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Data pubblicazione 08/09/2009       Numero di letture 403 letture     Commenti ricevuti 13 commenti     Su Facebook     Su twitter
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Il Concerto Party o, se preferite, il party concerto

Si tratta di una manifestazione organizzata dagli alti vertici della Fiat per l’inaugurazione dell’Auditorium del Lingotto.
La famiglia più potente e famosa d’Italia è stata lo sponsor della riconversione della vecchia fabbrica. Trattasi in realtà di uno sponsor anomalo in quanto, per le opere eseguite, non ha versato un sol centesimo. Alcune male lingue, dicono che, addirittura, di milioni ne abbia incassati a bizzeffe, ma queste sono solo dicerie.
Per la cronaca siamo nel 1994 e la trasformazione del vecchio stabilimento è stato realizzato da Renzo Piano.
Il programma della manifestazione prevede che l’incontro avvenga all’interno dell’Auditorium, dove l’Avvocato per antonomasia illustrerà le finalità delle opere eseguite.
Seguirà un concerto di musica Sinfonica.
La serata si concluderà con un buffet offerto dall’organizzazione nel salone d’ingresso del teatro.
Gli inviti sono riservati al top management del mondo del lavoro piemontese più le solite personalità cittadine: Sindaco, vice sindaco, prefetto, questore, vescovo e pochi, …. scusate, tanti altri.
La domanda che, a questo punto, il lettore si pone è:
Ma tu Vittorio che c’entri in tale contesto? Mica sei un Top manager né un notabile? Quindi tutto quello che dirai è un sentito dire privo di importanza.
Niente di più falso perché io quella sera al party-concerto ci sono.
D’accordo che il biglietto d’invito mi è stato consegnato solo per una serie di cause fortuite; ricordo che il Presidente della mia azienda aveva rifiutato di partecipare per non essere stato incluso nella lista dei conferenzieri, il vicepresidente si era defilato dicendo che i “Vice” , in quanto tali, non sono mai graditi nelle manifestazioni importanti. Il Direttore Generale aveva addotto emergenze di lavoro che richiedevano la sua presenza, in realtà doveva gareggiare ai campionati Piemontesi di Golf. Questo fatidico biglietto è passato quindi per parecchi giorni di mano in mano fino a quando il mio capo diretto lo porge a me, con queste parole:
“Vittorio, non ti ho mai imposto niente ma, questa volta, ti do un incarico che non puoi rifiutare, ……… , spero, in futuro che tu possa perdonarmi”.
Sorride mentre pronuncia queste parole, penso subito che voglia adeguarsi al mio stile sempre basato, allora come adesso, sull’ironia.
Ho scoperto a mie spese che non era una battuta.
E siamo arrivata alla famosa serata. Il mio posto è nella quindicesima fila.
Mi guardo intorno, non conosco nessuno. Cerco di attaccare discorso col mio vicino di destra, questi si limita a scrutarmi ma non mi risponde. Mi rivolgo allora al mio vicino di sinistra e questi neppure mi guarda.
Non mi resta che leggere e rileggere l’ordine del giorno della manifestazione. Alla decima rilettura (quando sono sotto stress non sono molto intuitivo) la mia attenzione viene carpita dal programma del concerto, saranno trasmessi brani di Petrassi e Dalla Piccola. Io sono un appassionato di tutta la musica, classica compresa. Però il mio livello di gradimento spazia dal Barocco a Brahms. Da Mahler in poi ho delle lacune vistose di apprendimento e conseguentemente di gradimento.
La musica dodecafonica ( detta anche dodistomaco) mi ha solo sfiorato in gioventù ma, tanto incise sulla mia sensibilità, che mi estraniai dall’ascolto di ogni forma sonora per almeno un decennio.
Petrassi e Dalla Piccola appartengono a questa corrente artistica.
Dopo un’attesa che mi pare eterna si illumina il palco dove un oratore fa il solito discorso di prammatica e cioè ringrazia i presenti, spiega le finalità dell’incontro ed infine ci dice che le opere realizzate saranno descritte direttamente da Lui, il Presidente, l’Avvocato insomma, il vero ed unico Sovrano della nostra nazione.
La conferenza consiste in quaranta minuti di elogi sperticati ad un solo grande artefice di tutta l’opera, ovviamente a sé stesso medesimo. Applausi scroscianti ad ogni piccola pausa del discorso.
Ovviamente ovazione finale come se avessimo appena ascoltato il “Nessun dorma” di Pavarotti.
Finiti gli applausi sale sul palco l’oratore che aveva aperto la serata, annuncia l’inizio del concerto e presenta il primo brano.
Si tratta di “Invenzione Concertata” Sinfonia di Goffredo Petrassi.
Così ci spiega l’opera (cito solo un brano):

