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Pace e Silenzio

Basta! Basta! Basta! Basta!
Sbuffai nervosamente dalle narici. Bestemmiai a denti stretti. Infilai la testa sotto al cuscino cercando di non sentire più nulla, invano. Ma perché urlavano!? Cosa aveva da piangere quel maledetto bambino!? Da quando erano venuti ad abitare qui la pace era finita: da un mese non dormivo, al lavoro non rendevo più come una volta, tutta la mia vita stava andando in pezzi solo per colpa loro! Cominciai a mordere il cuscino mentre le lacrime mi graffiavano le guance. Cominciai a scalciare, preso da un attacco di crisi isterica. Aprii il cassetto, tastai dentro alla ricerca dei calmanti. Dove cazzo erano? Trovai il flacone. Saltai a sedere sul letto. Mi riempii la bocca di pasticche, le ingurgitai, tutte. Ero una persona stressata, depressa, emotiva... quella che il mio psicologo definiva "una personalità complessa e distorta", un relitto umano praticamente. Avevo paura di tutto, ero ipocondriaco, agorafobico, maniaco della pulizia e dell'ordine, del silenzio. Avevo una personalità disturbata, mi sentivo incompreso dal mondo, mi sentivo allontanato da tutto e tutti. La mia piccola casa, la mia nicchia ecologica, il mio rifugio, il mio riparo di periferia, tranquillo e isolato era l'unica cosa che ancora mi teneva coi piedi per terra ed evitava di farmi diventare completamente matto e fuori di testa. Ma adesso c'erano quei nuovi vicini e tutto era cambiato. Il mondo mi aveva trovato, era riuscito a raggiungermi pure lì, era entrato nel mio sistema perfetto, alienato dalla realtà, tra le mie pasticche, il mio Cardinal Mendoza e Bach. Ero problematico, ma non avevo mai fatto male a nessuno, chiedevo solo un po' di pace, un po' di tranquillità... non ho mai chiesto niente a nessuno, mai, nemmeno a Dio, sono ateo. Sentivo che così non poteva continuare... pensai di uscire a fare un giro, due passi, all'aria fredda, ma di notte gli spazi sono così vuoti, privi di persone, così vuoti e mostruosi, così crudeli con me. Crollai a terra e cominciai a piangere tenendomi le orecchie. Le urla e i pianti continuavano. Urlai anch'io, cercando di sovrastarli, ma li sentivo nella mia testa, era impossibile cacciarli! Mi mordevano, mi graffiavano, mi uccidevano. Doveva finire, non poteva continuare così. Cominciai a prendere a testate il muro. iniziai a sanguinare dal naso e dalla fronte. Ebbi un giramento di testa, tutto vorticava freneticamente, mi inabissavo in un mare nero e mi crollava addosso un cielo bianco e compatto. Il mio esaurimento stava sfociando nella più assoluta pazzia. Sbavavo e mi dibattevo per terra, come un verme tagliato a metà. Pensai a tutti i problemi che avevo a relazionarmi con gli altri, aggravati dal fatto di balbettare, che mi ha sempre messo in imbarazzo. L'unica persona che io avevo amato era morta prematuramente. Mia sorella era bellissima, dolcissima... perché se n'era andata? Perché era stata strappatami? Perché! Mi aiutava con pazienza a superare tutte le mie paure. L'amavo follemente, ma non come si ama una sorella, ma come si ama un'amante. Quando le dissi questo lei... lei mi baciò e mi disse che andava tutto bene e che non dovevo avere paura del mondo perché ci sarebbe stata lei a proteggermi. Facemmo l'amore. La mia vita sembrava quasi migliorare, invece, una notte, dopo che venne a recuperarmi dopo una delle mie frequenti fughe notturne in preda alle allucinazioni, fece un incidente, dal quale io uscii illeso mentre lei morì sul colpo. Cominciai a colpirmi da solo, a pugni, con forza. Mi ruppi il setto nasale, mi fracassai la mascella e sputai tre denti. Il dolore fisico non era nulla a confronto di quello della mia mente, del mio spirito, della mia anima. Lei non mi amava, ma faceva di tutto per rendermi la vita migliore, più felice, sacrificava la sua esistenza per me e, alla fine, l'ha persa anche per me... non dovevo pensarci. Andai barcollando in salone, cercai una sua foto, la trovai. Macchiai con il sangue e le lacrime il suo bel viso rotondo, i suoi occhi ridenti, le sue labbra carnose, i suoi capelli nerissimi. Sfiorai la sua immagine con le dita, ricordando com'era piacevole toccarle il viso morbido. Mi ricordai dei suoi seni sodi e stupendamente belli, degni di Venere. Comincia a masturbarmi sul divano. Mi facevo schifo da solo, ma non riuscii a resistere dal farlo né a smettere. Chiusi gli occhi e pensai a lei. Venni. Venni sulla sua foto, sulle mie mani. Seguitai a piangere, sempre più forte. Andai a farmi una doccia, fredda, in pieno inverno. Ero seduto, in mutande, sotto l'acqua, il volto tra le mani. Le urla e le voci seguitavano a tormentarmi. Perchè? Perché!? Perché!

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5 commenti:

  • Anonimo il 03/02/2014 08:27
    un po' sanguinolento e perverso, ma ci sono belle frasi tipo il mondo mi aveva raggiunto una cosa simile ciao
  • Gianmarco Dosselli il 02/03/2011 11:07
    Interno allucinante! Valevole come racconto flash...
  • Minalouche TS Elliot il 02/09/2009 21:31
    Molto "pulp", mi è piaciuto (finale a parte ma perché non amo il sangue )
  • Roveno Valorosi il 15/08/2009 00:54
    Allora ho raggiunto il mio scopo Nadia. Grazie d'aver commentato : )
  • Anonimo il 13/08/2009 20:41
    agghiacciante.. mi sono venuti i brividi.
    ben scritto, particolareggiato... anche troppo

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