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Il suono

A volte sono fortunato, mi capita di poter terminare un lavoro restando a casa, nel piccolo studio che io e mia moglie ci dividiamo. Se è la stagione giusta - primavera inoltrata è l'ideale: promesse e intuizioni vanno sviluppate rapidamente, perché diano i frutti sperati nel corso della stagione ancora tutta da giocare - accendo il computer, apro le finestre... perché entri aria e luce, certo, ma verso metà mattina il poco traffico si annulla, regna il silenzio, mentre lavoro quasi inconsciamente tendo l'orecchio... e quando sono davvero fortunato... eccolo, portato da un improvviso mutare di vento: IL SUONO. Viene dalla pianura, sembra permeare l'aria senza una provenienza certa... ad Ulisse doveva fare lo stesso effetto il canto delle sirene: e quando posso, in venti minuti sono al largo tornante sud, quello che lambisce Fiorano. Di solito c'è già un po' di gente, le dita intrecciate alla rete metallica, lo sguardo concentrato, le orecchie tese: gli aficionados riconoscono il pilota dal canto, c'è chi annuisce gravemente, chi scuote la testa, qualcuno urla in un cellulare in qualche lingua incomprensibile, lo stacca dall'orecchio e lo rivolge verso la pista, proprio mentre il suono aumenta esponenzialmente di volume, reso lacerante dall'effetto Doppler... I dodici cilindri erano fantastici, prima ancora di vederla eri già stravolto da un rumore che non assomigliava a nulla, poteva solo far temere uno sconosciuto incombente fenomeno naturale, veniva spontaneo abbassare la testa... poi spuntava: troppo veloce, troppo bassa, troppo nervosamente schiacciata all'asfalto, usciva secca dall'ultima semicurva e il rumore esplodeva, riempiva per un istante le orecchie prima della staccata che sembrava ignorare le leggi della fisica, inchiodando in un secondo la macchina nell'improvviso, sbalorditivo silenzio... e ti trovavi come sospeso: tutto sembrava perduto, fulmineamente ne eri certo: "non ce la farà mai a girare, sto per esser testimone di una tragedia"... Qualche centesimo, forse un decimo di secondo si dilatava in modo irreale, quasi ti sollevava da terra in un totale spaventoso silenzio, per sciogliersi subito dopo: come per magia quel demone iniziava a percorrere la curva, giustificandone con la sua presenza la traiettoria, la pendenza, l'esistenza stessa... emettendo un brontolio sordo, una specie di cavernoso, metallico risucchio girava su stesso fino a inquadrarti frontalmente per un attimo con l'oscuro indecifrabile occhio della visiera del pilota, come un felino che individua la preda per poi distogliersene e, benevolmente, mostrarsi di profilo, a pochi metri da te, con l'esibizionismo di chi sa di essere unico... e proprio in quell'istante, il suono riesplodeva, rabbioso, travolgente, squassante, impossibile... e il demone scompariva davanti al suo urlo, irreale.

 

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