“... Capolavoro ambizioso che alterna costruzioni altamente razionali a scenari amorfi e sgretolati per poi diluire ulteriormente le spigolosità del minimalismo…………”

Tutto chiaro? Naturalmente no. Questa incomprensibilità è ciò che si è prefissato l’oratore, in tal modo è sicuro che nessuno intervenga con domande tendenziose a cui sarebbe difficile replicare.

Sale sul Podio il Maestro, inizia a gesticolare, penso sia una specie di ginnastica per scaldare i muscoli, gli orchestrali infatti non ne seguono i movimenti ma a loro volta si dedicano all’intonazione degli strumenti. Il soprano (unica voce dell’orchestra) si esercita nei gorgheggi. Dopo dieci minuti comincio a pensare che gli strumenti e le voci dovrebbero essere più che pronti al cimento, valutazione errata perché la tortura per le mie orecchie continua per altri lunghissimi, interminabili minuti.
Finalmente capisco, nessun solfeggio preparatorio, nessuna prova strumenti, davanti ai miei occhi ed alle mie orecchie l’orchestra sta eseguendo la sinfonia annunciata. Non posso non pensare al film “Vacanze Intelligenti” , in cui Alberto Sordi, fruttarolo romano è costretto dai figli intellettuali ad assistere con la moglie (fruttarola pure lei) ad un concerto di Schonberg, (non a caso capostipite dei dodecafonici).
Comunque come ogni cosa terrena anche questa tortura ha un inizio ed una fine per cui quando la claque inizia l’applauso (ovviamente nessuno dei presenti avrebbe capito quando sarebbe dovuto scattare il battimani), tutti la seguono. Noto che nessuno esagera comunque, il rischio che scatti il Bis spaventa tutti.
Recuperate le energie, più da parte del pubblico che dell’orchestra, l’oratore annuncia il secondo brano :
“ La Tartiniana” di Luigi Dalla Piccola. Cosa sia la Tartiniana ancor oggi mi è oscuro, ( su Wikipedia è definita come una sinfonia di Dalla Piccola, c’è da morire dal ridere) comunque la presentazione dell’opera è del tutto simile alla precedente per il fatto che il discorso resta sempre un mistero incomprensibile :

“……. il solfeggio ipnotico cresce in progressione per volute rarefatte e, attraverso una suspense soprannaturale si distende in sensazioni sempre più complesse per spegnersi in quiete celestiale screziata da un meccanismo ad orologeria……. ”

