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Anteprima

Non fu una gran manovra, per essere stato un pioniere dello spazio.
Un viaggio interno di linea, di quelli riservati a piloti con un certo numero di ore alle spalle, portatori di macchine di non ultima generazione, con quell'età di mezzo senza gli agganci giusti e purtuttavia utili alla compagnia, se non altro per l'affidabilità del volo a un costo contenuto.
Quel giorno non era stato particolarmente intenso, routine del viaggio e parole consumate con gli occhi nel cielo. Frasi spezzate, smorzate nell'attesa della loro sintesi, rasicuranti nella loro inconcludenza. C'era da attraversare una nube di asteroidi, già segnalati nelle cartine di volo, in marcia di avvicinamento verso il pianeta, come ormai si insegnava da un'intera generazione. Uno spazio neanche perturbato. Un'ordinaria tensione, diciamo un'attenzione in più da prestare, neanche il tempo di stare in silenzio. E lui cosa ti fa? Mai sarebbe stato concesso il brevetto, a chiunque. Un sussulto, un azzardo inutile, una distrazione imperdonabile.
Quella battuta idiota del copilota, era stato il lazzo, il vezzo, la stupidità degli anni collocata al centro dello spazio, una battuta tale da mettere a rischio un intero equipaggio, decine di passeggeri a bordo, ingenti quantitativi di merci e derrate.
Ecco, era stata quella la causa di tale sobbalzo: "Ormai a Paperino ci credono soltanto in due". Così l'aeromobile era entrato in rotta di collisione con quelle pietre millenarie, un ornamento nello spazio, poco più di uno sguardo per rompere la monotonia. Era l' 11 luglio, con quella luna che cominciava a declinare. Il mezzo stava perdendo quota, era uscito fuori dalla traiettoria, sbandava e tutto intorno facce attonite ed atterrite, l'incredulità delle cose che accadono senza preavviso. Dinanzi passarono decine di immagini sfogliate da un mazzo di carte, una alla volta, sempre più veloci. Nessuno può descrivere il tempo di tale sequenza, sono poche le riprese che rimangono impresse. Forse una donna o una vita che sta per nascere o una fotografia passata tra le mani o semplicemente una grande bugia a cui credere. E fu solo per quegli occhi, perle nere scoperte a quelle latitudini, nel silenzio degli attimi che vanno che così decise di rischiare con il suo azzardo, quello di Paperino, appunto. La navicella perdeva quota e per tutti era ormai questione di tempo, un breve tempo, poi sarebbe accaduto l'inevitabile. Accade, che questi strani veterani del volo riservino delle sorprese, ma non subito per gli altri, prima per sè stessi. In questo precipitare nello spazio della Puglia, quello che appariva un abbandonarsi al destino, era diventato un planare guidato con l'emozione di precipitare dal cielo. Fuori traiettoria con consapevole volontà, contrario al regolamento della compagnia, non comprensibile all'altro personale di bordo. Solo per quegli occhi. Fu così che un grande applauso accolse la conclusione di siffatta storia, erano tutti salvi, un vero miracolo, un'emozione che i versi non possono esprimere. Si precipitarono tutti a terra. Il veterano chiese di restare solo e si incamminò verso il centro di quel paese. E quando arrivò all'ingresso di quella sala, si guardò intorno e con la serietà delle bugie incomprensibili disse: "Ora mi voglio riposare". Ad attenderlo c'era Paperino.

 

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