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Sangue Innocente

Presi l’accetta e la tenni in mano per guardarla. Provai piacere, quella mattina, a prolungare il contatto del suo manico in legno con la mia mano destra. L’acciaio della lama scintillava sotto il sole splendente.
Era il 31 maggio del 1998. Avrei voluto che fosse una domenica come tante altre. Lo avrei voluto, certo. Ma nessun giorno è come l’altro, e la domenica del 31 maggio del 1998 avevo un compito.
Uccidere.
La lama dell’accetta era stata affilata una settimana prima con cura. Era necessario per rendere il lavoro veloce. Una lama poco affilata avrebbe reso probabile un secondo colpo per separare la testa dal resto del corpo. Ricordo quando dovetti colpire la base del collo non due, ma tre volte. Fu orrendo perché non provocai subito la morte e quegli occhi, quei maledetti occhi, mi fissarono per attimi eterni prima di perdere per sempre la scintilla della vita.
Nelle pupille c’è l’anima. Gli occhi sono la parte più loquace e sincera del corpo. Lo penso tutte le volte che mi guardo allo specchio. Mi son sempre piaciuti i miei occhi verdi, né troppo grandi né troppo piccoli. Della dimensione giusta. La loro forma rotonda si adatta bene al resto del mio viso. Certo. Perché io sono buono. Per questo i miei occhi si adattano bene alla mia faccia.
Feci un respiro profondo e strinsi il manico dell’accetta più forte, in modo da rendere più saldo il nostro legame. Alzai lo sguardo e mi incamminai verso la porta. Soltanto venti passi mi dividevano dalla mia vittima, ignara di quello che stava per accadere.
Abitavo in una grande villa immersa nel verde della Puglia. Avevo un cortile, e la creatura che stava per morire si trovava lì. Mancava poco, solo cinque passi, e la frequenza dei battiti del mio cuore ebbe un picco quando la vidi.
Lei mi guardò e con un balzo la raggiunsi, vanificando i suoi tentativi di fuga.
Cercai di tenerla ferma, ma continuava a dimenarsi, così mi feci forza e terminai quel tormento con un solo colpo preciso sulla sua nuca.
La testa rotolò via.
Finalmente era tutto finito.
Una goccia di pioggia annunciò il temporale che mi avrebbe risparmiato la fatica di pulire il sangue innocente di quella gallina.

 

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