Dopo un’altra mezz’ora di indicibile sofferenza anche questa Sinfonia termina. Sempre per non incorrere nel rischio di doverci sorbire un Bis, gli applausi sono ancora più contenuti, circa trenta secondi ai termine dei quali il pubblico è già in piedi.
Quando l’oratore annuncia che il concerto è finito ed invita il pubblico ad avviarsi nell’anticamera del teatro per il rinfresco, all’interno dell’Auditorium siamo rimasti in non più di dieci uditori sfiniti.
Nell’attimo in cui esco dalla Sala si presenta ai miei occhi una scena apocalittica.
Sugli assalti ai buffet si sono scritti interi trattati, quindi è difficile essere originali e riuscire a stupire..
È noto a tutti come la caccia alla tartina faccia perdere dignità anche alle persone più nobili.
Quello a cui assisto oggi supera, vi assicuro, ogni possibile immaginazione.
Il tavolo è lunghissimo, almeno 100 metri. Ci saranno dai 30 ai 40 camerieri che sarebbero in grado di sfamare i terremotati di uno dei tanti sismi che devastano l’Italia, ma sono ben presto sopraffatti dall’orda di famelici lupi. Uomini e donne combattano alla pari senza esclusioni di colpi. I camerieri vengono circondati e allontanati dal loro posto di lavoro, per fortuna sono dei seri professionisti e, grazie alla grande esperienza maturata in anni di battaglie simili, riescono a recuperare il banco di distribuzione. Guidati dallo chef perforano lo schieramento nemico usando la tecnica della falange romana.
Dalla ressa emerge un poveraccio con la camicia aperta sul petto per aver perso i bottoni a causa dello schiacciamento della folla, egli mostra trionfante un piattino di plastica pieno di cibo, in realtà non si riesce a capire di che cosa si tratti perché il tutto è stato compattato dalla calca umana e i vari assaggini si sono ridotti ad una specie di purea multicolore.
Abiti sporchi di cibo, camicie strappate, chiome scarmigliate, scarpe e borse smarrite, signore inzuppate di spumante, altre piangenti, gente che sviene, che impreca, che bestemmia, dopobarba, profumi, deodoranti e sudore si mescolano formando una miscela mortale di gas nervino.
Naturalmente non mancano le liti:
“Mi scusi la tartina è mia, me l’ha strappata dalle mani”
“Ho impiegato un quarto d’ora per afferrarla ed adesso dovrei darla a lei? Ma mi faccia il piacere”
È entusiasmante scoprire la capacità di adattamento dell’uomo, i sopravvissuti alla ferocia delle aggressioni al banco del buffet si trovano con un piatto in una mano ed un bicchiere di spumantino nell’altra senza la possibilità di trovare un piano d’appoggio; i meno fantasiosi prima vuotano il bicchiere e poi si concentrano sul piattino, altri infilano il bicchiere nella tasca della giacca, le signore nelle scollature, (potete immaginare quali rischi comporti simile scelta) . Un invitato, per un colpo ricevuto, si ritrova lo spumante nel piattino, non si scoraggia e si mette a sorseggiare la miscela con una cannuccia sbucata non si sa da dove; dall’espressioni di compiacimento concludo che gradisca il tutto. Resta da dire delle posate, chi non ha l’accortezza di metterle in tasca sicuramente è destinato a perderle nella via del ritorno, non è in frequente vedere il ricorso all’uso delle mani, uno di questi vedendo la mia faccia sorpresa si è giustificando dicendo:
“Sono arabo, più propriamente berbero, esattamente come Zinadine Zidane, qualcosa da ridire? ”
“No, no, faccia pure, per me può usare anche i piedi”
Resta da dire di me, finora mi sono presentato come un vero signore che non si abbassa a questi livelli poco dignitosi. In realtà ho provato ad avvicinarmi al banco, una prima volta dopo 20 minuti dall’apertura del buffet, ma sono stato respinto violentemente, al secondo tentativo ho raggiunto il banco di distribuzione ma davanti a me il tavolo era già desolatamente vuoto. Mi sono lasciato sfuggire un’espressione nel mio dialetto preferito ( il ferrarese) :
“Maiàl, ach raza ad busgat!! ”
che tradotto, in maniera non letterale, significa :
“Accipicchia che persone vivaci partecipano a questo party”
Mi allontano affamato e deluso dal banco quando vengo raggiunto da un cameriere dal volto intelligente e leale che mi porge le posate ed un piatto pieno di ogni ben di dio, sussurrandomi:
“A sòn anca mì un fràres, stior chi iè propria di maiai, i duvrìa star int n’aldàmar”
che tradotto, sempre non letteralmente, significa:
“Sono ferrarese anch’io, capisco il suo disappunto ma le assicuro che sono tutte persone garbate ed educate”
Accomiatandosi per riprendere il suo posto al banco mi dice:
“Quando ha finito venga da me che le do un bicchiere di Dom Perignon, mica quel frizzantino acido che abbiamo distribuito finora”
È stata una prova dura ma tutto sommato sono ancora vivo.
A casa ho comunque cenato.
Il giorno dopo mando a fanculo il mio capo, lui sorride pensando che mi stia esprimendo in maniera ironica , invece sono serio, molto serio.

