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Evocazione Oscura

Se da Roma si prende a nord la via Cassia, si entra in quella zona del Lazio chiamata Tuscia, abitata anticamente dagli Etruschi. Qui domina il tufo, un tipo di roccia vulcanica che da queste parti ha un colore rossiccio e caratterizza tutta la regione.
Arrivati a circa trentacinque chilometri da Roma, svoltando verso Mazzano, si entra nella valle del Treja. Si prosegue verso Calcata - arroccata sopra ripide rocce spunta tra la fitta vegetazione che ricopre la vallata circostante. Oltrepassata, si continua sulla strada per Faleria. A un certo punto, a sinistra, prima di arrivare al paese si nota una stradina terrosa, che imbocca in un tunnel scavato nel tufo. Dopo averlo attraversato, ci si trova su una via che percorre un corso d'acqua tra pareti rocciose, fino ad arrivare alla città morta di Sulfuria, abbarbicata su una roccia a strapiombo sul fiume.
È un borgo diroccato dall'aspetto medievale. Le sue origini sono antiche e misteriose. Sicuramente fu un insediamento etrusco: sulla sponda opposta al borgo, divisa dal fiume, ci sono i resti di tumuli di questo antico popolo.
La città - come si è detto - si trova su una roccia tufacea. Sulla parte più alta c'è il castello degli Anguillara, con un ponte che domina su una cascata e unisce le due sponde, tra le quali scorre l'affluente del Treja.
Gli edifici ormai sono in rovina ma non ruderi, mantengono il loro aspetto originale e molti tetti sono quasi integri. Tutto è costruito in blocchi di tufo. Le case sono piccole e si ammassano in modo orizzontale fino al castello. C'è un campanile che spunta quasi intatto dalla chiesa che ormai è crollata: è l'edificio più disastrato del paese; nel suo sottosuolo si trovano antiche cripte e sotterranei. Il campanile termina con una cuspide di tufo anch'essa. Sotto ci sono le finestre ad arco a tutto sesto dalle quali non suona più nessuna campana. Il castello, invece, mantiene la sua imponenza accresciuta anche dallo stato di abbandono. Ha pianta quadrangolare, con quattro torri agli angoli, tra cui il mastio dalla forma irregolare, pentagonale; le altre torri sono a pianta quadrata. Molti merli sono crollati. L'entrata è situata alla base del mastio, con lo stemma dei nobili Anguillara raffigurante le due anguille incrociate che domina sopra l'antico portone. Vi si arriva dal ponte, che forma un arco sopra la cascata.
Sul declino di Sulfuria, si dice, come è successo per altri antichi borghi di questa parte del Lazio, arroccati sul tufo, che sia stata abbandonata dagli abitanti per via delle frequenti frane. Ma c'è una versione poco conosciuta, che narra una vicenda accaduta i primi anni del diciannovesimo secolo.
All'epoca, la cittadina era abitata ma non certo fiorente. Nel castello viveva l'ultimo discendente della famiglia Anguillara, il conte Damiano. Aveva ventotto anni ed era di bell'aspetto, con il volto pallido, i lineamenti marcati, gli occhi infossati verdi e i capelli neri lunghi; la voce era cupa e il fisico magro. Nell'insieme la sua figura dava una sensazione tetra. Quando aveva ventun anni, il padre, Giacomo Anguillara, si suicidò impiccandosi al ramo di un albero. Ciò segnò il ragazzo, che cominciò ad accusare i primi sintomi di ansia e malinconia. L'anno dopo, la madre, Marilena Orsini, cadde nel fiume per cause accidentali e morì trascinata dalla corrente. In quel periodo risale il ricovero di Damiano nel manicomio di Roma, in via della Lungara, che durò circa un anno. Da allora viveva chiuso nel suo castello con pochi domestici, leggendo libri di magia e ricercando strane formule. Nel periodo di delirio acuto, credeva che una popolana sua coetanea di nome Federica Dali, fosse una strega; che, con le sue arti magiche, l'avesse stregato e fatto impazzire rendendolo suo zimbello: gli parlava nella mente e influiva negativamente sul suo corpo. Dopo la remissione della malattia, tornato al castello, fu preso da una forte fobia verso quella ragazza: dalla pelle ambrata, gli occhi e i capelli neri; solitamente vestiva di nero e indossava due grossi orecchini d'oro a forma di anello.

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6 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 03/05/2012 19:27
    Beh, Leonardo è il secondo racconto tuo che leggo e mi ha affascinato anche questo. Hai un dono speciale nella narrazione. Complimenti!

6 commenti:

  • Leonardo Vannimartini il 05/05/2012 14:07
    Se ti va di leggere anche gli altri miei racconti, Mattia e chiunque altro, e mi dai un parere son ben contento...
  • Leonardo Vannimartini il 04/04/2012 14:51
    Grazie, anonima, ho già snellito molto e ricorretto più volte dalla prima stesura, essendo il primo racconto che ho scritto... per adesso credo che vada bene cosi
  • Anonimo il 04/04/2012 14:30
    Materiale molto interessante per questo genere di racconti! L'ho letto con piacere. Se accetti un mio modestissimo consiglio ( non sono niente in proposito... solo come lettrice ti parlo): rileggi per snellire il tutto togliendo ripetizioni dei soggetti ed altri momenti non necessari al contesto. Bravo Leonardo!
  • Leonardo Vannimartini il 06/05/2011 15:22
    Grazie Suzanne.
    Ho ricorretto la parte che parla del libro magico trasferendola al passato...
  • Anonimo il 05/05/2011 19:46
    Bel racconto, molto interessante. Bravo

    Suz
  • Anonimo il 29/09/2009 20:07
    piaciuto molto letto d'un fiato