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In fuga

E'una soleggiata domenica autunnale e nell'intento di cercare una via di fuga dalla noia, dalla monotonia del vivere, dalla mesta appiccicosa solitudine mi sono ritirato su di un'altura coi miei pensieri.
Dall'altezza in cui mi trovo medito e scruto l'orizzonte, a mille metri si respira tutt'altra aria, un'aere fresca, frizzantina a tratti pungente in soffi inebrianti di vento.
Quasi soffocante talvolta quella del piattume, del grigiume che inalo solitamente ai 350 piedi d'altitudine, quota alla quale spendo oramai da 22 anni i miei giorni, a volte come se fosse un triste sopravvivere.
Arrivato in cima al crinale mi isso su di una roccia e me ne sto accovacciato su di essa, spalanco le pupille e guardo a 360° il panorama circostante, la vallata sottostante, i paesini, l'appennino in lontananza. Il sole in fase calante mano a mano sta scemando e a tratti fa capolino da dietro qualche nube passeggera.
Stretto nel mio giubbotto di pelle nero come la melanconia e l'inquietudine che accompagnano scorci delle mie giornate mi riparo dalle folate del vento, diventato sempre più gelido.
Ne ascolto il sibilo che m'attraversa l'udito, il suo stormire fra le fronde dei faggi e l'eco in lontananza dei campanacci delle vacche al pascolo, che brucano assieme alla mia mente steli di pensieri.
Mi guardo attorno e assaporo pacifica tranquillità, immerso nella natura, lontano da tutto e tutti, in simbiosi con il verde e la silente quiete.
Sorseggio una gustosa birra pattona da 50cl e addento un panino con del buon salame nostrale, poi per smorzare un po' il silenzio che m'avvolge lancio un poetico, raffinato, poderoso rutto liberatorio, come per dire "cazzo ci sono anche io e sono ancora vivo."
Il rabbrividire è in crescendo, il vento m'alita in faccia con freddezza, le mani sono algide e intorpidite, però me ne resto ancora un po' quì, fisso a guardare con fare contemplativo il sole, che rosseggiante s'inabissa alle spalle della dorsale Umbro-marchigiana.
Già la rubiconda sfera è eclissata, s'è fatta l'ora di rincasare.
Immerso in questa fredda e selvaggia atmosfera crepuscolare butto giù l'ultimo goccio di birra e m'avvio al mio bolide, il fedele pandino jolly, vecchio compagno di scorribande stradali, affrettando il passo nel discendere il sentiero poichè la notte mi stava precedendo.
Una fuga di qualche ora per evadere, estraniarmi da ciò che mi circonda costantemente, in cui eravamo soltanto io e me stesso, soli e stretti in questo fragile corpo che non vuol più scappare, ma vivere fino in fondo, respirando a pieni polmoni la gioia e il sapor dell'esser vivi.

 

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3 commenti:

  • Free Spirit il 06/10/2009 13:49
    Gazie per essere passati ciao
  • Anonimo il 05/10/2009 13:35
    bellissimo intenso
  • anna rita pincopallo il 05/10/2009 13:21
    condivido pienamente questo desiderio di ritrovarsi isolandosi dal quotidiano

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