 




13 commenti:

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  • mariella mulas il 06/10/2009 14:35     [segnala un abuso]
    Ah! meravigliosi cinque minuti di sana godibile lettura... Brano autobiografico, in particolare ricco dei misfatti comportamentali diffronte a un buffet... Ma ciò che colgo con grande simpatia è la solidarietà ferrarese che riesce a rendere umano e saggio anche quell'attimo che hai vissuto! Complimenti per la vitalità che sai trasmettere.
    Ciao.
  • Giuseppe Bellanca il 15/09/2009 12:31     [segnala un abuso]
    Bhè io che vivo a Torino capisco perfettamente come puoi essere rimasto allibito davanti alla marasma di invitati che si accavallavano l'uno sul'altro, ma a Torino per fortuna ci sono anche i buffet più tranquilli... Piacevole racconto con molta ironia soprattutto nel concerto ahahaha.
    P. S. ci sono anche i buffet della Juve fatti invitare... ciao.
  • fornasini vittorio il 13/09/2009 17:47     [segnala un abuso]
    x Ivan
    In realtà un buffet costa un terzo di un pranzo tradizionale. Business is business
  • Ivan Bui il 13/09/2009 17:43     [segnala un abuso]
    Leggo molti autori maschi, controlla i miei utenti amici e i commenti, troverai conferme. Di solito utilizzo poche parole per esprimere i miei "giudizi" proprio per non impegnare i tuoi pomeriggi. Ciao. È sempre un piacere.
    PS. Mi sembrava di aver apprezzato... se mi sono espresso male, lo ripeto, il racconto mi é piaciuto molto.
    PS/2 In quanto al Milan sono in silenzio stampa e in merito al buffet, si vede che non tutti lo trovano aberrante.
  • fornasini vittorio il 13/09/2009 17:29     [segnala un abuso]
    x Ivan
    Caro Ivan quale onore avere la tua attenzione. Sapendo come difficilmente ti dedichi alla lettura di autori maschi mi sento veramente gratificato.
    N. B. Va rivelato che comunque cogli l'occasione che ti ho offerto per agganciare Lisa, Cate, e Nadia. Meno male che erano solo tre le fanciulle, altrimenti avremmo passato il pomeriggio a leggere il tuo commento.
    Devo però anche dire che io scrivo solo per un'elite di persone intelligenti (... capisco che scorrendo l'elenco dei commentatori hai qualche dubbio al riguardo, ma ti pregherei di evitare polemiche in tal senso), per cui anche tu acquisti punti leggendomi.
    Una considerazione: visto che tutti, ma proprio tutti sono d'accordo che partecipare ai buffet è un'esperienza aberrante mi chiedo come mai continuano a farli?
    x Angelica
    Non conosco il sardo ma posso dire che quanto a trivialità e volgarità il ferrarese è primo nel mondo.
    L'ironia dovrebbe essere la conseguenza di uno stato d'animo gioioso. Nel mio caso di gioioso non c'è rimasto neppure lo Sport (vedi il povero Milan) per cui devi apprezzare i miei sforzi di fare sorridere.
  • angelica ange il 13/09/2009 16:48     [segnala un abuso]
    Vittori, come al solito con i tuoi racconti riesci a far scorrere davanti a me le immagini da te disegnate...
    Anche perché , chi non hai mai assistito a questa rincorsa al cibo.. per come sono fatta io non riuscirei neanche ad avvicinarmi, ho serie difficoltà...
    Ecco perché di solo vado ai buffet che ho già mangiato, così non rischio di morire dalla fame.
    Le tue frasi in ferrarese gli ho tradotti in sardo... senza dubbio molto poco signorile...
    tu invece nelle tue traduzioni, sei stato proprio un signore come del resto per l'intera serata del concerto party, mi spiace che neanche la musica abbia stemperato la noia... dovevano essere veramente pesanti, visto la tua passione per la musica classica.
    Complimenti sai sempre descrivere molto bene con un tocco di ironico sarcasmo che non guasta... anzi.
    Ciao Vittorio
    Angelica
  • Ivan Bui il 13/09/2009 12:03     [segnala un abuso]
