avvero orribile. Sembra di trovarsi in un limbo cibernetico, senza via di scampo.
  • Anonimo il 23/06/2009 02:11
    Stessa cosa che accade a me, l'unica differenza è che i cereali, la frutta, la verdura io non ce li ho ehehehehehehehehh studente universitario con vita sociale zero e vita virtuale totale? PRESENTE! è orribile.
  • Musa Alienata Inquietante il 22/06/2009 22:58
    Grazie...
  • augusto villa il 22/06/2009 22:57
    Bello... sisì... davvero bello!
  • Musa Alienata Inquietante il 22/06/2009 17:49
    Ti ringrazio. Personalmente questo stile di vita rimarca a fondo una tristezza che provata in piccole dosi può dare un senso di piacevole cambiamento. Ma la dolcezza di un'amicizia non ha prezzo e niente vale una passeggiata con qualcuno che definisci amico. Vivere di virtuali emozioni è orribile, e lo ste sperimentando.
  • Giancarlo Stancanelli il 22/06/2009 15:28
    L'ultima frase: "cosa ha da dire una persona che non vive", è un pugno nello stomaco almeno per alcuni di noi. Riflessione amara sul senso della scrittura come apertura verso il mondo ma, nello stesso tempo, anche come chiusura. Quanto si è vivi quando ci si affida solamente a questa forma di comunicazione? Io ti potrei rispondere: molto, ma sarebbe solo una mia opinione.
    Dal punto di vista stilistico, scrivi in poche righe ciò che altri avrebbero potuto dire con molte più parole, e questo è un bene.

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