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Centoventi

(pausa)
Insomma ancora, dopo tutti questi accadimenti, dopo tutte queste premesse, tra la folla ti vedo, o meglio, ti rivedo.
Anna…Maria…Francesca… (mi sto sbagliando, chi ho visto non è, non è Francesca) 20, 25, 30 anni che non ti vedo, ma ti riconosco all’istante (sacripante!). La donna che tanto desiderai, bella, imperiale, lussuosa, inaccessibile, con lo sguardo fulminante e la tetta saltellante (scusa l’ardire, ma devo alleggerire l’emozione con tali sciocche indegnità). Quanto t’ho amata Anna, Maria, Francesca (mi sto sbagliando…) ed ora sei lì, tra la folla, con 20, 25, 30 anni di più. Ed allora m’appresso e mi rivelo: “Anna, Maria, Francesca (mi sto…) son io, son qui e non ti lascerò più andare. ” Tu mi scandagli incuriosita e smemorata e non rammenti nulla, perché nulla c’è da rammentare, perché ero un giovine come tanti, invaghito di te (del tuo culo, delle tue tette). Poca poesia, mi si obietterà, ma che ce volete fa, a vent’anni non avevo cuore, solo occhi per guardare, occhi per desiderare, occhi per sognare (e qualcos’altro di intrigante tra i calzoni da mascherare) e bruttino e insignificante com’ero sognai tutta la vita. Ed ora eccoti qua, ridotta ad un ciarpame, peggio di Vanna Marchi, con il culo, quel culo imperiale-monumentale-lussuoso-sontuoso oggi vacillante tra l’essere, l’apparire e l’esistere. Le tue tette fiabesche e ballonzolanti, sono la rappresentazione di una cartolina dei bassi di Napoli dal titolo “pericolante”. E la tua pelle, quella pelle morbida, liscia, perennemente abbronzata, sembra adesso la fotografia della lava dell’Etna rugosa e coagulata. Persino gli occhi, quegli occhi che mi fulminavano saettanti superiorità, quegli occhi che dichiaravano la mia impossibilità a sognarti mia, quegli occhi oggi sono spenti altrimenti balbettanti perdenti avvilenti assenti, come in contumacia (rima, maledetta rima!).
Ma che m’importa amore mio, che importa l’estetica, l’apparenza, la cellulite, le vene varicose (insomma…), che m’importa del tuo sguardo disilluso, adesso che ti ho ritrovata non ti perderò più, adesso ti amerò come e più di prima. Dolce e meravigliosa Anna Maria Francesca (…) sarò il compagno della tua vita, l’uomo che non ti abbandonerà mai (sai assai avrai).

La sera cala sulla città e rende tutti più bui e pensieranti: chissà con che sorprese ci sorprende il domani. Io e Anna Maria Francesca ce ne andiamo mano nella mano alla ricerca di un albergo.
Che notte d’amore indimenticabile e quando lei mi chiede centomila lire, penso che è proprio economica. Gliene do centoventi.

 

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5 commenti:

  • Anonimo il 11/07/2009 14:58
    Divertente.
  • lupoalato maria cannavacciuolo il 26/06/2009 19:21
    libertinoooooooooo
  • Anonimo il 23/06/2009 02:17
    AHAHAHAHAHAHAHAHHAH c'è di tutto qua dentro: ironia, simpatia, tragedia, poesia, dramma, economia, amore, dolore, piacere...
  • Anonimo il 22/06/2009 18:05
    Simpaticissimo!!!
  • Giancarlo Stancanelli il 22/06/2009 15:24
    Mi ha divertito davvero!
    Soprattutto il contrasto tra lo stile piacevolmente "aulico" e le rime e le boutade più becere! E poi la battuta finale che da sola tiene su il racconto arriva inaspettata.
    Bene così.

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