    ... la vena é tipicamente ferrarese, anche se manca quel che di ermetismo (niente a che fare con il buon Trismegisto)che solo chi vive la nebbia con continuità mantiene intatto, poco male, tu sopperisci al tutto con la tua solita arguzia (e molto altro). Hai descritto una situazione, anche se portata al paradosso, assolutamente reale, ne sono testimone. Ho avuto innumerevoli esperienze di questo tipo. Niente come un buffet trasforma le persone e le mostra nello loro indole vera. Bravissimo (vedo che ti sei messo a curare i particolari).
    x Lisa: se vuoi la traduzione vera, basta che me lo dica...
    x Caterina: at drovi al dialet come una ad Frara, una specie dio de vulgaris eloquentia, sat vo, ad dagh qualca lezion.
    x nadia: é un piacere incontrarti, ho scoperto che frequentiamo gli stessi... salotti.
  • fornasini vittorio il 08/09/2009 21:38     [segnala un abuso]
    x Lisa
    Hai colto nel segno, Lisa. La traduzione stempera la volgarità di espressioni in dialetto. Per i ferraresi, abituati a dire tre bestemmie e una parola, le mie frasi sarebbero ritenute espressioni da collegio delle Orsoline. Voi "foresti" le etichetterreste come espressioni da trivio.
    Tutte le prime parti dei miei racconti sono meno divertenti del finale, c'è una logica in questa escalation.; hai presente le Barzellette, per tot minuti ascolti discorsi assolutamente seri mentre l'ultima battuta ti fa ridere.
    Lieto di averti divertita. Ho informato il mio mentore che ho deciso di non scrivere più. Mi sono reso conto di avere esaurito le mie forme espressive. Comincio a ripetermi, solo tu, Cate Cate e Nelida (Nadia deve avere sbagliato racconto) mi leggete. Per uno come me che riteneva, di essere il nuovo Oscar Wilde, ammetterai che questo scarso interesse è la testimonianza di un insuccesso.
  • lisa dansalvarea il 08/09/2009 18:45     [segnala un abuso]
    A parte le traduzioni che non credo siano così fedelmente riportate, il resto è meraviglioso. Scritto benissimo con padronanza di fusione tra il benpensante e il rustico. Un po' blanda la prima parte, ma efficace per presentare l'ambiente e l'atmosfera, esilarante il crescente ritmo ironico della seconda, un modo per tenere incollato il lettore al racconto fino alla fine... è come dire "se hai pazienza alla fine ti farai un mucchio di risate...!!!" E con i tuoi racconti questi finali sono sempre assicurati.
    Bravissimo un bacio.
    Lisa
  • fornasini vittorio il 08/09/2009 17:37     [segnala un abuso]
    x Nadia
    L'istinto primordiale della lotta per il cibo riunisce razze, etnie, ceti, popoli. La lotta per la conquista del cibo è la più cruenta.
    Per quanto riguarda il concerto ritengo che quando l'intelletto sopravanza la fantasia l'arte diventa un messaggio per pochi. Chi ha studiato e vissuto di musica certamente andrà in visibilio per Schonberg, ma noi poveri ignoranti?
  • fornasini vittorio il 08/09/2009 17:31     [segnala un abuso]
    x Cate
    l'impurtant l'è c'al racont at sia piasest. I bufé i me sempar sta sui bal. Solament na volta as sen truvà in zinch (5) ad un tavul par 100 parson. Aven magna e best com i ver.
  • il 08/09/2009 17:16     [segnala un abuso]
    Spassosissimo questo racconto, Una serataccia iniziata male e finita peggio. Divertentissima la parte del buffet.. sembra la calca della mensa dei poveri
  • il 08/09/2009 16:21     [segnala un abuso]
    A gò pensà e am son dita che un cùment in fràres agl'èra l'idèal...
    Alòra: sgònd a mì, la prima part dal tò racònt l'è un pùchin lenta... un pòc psòta, ma sempàr scrìta bèn! Quand at tàchi a ciàcarar dal buffet alòra andèn mèi!! A me piasù purasà la descriziòn dlà zènt clà s'buta sul tàul par magnar una tartina e a pàr che in cà da lòr in magna mai nient!! Ma la part più bèla l'è quand at tiri fòra al fràres cl'è in tì!! Tiè stà pròpria fòrt! Adèss a spèr che Ivan quànd al lezarà stàl cùment an digha brìsa c'à iò fat tròp eròr... Al n'è mina fazil scrìvar in diàlett!!!



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citazioni di Emil Cioranhanno detto...

La coscienza è molto più che la spina, è il pugnale nella carne.

Emil Cioran

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