C' era una volta………
Una fatina, che viveva nell' aere…….
Che aspetto pensate possa avere, una fata? La immaginate vestita di turchino, come la fatina di Pinocchio? Oppure trasparente, abbigliata di eterei veli?
Certo, esistono anche fate con quelle sembianze.
In realtà le fate assumono aspetti diversi.
Questa storia racconta la metamorfosi di una fatina.
In origine, essa aveva l'aspetto di una Scintilluce.
È difficile spiegare a degli umani cosa sia una Scintilluce.
Immaginate un bagliore, capace d' esser nel contempo lieve ed intenso. Provate a ricordare l'aspetto di una favilla sfuggita ad un fuoco acceso in una buia notte di campagna. Unite a questa l'immagine di una lucciola, sfavillante nel buio. Pensate ad entrambe le luci come se avessero l'intensità di un lampo prima del tuono……e fossero invisibili.
O meglio, visibili agli umani solo in quegli attimi in cui la mente si libera dal garbuglio di pensieri che generalmente li affliggono.
In quegli istanti è possibile percepire, con la coda dell'occhio, una sorta di breve bagliore nell'etere.
Quella che vedete è una Scintilluce, ed ognuna di esse è una fatina.
Le Scintilluce non hanno una attività precisa, salvo quella di vagare ed osservare come vanno le cose del mondo e, di tanto in tanto, compiere un piccolo prodigio per allietare l'altrui esistenza.
Dovete sapere che, un giorno, una Scintilluce particolarmente curiosa volle conoscere anche quello che succede dentro il mare.
Chiese permesso al grande mare Oceano, si rivestì di una goccia d'acqua, e si tuffò.
Che meraviglia! Là sotto scoprì un mondo fantastico, nel quale vivevano una varietà infinita di pesci, decorati con tutti i colori dell'universo! E poi c'erano boschi di coralli, foreste di poseidonie, crostacei dalle forme incredibili, conchiglie……. La piccola fata visitò tutte le acque del mondo, sempre vestita della goccia d'acqua di mare.
Un giorno sentì nascere dentro di sé la voglia di rivedere il mondo della superficie.
Desiderava però visitarlo assumendo sembianze umane.
Il problema era che non ricordava più molto bene come erano fatti, gli umani.
Quelli che riusciva a vedere dal mondo acquatico erano sempre visti dal basso, ed avevano in evidenza solo piedi e pance.
Chiese aiuto al mare Oceano ma, dapprima, anche lui fu di scarso aiuto. " Figliola," le disse con una profonda voce da saggio, gli esseri umani sono difficilissimi da capire nella loro interezza. Vi sono luoghi, che loro chiamano spiagge, dove gli umani amano immergersi nell'acqua di mare coperti solo da mutande. Ma, osservandoli dalla superficie marina, appaiono tutti senza testa! Se poi alzo le onde per osservarli meglio, loro fuggono atterriti, con certe espressioni spaventate da rendere impossibile capire come sono fatti nella realtà! Oppure salgono su delle ridicole assi e affermano di cavalcare le onde. Ed anche in quei casi non assumono un espressione più confortante! " Concluse il vecchio Re Oceano con una sorta di brontolio.
Poi restò pensoso per qualche attimo. (in realtà, secondo i criteri umani fu un tempo lunghissimo. Il fatto è che l' Oceano esiste da quando esiste il mondo, ed egli ha una concezione dello scorrere del tempo totalmente diversa da quella umana).
" Mi sovviene alla memoria " esordì il Mare " che, un po’ di tempo fa, alcuni gnomi marini alquanto burloni fecero perdere la rotta all'equipaggio di una nave carica di statue dalle sembianze umane, dirette dalla Grecia fino ad una città chiamata Roma, all'epoca capitale di uno degli imperi che, di tanto in tanto, gli umani si divertono a costruire. Io, per evitare che quello scherzo provocasse vittime tra l'equipaggio, feci arenare la barca sulla spiaggia deserta di un'isola deserta. Poi l'equipaggio si allontanò a bordo di due piccole barche a remi, e mai nessuno si è mai preoccupato di recuperare alcunché.
