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Una tranquilla partita di Calcetto!

Eccoli arrivano in ordine sparso!
Borsoni neri, blu, colorati all’ultima moda sportiva del testimonial del momento spiccano tra le loro mani. Portati tipo ventiquattrore o sulle spalle mentre si gasano vedendo il praticello del campetto più vicino, mal tenuto, pieno di buche, sognando, ma mai paragonandolo, a quello degli stadi dei calciatori di seria A.
Il rituale nello spogliatoio; parastinchi stretti fino a far bloccare il sangue nelle ginocchia. Pantaloncini che sembravano mutandoni. Magliette con i nomi ed i colori della squadra del cuore o meglio ancora di quello più noto nell’anno in corso.
A bordo campo si vedono coloro che, prendendola proprio a cuore, iniziano a fare stretching, cosi osano definire quei due saltelli che gli provocavano palpitazioni ed affanno da persone in vero “fuori allentamento” che non sanno cosa sia l’attività sportiva, se non per nome e teoria.
I più amabili da guardare e compatire sono quelli che facendo un giro attorno al campetto di 5 metri per 4, s’appoggiavano alla rete di recinzione con la lingua di fuori, la mano sul cuore pronto ad esplodere che dice: - ma perché me fai questo? E l’invisibile sudore che si asciugano, esistente solo nella loro fantasia per far vedere quanto si sono sforzati.
Eccoli scendono in campo!!!
Atleti di normale ed umani sembianze.
Panzotte belle morbide che ballano tremolanti ad ogni passo e ginocchia cedere ad uno o due minuti di corsa avanti indietro. Magrissimi come manici di scopa che si fanno scappare la palla passata dal compagno che bestemmiando sbatte i piedi per terra, lamentandosi di un passaggio perfetto.
Palla in campo, tirata dall’arbitro di turno munito di fischietto che suona solo al via, per il resto della partita nessuno sente e tantomeno rispetta. Qualcuno distratto a riprendere fiato, sentendo fischiare alza lo sguardo aspettando di vedere qualche stormo di uccelli.
Telecronaca diretta.
- Benvenutiiiii!
Iniziò. Palla al centro campo. I portieri di entrambe le squadra si muovono agitati come gatti a cui si tira la coda. Si avventano sulla palla i due attaccati. Un calcio qui, uno lì. La palla illesa, ma i loro parastinchi sporchi di polvere.
L’ala destra di una delle due squadre prende l’iniziativa e tenta una scivolata cadendo su un fianco, a circa tre metri dalla palla che ormai rotola di vita propria, poiché nessun calcio l’ha più spostata. Uno degli attaccanti tira un calcio più forte e becca l’avversario che ha di fronte che lancia un urlo inumano e piega il ginocchio in alto. SI sente solo “aiiajaijaia” e lo si vede allontanarsi dal centro campo. Finalmente un altro calciatore prende il comando della palla e con piccoli calcetti, si avvia verso la porta. Saltellini e passettini ed alla fine inciampa nel pallone, cadendo sulle ginocchia e perdendone il comando. Ennesimo calciatore prende palla. Si avvia alla porta avversaria. Prende ricorsa con il piede in aria e mentre tira il calcio, la palla si sposta di lato per una folata di vento e lui cade di schiena.

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2 commenti:

  • Raffaele Arena il 04/09/2011 14:57
    Complimenti, mi ricorda i racconti surreali di Stefano Benni, divertentissimo racconto!
  • Ugo Mastrogiovanni il 26/10/2009 14:54
    Maria Cannavacciuolo riesce sempre a fare della realtà un bel colloquio confidenziale; è capace di elaborare e rendere piacevolissime anche le piccole cose e ad accrescere la sua simpatia.

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