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Indimenticabile esperienza di una lezione di TaijiQuan

Lei accende lo stereo e la musica che accompagna tutte le nostre lezioni comincia a suonare, chiudo gli occhi e comincio rilassarmi, allontano e respingo tutti i pensieri che affollano la mia mente ormai stanca dopo la solita e lunga giornata lavorativa.
Mi impongo la concentrazione controllando il ritmo del mio respiro ancora affrettato perchè sviluppato nel corso degli anni da un’intensa e appassionata pratica degli stili esterni che ancora scorre dentro di me come un fiume impetuoso.

Pian piano conquisto la serenità e la quiete interiore, sulle note di quella che avverto come una dolce melodia, vengo riportata al passato come sotto l’effetto di una vecchia ninna nanna sulla quale danzano i tanti ricordi degli ultimi 19 anni.

Corpo che pensa mente che danza ripenso al titolo di quel libro che mi ha prestato il Maestro e che suona molto simile ad una frase che proprio lei ci ripete “mente che muove corpo che pensa”. Il concetto è proprio lo stesso.

Inizio lentamente la mia danza guerriera con lenti e continui movimenti cercando di controllare l’equilibrio mentre passo da una posizione all’altra spostando il peso del mio corpo diventuto ormai leggero. E mentre e con le mani scanso delle immaginarie nuvole, è come spostare un fiume di vivacissime e colorate note che davanti ai miei occhi scorrono allegramente su di un immaginario pentagramma in grado di produrre un inaspettato concerto interiore...

Avverto più di frequente un’altra musica ancora sconosciuta che viaggia attraverso il mio corpo e cercando di non perdere la concentrazione provo a rendere armoniosa questa intima melodia sforzandomi di far vibrare unitamente l’anima, il cuore e la mente che finalmente si toccano per ripetuti ma ancora incostanti attimi.
Anche stavolta infatti, inaspettatamente, il ruggito della Tigre che abita dentro di me scuote il mio corpo e per qualche minuto mi sento prigioniera del lento e silenzioso andamento Taiji ecco che inizio ad affrettare il passo...

Come stretta da invisibili e indistruttibili fili di seta la Tigre cerca inutilmente di liberarsi accellerando il ritmo della mia pratica, ma ora conosco il modo di domarla e con lunghi e controllati respiri la tramuto in un mansueto cucciolo che si accoccola pian piano nelle profondità di me stessa fino a che non cade in un lungo e profondo sonno. Questi lunghi e silenziosi attimi non sono per lei... arriverà più tardi anche il suo momento.

In gesti simili ai miei, eseguiti dai miei compagni di pratica, vengo circondata da una piacevole carica energetica e da una tanto cercata e finalmente conquistata sensazione di benessere.

Ci sfioriamo senza toccarci, solo l’aria ci separa ed i nostri movimenti, fatti all’unisono, sembrano originare una leggera brezza a cui la mia pelle reagisce con un piacevole brivido... ma la stanza è chiusa, non ci sono finestre aperte ne spifferi, quel fragile alito di vento è dentro di noi, forse siamo noi...

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3 commenti:

  • Anonimo il 23/11/2009 21:21
    Nessuno cambia nessuno, ma ci sono persone e cose in grado di cambiare la vita. Il taiji quan è una di queste cose.
    Che la tua pratica ti porti dove ancora non sai di arrivare.
  • Tiziana D'Andrea il 19/10/2009 00:02
    Grazie Fabrizio felice di esserci riuscita
  • Anonimo il 18/10/2009 21:20
    Coinvolgente. Sei stat capace di trasmettere le tue emozioni. Brava

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