Col tempo, alcuni nani preposti alla demolizione degli oggetti spiaggiati e mai recuperati provvidero al disfacimento della nave, ma so per certo che le statue sono ancora tutte lì, intatte. Potresti arrivare a quella spiaggia ed assumere le sembianze di una di quelle statue, mia cara. " "Sono veramente intatte, le statue? " chiese la Scintilluce " Ma…. bè ….. siii….. più o meno ……" rispose il vecchio Re, colto in fallo, dopo aver manifestato, come suo solito, una certa spavalderia nelle affermazioni.
La Scintilluce non diede peso all' incertezza del Re. Sapeva che il vecchio era un cuor d'oro, e gli si poteva perdonare qualche piccola spacconata.
Chiese di essere accompagnata alla spiaggia. Il Re fece accomodare la piccola goccia in groppa ad un cavallone, ed in men che non si dica la nostra eroina fu trasportata fino alla riva di una remota e dimenticata isola greca.
Il cavallone le fece fare un gran balzo, perché potesse vedere bene le statue.
Queste non erano esattamente come le erano state descritte. Innanzi tutto, non tutte rappresentavano degli umani. Alcune raffiguravano dei cavalli. Altre strani mostri mezzi capre e mezzi uomini. E poi, erano tutt'altro che integre. La maggior parte di esse erano acefale (come i bagnanti descritti dall'Oceano), oppure prive di altre parti del corpo, ed inoltre tutte erano in parte o completamente sommerse dalla sabbia.
" Pazienza" pensò Scintilluce, ed iniziò la sua ricerca.
Si fece sollevare più volte dal cavallone. La prima volta vide l'effige di un atleta, dal corpo ricoperto di muscoli. " No " pensò, " questo corpo non si addice al mio animo delicato " Scartò subito le statue dei Fauni, esaminò attentamente, tentata, le raffigurazioni di alcuni Putti, quando….. meraviglia!
Vide una magnifica figura femminile, una rappresentazione di Venere. La statua aveva un viso dai lineamenti bellissimi e molto raffinati, lunghi capelli, un seno prosperoso, vita stretta e,( hem! ) uno splendido sedere al culmine di due gambe perfette!
La fatina decise all'istante che quello sarebbe stato il suo nuovo aspetto. Salutò in fretta il cavallone e si gettò sulla statua.
L' antico marmo assorbì all'istante la goccia d'acqua, e ciò che l'Uomo raffigurò inanimato si animò!
Scintilluce era molto fiera del suo aspetto. Si alzò in piedi, con curiosità e divertimento ascoltò le emozioni del suo nuovo corpo, il calore della sabbia sotto i piedi, il sospiro del vento tra i capelli, gli odori che la inebriavano, la carezza del Sole sulla pelle….
Dopo un po’ di tempo fu pervasa da una sensazione di disagio….. c'era qualcosa che non la convinceva…..
Si guardò ancora più attentamente, e poi ricordò…. anzi, le sembrava di ricordare….
Ma certo! Gli umani hanno delle curiose propaggini che fuoriescono dal busto e che chiamano …. le chiamano….. Braccia!
La statua a cui aveva dato vita era priva di braccia!
" E così le statue erano tutte intatte, vero? " Gridò, fingendosi arrabbiata, in direzione del Mare.
Quest'ultimo si ritirò, un po’ perché era l'ora della bassa marea, ed un po’ per l' imbarazzo.
Ritirandosi, gli venne un'idea. Raccolse due magnifiche e lunghe alghe dalle profondità marine.
Avevano l'aspetto di un paio di lunghi guanti di velluto un po’ bagnati. Erano cilindriche, ed all'apice ciascuna di esse aveva cinque sottili protuberanze simili a dita.
Fece avvicinare la fatina al bagnasciuga, la pregò di chinarsi fino a lambire l'acqua con i moncherini, e le applicò quelle splendide, sottili braccia.
Lei rise felice alla vista delle bellissime mani dalle lunghe dita affusolate.
