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Un angelo solo per me

Come ogni notte guardavo le stelle, affacciata sul davanzale della mia finestra.
Amavo perdermi nell’immensità del cielo stellato… Mi piaceva immaginare che da qualche parte, lassù, c’era qualcuno che mi osservava e non viveva che per me. Sarebbe stato bello scoprire che qualcosa del genere fosse reale.
La luce all’interno della mia stanza era spenta, ma la luce della luna era sufficientemente chiara e limpida. Non mi spaventava essere ammantata da quella rassicurante e accogliente oscurità. Il giorno non faceva per me.
Io ero una creatura della notte.
Trassi un profondo respiro, lasciando che l’aria della notte, insieme a tutti i suoi dolci e aspri profumi entrasse dentro di me. Soffiava una fresca brezza, che mi accarezzava morbida la pelle.
Era una sensazione così bella…
All’improvviso mi misi a cavalcioni del davanzale, lasciando penzolare una gamba all’esterno e aggrappandomi alla struttura di legno della finestra. Così era molto meglio: potevo sentirmi ancora di più segreta e silenziosa complice della notte.
Dalle mie labbra socchiuse fuoriuscì una delicata nenia, che accompagnava il canto estivo dei grilli e delle cicale che popolavano il mio giardino, interrotto ogni tanto da qualche solitaria civetta.
Sarei potuta rimanere così per sempre… Con l’aria fresca che mi scivolava sulla pelle e tra i ca-pelli e la soffice luce bianca della luna che mi bagnava la pelle. Socchiusi gli occhi.
Non credo di essermi addormentata. Ma improvvisamente avevo cessato di canticchiare, e con me sembravano aver taciuto anche tutte le altre mie compagne notturne, come se qualcosa le avesse terrorizzate. Era come se riuscissi ad avvertire la loro paura. Il venticello non soffiava, e alle mie orecchie non arrivava più il debole frusciare delle foglie degli alberi.
Sembrava che il tempo si fosse fermato.
Dischiusi piano gli occhi, timorosa di trovare la luce invadente del sole ad accogliermi, come ogni mattina. Tuttavia era ancora notte, ed io mi trovavo sempre sul davanzale della finestra… Ma allora che cos’era quello strano e improvviso cambiamento di atmosfera? E perché non ne ero mini-mamente spaventata?
Come risposta alle mie domande, qualcosa si mosse all’interno della mia camera. Voltai lenta-mente il capo alla ricerca della fonte di quel rumore, ma la stanza mi sembrò improvvisamente più cupa e scura del solito, come se una greve foschia di tenebra ne avesse avvolto ogni singolo oggetto. Tremai, e non per la fresca brezza.
Mi accorsi di essere spaventata solo quando sentii scricchiolare gli infissi della finestra alla qua-le ero aggrappata, e che stavo quasi stritolando con le dita. Avevo la bocca secca e non riuscivo a parlare, e dovetti umettarmi le labbra più volte prima di riuscire a formulare qualche parola coerente. Solo che la cappa di tenebra divenne più pesante, ed io la sentii chiaramente avvicinarsi a me, lenta ma inesorabile… Avevo addirittura l’impressione di sentirne il respiro…

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7 commenti:

  • Vincenzo Capitanucci il 21/03/2010 02:01
    Splendido Giulia.. letto con un piacere immenso... più me...
  • Anonimo il 12/12/2009 16:04
    Spero tu ce ne faccia leggere altri
  • Giulia il 08/10/2009 22:23
    ahahaha xD grazie mille Rita, mi fa molto piacere che ti piaccia! mi raccomando, ora aspetto il seguito dei tuoi *__*
  • Rita Cancedda il 08/10/2009 21:33
    Giuly, è bellissimo! Non ho parole! Bravissima! Eh... se qualcuno lo leggesse (sai chi), si vergognerebbe anche di esistere, credimi!
  • Anonimo il 07/10/2009 22:47
    Incredibile l' abiltà che hai nel descrivere... bellissimo racconto
  • Giulia il 07/10/2009 20:49
    grazie mille
  • Anonimo il 07/10/2009 20:44
    Bel racconto... tenebrosamente sensuale e parla di solitudine in modo originale...
    Dani

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