Il Sole, divertito dalla scena, e commosso da quella risata simile al trillo di un campanello d'argento, regalò la sua luce a quel sorriso.
La fata venne inebriata dalla gioia, contenta delle cose prodigiose che poteva fare con le mani.
Giocò con l'acqua, lanciò sassi e legnetti, costruì un castello di sabbia. Era felice.
Passata l'euforia, si osservò con attenzione.
Il suo corpo era bianco come il marmo, ad eccezione delle braccia e delle mani, completamente verdi! Era anche freddo, privo del calore che hanno gli umani, e che le piaceva tanto.
Ricordava perfettamente che, nella razza umana, nessuno aveva quei colori. Mentre era intenta a cercare un rimedio, il suo piede sfiorò un oggetto semisepolto nella sabbia, il cui contatto le provocò una piacevolissima sensazione.
Si chinò, e raccolse uno splendido frammento di ambra abbandonato dal mare sulla spiaggia.
Restò meravigliata dalla bellezza e dal calore di quella strana pietra, poi, piena di ammirazione per il suo colore, iniziò a strofinarsi il corpo con quel sasso così come fanno gli umani con un pezzo di sapone.
In breve la sua pelle assunse il calore ed il colore dell'ambra.
La fatina fu ancora più felice, orgogliosa del suo nuovo aspetto, anche se….
Era tutta di una tinta uniforme!
Capelli, labbra, tutto in lei era ambrato!
Si guardò attorno, e vide che, non lontano dalla spiaggia, cresceva rigoglioso un bosco.
Vi entrò e, quasi subito, rinvenne a terra una castagna di un color bruno bellissimo, leggermente venata d'oro.
La colse, e portò quel colore tra i suoi capelli.
Una fragola di bosco, cresciuta lì accanto, le regalò il colore ed il profumo per le labbra.
Continuò la passeggiata, attratta dal lieve gorgoglio di un ruscello.
Trovata l'acqua, provò la voglia di berla (divenendo umana, la Scintilluce cominciava anche ad avere le necessità degli umani ).
Avvicinò il viso all'acqua, bevve ed ammirò la propria perfezione riflessa.
Perfezione? Un momento!
Gli occhi! Erano completamente bianchi! Aveva colorato le palpebre con l'ambra ma gli occhi erano ancora del colore del marmo.
Il sole era ormai al tramonto. Decise di rimandare al giorno dopo la soluzione dell'ultimo problema, e fece riposare il suo corpo.
La notte la Rugiada scese a visitare il bosco e, come sua consuetudine, attese che il Sole riempisse di calore la Terra per farsi riaccompagnare verso il Cielo.
Al risveglio la fatina trovò la Rugiada che le teneva compagnia, piena di ammirazione per la sua bellezza.
Rugiada volle fare un dono a quella perfezione.
Depositò due delle sue magiche gocce su di una verde foglia, il cui colore appariva leggermente scuro a causa della penombra in cui era immerso il sottobosco.
Esse ne presero il colore e, appena il Sole annunciò il suo ritorno inviando sulla Terra un caldo raggio, ne riflessero la luce brillando come gemme verdi.
La fata capì, ed apprezzò il dono.
Colse le due gocce di Rugiada e ne fece le pupille dei suoi occhi.
Raggiante, corse fuori dal bosco in direzione del Mare per mostrarsi al vecchio amico. Egli la abbracciò, vestendola di un abito color acquamarina. Poi le donò gioielli di corallo e conchiglia, e lei, felice, raggiunse le città degli uomini.
Dove si trova ora la fatina? non posso dirvelo con precisione.
So per certo che vive, felice, in mezzo a voi umani. Può essere chiunque.
Magari è la mamma, o quella bella signora seduta in fondo al vagone della metropolitana.
Chissà ! Provate a cercarla, ed ogni volta che incontrerete una donna bella come un'antica Dea, con la pelle color ambra, le labbra vermiglie e profumate come fragole, lo splendore del Sole racchiuso nel sorriso e gli occhi del colore del sottobosco, capaci di riflettere la luce del Sole come solo le gemme sanno fare, domandatevi:
sarà lei?